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Cambio Campo - Ancona: "L'Inter è due o tre spanne sopra alle altre, ma c'è rispetto per la Roma. Scudetto e Champions? Possibile"

Cambio Campo - Ancona: "L'Inter è due o tre spanne sopra alle altre, ma c'è rispetto per la Roma. Scudetto e Champions? Possibile"
Oggi alle 07:00Cambio Campo
di Marco Campanella

Torna l'appuntamento con "Cambio Campo", la rubrica di Vocegiallorossa.it nella quale, prima di ogni partita della Roma, vi proponiamo un'intervista ad un giornalista che segue la squadra avversaria.

L’ospite di oggi è Adriano Ancona, giornalista del Corriere dello Sport, con il quale abbiamo parlato di Roma-Inter.

Partiamo dal mercato dell’Inter: quanto si è rinforzata la squadra di Chivu? Che giudizio dai alla rosa a disposizione del tecnico nerazzurro?
«Penso che l’Inter abbia perso un po’ di tempo, considerando che lo scorso anno ha vinto il campionato con largo anticipo, addirittura ad aprile. Questo avrebbe dovuto permettere alla società di programmare con maggiore calma il mercato in vista della stagione successiva.
Invece, la tabella di marcia si è dilatata e l’Inter si è mossa un po’ più tardi del previsto. Può capitare di perdere alcuni obiettivi, come Palestra o Khalaili, e di avere qualche passaggio a vuoto nelle trattative. Il problema è che si è arrivati ad agosto inoltrato e, di fatto, con il solo Provedel come nuovo innesto.
Al di là degli arrivi di Jones, Stones e Spence, credo che la vera forza del mercato dell’Inter sia stata soprattutto la crescita dei giocatori già presenti in rosa, in particolare Diouf ed Esposito. A tutti gli effetti possono essere considerati dei nuovi acquisti, perché rappresentano quel margine di crescita che nella passata stagione non era garantito e che aveva condizionato soprattutto il reparto offensivo: tolti Lautaro e Thuram, infatti, alle loro spalle c’era una distanza importante in termini di alternative.
Il giudizio iniziale sul mercato dell’Inter è quindi positivo, ma con una distinzione: è sufficiente per vincere il campionato e confermarsi ai vertici, anche considerando quanto fatto nella scorsa stagione. Se invece l’obiettivo è compiere un ulteriore salto di qualità e alzare il livello della squadra, probabilmente qualcosa è mancato. Alla fine, però, credo si possa parlare di un mercato da 6,5-7».

Quanto pensi che l’Inter punterà sulla Champions League? Il percorso europeo potrebbe togliere energie al campionato oppure credi che la squadra abbia le risorse per competere fino in fondo su tutti i fronti?
«La Champions League aveva insegnato qualcosa l’anno scorso. L’Inter ha perso sei delle ultime sette partite giocate in Champions in assoluto. L’unica eccezione è la vittoria di Dortmund contro il Bodo/Glimt, arrivata grazie alla punizione di Dimarco, una vittoria presa nel finale. Tra l’altro, sarà una partita che si ripeterà anche in questa Champions: l’Inter andrà nuovamente a Dortmund per sfidare il Bodo/Glimt durante la fase a gironi.
L’Inter l’anno scorso, dopo le prime quattro partite, quando si è alzato il livello fondamentalmente, ha smesso di fare punti, ha accusato molto una flessione e ha patito anche squadre di caratura inferiore come il Bodo/Glimt, con quella eliminazione traumatica nei playoff che è stata un po’ una condanna per l’Inter. E quindi questo è stato il grande errore della scorsa stagione in Europa: non riuscire ad allinearsi, a dispetto di due stagioni su tre in cui si è arrivati in finale di Champions. Questo stride molto.
L’Inter deve aver assorbito la lezione e, anche se è partita con una sconfitta comunque dignitosa contro il Real, credo che stavolta si possa pensare di rimanere in corsa sia sul campionato sia sulla Champions. Ovviamente parliamo di un percorso europeo che va a puntate, a episodi, perché non si può programmare: spesso si tratta di situazioni da dentro o fuori e bisogna vedere in che stato di forma ci si arriva.
Però, per esempio, l’anno scorso l’Inter è uscita con il Bodo/Glimt perché all’andata ha preso tre gol giocando con una formazione di alternative, con pochi titolari schierati in campo, perché si pensava alla trasferta di Lecce della domenica successiva, alla possibilità di fare punti a Lecce, invece che garantirsi un ritorno dei playoff migliore in casa contro il Bodo/Glimt. Questi ragionamenti verranno un po' modificati».

