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Cambio Campo - Jasenka: "Lo Slovan Bratislava non ama chiudersi in difesa. L'eliminazione della Roma nel 2011? Nessuno ci credeva in Slovacchia"

Cambio Campo - Jasenka: "Lo Slovan Bratislava non ama chiudersi in difesa. L'eliminazione della Roma nel 2011? Nessuno ci credeva in Slovacchia"
Oggi alle 07:00Cambio Campo
di Marco Campanella

Torna l'appuntamento con "Cambio Campo", la rubrica di Vocegiallorossa.it nella quale, prima di ogni partita della Roma, vi proponiamo un'intervista ad un giornalista che segue la squadra avversaria.

L’ospite di oggi è Jan Jasenka, giornalista slovacco di Šport.sk, con il quale abbiamo parlato di Roma-Slovan Bratislava.

Che tipo di squadra è lo Slovan Bratislava di Yaya Touré e quali sono i principi di gioco su cui si basa il suo calcio?
«È una squadra che punta sul dominio del gioco, sulla fisicità, sull'intensità e sulla propensione offensiva. A Yaya Touré non piace chiudersi in difesa, aspettare l'avversario e affidarsi esclusivamente alle ripartenze. Questo, almeno, è ciò che vediamo nel campionato slovacco, dove lo Slovan parte favorito nella maggior parte delle partite. In Champions League, invece, il discorso cambia, perché deve prestare molta più attenzione anche alla fase difensiva. A Parigi ha provato ad affrontare il Paris Saint-Germain a viso aperto, ma il risultato è stato un pesante 6-1. Anche Luis Enrique ha apprezzato il coraggio dello Slovan, che non si è limitato a difendersi per tutta la partita, ma questo atteggiamento è costato ai ragazzi di Bratislava una vera e propria disfatta. D'altra parte, al giorno d'oggi quasi tutte le squadre incontrano grandi difficoltà contro il PSG. Per quanto riguarda il sistema di gioco, il consueto 4-3-3 potrebbe essere messo in discussione dalle assenze di alcuni attaccanti importanti. Per questo motivo potrebbero assumere un ruolo ancora più rilevante gli esterni Suleiman Camara e Tigran Barseghjan. Sono curioso anch'io di vedere quali soluzioni sceglierà Touré e come deciderà di rimescolare le carte».

Quali sono i giocatori più rappresentativi dello Slovan Bratislava e chi potrebbe fare la differenza contro la Roma?
«Sicuramente Kenan Bajrič, difensore centrale che da anni rappresenta un punto di riferimento per la retroguardia dello Slovan. Poi ci sono Peter Pokorný e Christian Martinez, due centrocampisti difensivi instancabili, fondamentali per garantire equilibrio alla squadra. In avanti, invece, gli uomini da tenere maggiormente d'occhio sono i già citati Camara e Barseghjan. Credo che le possibilità dello Slovan di rendersi pericoloso in fase offensiva dipenderanno soprattutto dalle loro prestazioni. Un altro dubbio riguarda la scelta tra Mustafič e Rahim Ibrahim: entrambi hanno grandi qualità e, in particolare, Ibrahim è reduce da una prestazione davvero eccellente nell'ultima partita di campionato».

Quanto conta per lo Slovan Bratislava affrontare la Roma in Champions League in uno stadio prestigioso come l'Olimpico?
«È senza dubbio un appuntamento importantissimo. Per una squadra slovacca, partecipare alla Champions League non è affatto scontato. Due anni fa lo Slovan ha raggiunto questa competizione per la prima volta nella sua storia, riportando un club slovacco nella massima competizione europea dopo ben 14 anni di assenza. Per quanto riguarda lo Stadio Olimpico, credo che non servano molte presentazioni: è un impianto leggendario, ricco di storia e fascino. Inoltre, lo Slovan conserva già dei ricordi bellissimi legati a questo stadio (sorride, ndr)».

Nel 2011 lo Slovan Bratislava eliminò clamorosamente la Roma nei preliminari di Europa League. Che ricordi conserva di quella doppia sfida?
«All'epoca lavoravo come redattore sportivo da due anni, ma seguii quella partita da casa. Ricordo perfettamente che, dopo la vittoria per 1-0 dello Slovan a Bratislava, nel vecchio stadio Pasienky, eravamo tutti convinti che la Roma avesse semplicemente vissuto una giornata negativa e che avrebbe ribaltato il risultato all'Olimpico. Proprio per questo, in pochi credevano davvero nella qualificazione dello Slovan. Tuttavia, Vladimír Weiss è un allenatore capace di compiere imprese del genere e quell'eliminazione della Roma non fece altro che confermare la sua straordinaria capacità di ottenere risultati sorprendenti. Lo aveva già dimostrato con il clamoroso 5-0 del Petržalka contro il Celtic Glasgow e, successivamente, anche alla guida della Slovacchia, eliminando l'Italia ai Mondiali del 2010 in Sudafrica. Quella qualificazione contro la Roma fu il risultato di una combinazione di fattori: una squadra ben organizzata, una condizione non ottimale dei giallorossi e, naturalmente, un pizzico della magia di Vladimír Weiss (sorride, ndr)».

Come viene considerata in Slovacchia la Roma di Gian Piero Gasperini? I giallorossi sono visti come una grande favorita oppure come un'avversaria alla portata dello Slovan?
«In Slovacchia la Roma è sicuramente considerata un grande club, anche se non viene collocata sullo stesso livello di colossi come Real Madrid, Barcellona, Paris Saint-Germain o, almeno dal punto di vista storico, Manchester United. Resta comunque una società dal grandissimo prestigio, che conserva ancora oggi un seguito molto importante nel nostro Paese. Di recente Francesco Totti è stato a Bratislava e io stesso sono rimasto sorpreso dal numero di tifosi accorsi soltanto per incontrarlo. Per quanto riguarda la Roma attuale, credo che abbia compiuto enormi passi avanti e anche qui in Slovacchia riconosciamo l'ottimo lavoro che sta svolgendo Gian Piero Gasperini. Già ai tempi dell'Atalanta aveva dimostrato di saper valorizzare i calciatori e di essere capace di coinvolgerli pienamente nel proprio progetto. O quasi tutti, forse con l'eccezione di Martin Škrtel (sorride, ndr). In ogni caso, la Roma viene considerata una grande squadra ed è vista come l'assoluta favorita per questa partita, anche alla luce dei risultati ottenuti recentemente. Tra l'altro, qui in Slovacchia ha avuto una notevole risonanza anche l'ultimo risultato dei giallorossi contro il Real Madrid».