L’Inter arriverà all’Olimpico con alcune assenze importanti, su tutte quella di Calhanoglu. Quanto possono pesare queste defezioni nell’economia della partita?
«Penso che Zielinski sia cresciuto molto e possa tranquillamente ricoprire il ruolo di vice Calhanoglu. È vero che Calhanoglu è stato decisivo più volte, comprese le prime partite di questa stagione, quindi guardando soprattutto il rendimento recente la sua assenza può pesare.
Tuttavia, non è più quel giocatore così facilmente sostituibile come poteva essere, ad esempio, Brozovic negli anni precedenti. Nel sistema di Inzaghi, infatti, Calhanoglu ha assunto un ruolo centrale, prendendo il posto di Brozovic nell’equilibrio tattico della squadra quattro anni fa, diventando un interprete fondamentale di un meccanismo che oggi l’Inter conosce ormai a memoria.
Non è un caso che nelle ultime due partite di campionato, pur essendosi trovata sotto di due gol, l’Inter non abbia avuto particolari sbandamenti dal punto di vista mentale e sia riuscita comunque a rimontare e vincere. Anche sotto l’aspetto della tenuta psicofisica, quindi, questa è una squadra che dimostra solidità. È chiaro, però, che sarà fondamentale avere interpreti a centrocampo in grado di essere all’altezza della situazione».

Siamo soltanto alla quinta giornata, ma Roma e Inter sono le uniche squadre a punteggio pieno e quelle che hanno mostrato il miglior calcio in questo avvio. Può già essere considerato uno scontro diretto?
«Se per “scontro diretto” si intende un big match e una partita che può valere un posto in Champions League, sì. Se invece si intende una gara già decisiva per il futuro in ottica scudetto, no. Siamo solamente alla quinta giornata e, dall’altra parte, le altre squadre non sono così lontane. Il Como, ad esempio, è lì a soli due punti di distanza, mentre anche la Lazio è a quota 10 punti e si sta rivelando una delle sorprese del campionato.
Quindi no, non può essere considerato uno scontro già decisivo per la corsa scudetto. In questo momento non può esserlo in alcun caso. Prima della partita contro il Napoli, inoltre, Chivu aveva ironizzato proprio sul concetto di “scontro diretto”, scatenando qualche polemica».

Qual è la percezione in casa Inter della Roma? I nerazzurri considerano i giallorossi una possibile candidata a lottare per le prime posizioni?
«In casa Inter sicuramente c’è rispetto per la Roma, ma non credo che attualmente venga considerata la principale rivale con cui contendersi lo scudetto. Penso che, se l’Inter riuscisse a mantenere un determinato livello di rendimento, avrebbe il potenziale per chiudere il campionato in anticipo. Molto, naturalmente, dipenderà anche dal percorso in Champions League.
Al momento, in Italia, l’Inter appare due o tre spanne superiore rispetto alle altre squadre. Inoltre, un eventuale confronto per la vetta della classifica tra Roma e Inter non si verifica da almeno dieci anni. Di conseguenza, nella percezione del tifoso interista, la Roma parte da un passo indietro se si considera questo parametro.
I giallorossi, infatti, non sono più abituati da anni a competere per lo scudetto con un’altra squadra. L’ultima volta in cui è successo risale a circa 10-12 anni fa, quando la rivale era la Juventus. Ma parliamo di una Juventus straordinaria, capace di raggiungere risultati difficilmente replicabili, come i 102 punti conquistati nel 2014. Anche in quel caso, quindi, era molto complicato pensare che la Roma potesse realmente tenerle testa».

Qual è il tuo giudizio sulla Roma di Gasperini? Quale può essere il suo obiettivo al termine della stagione?
«Il mio giudizio sulla Roma è quello di una squadra valida, che esprime un buon calcio. È evidente la mano dell’allenatore, che secondo me è uno dei pochi ad aver apportato un cambiamento nel calcio nell’ultimo decennio.
È una squadra sempre più “gasperiniana”, che arriva da oltre un anno di lavoro e che, insieme al Como, è una delle formazioni più rodate, se non si considera la stessa Inter. Ha un’identità precisa e ben delineata, ed è proprio questo il motivo per cui in questo momento appare avanti rispetto alle altre, che invece hanno cambiato da poco allenatore e iniziato un nuovo corso, un nuovo progetto. Penso al Milan con Amorim o alla stessa Juventus con Spalletti, sebbene il tecnico sia già alla guida della squadra da circa dieci mesi.
Inoltre, da gennaio 2026, la Roma può contare su un giocatore straordinario, quasi “pescato dal cilindro”, che ha cambiato i connotati della squadra. Ovviamente parlo di Malen. L’impatto avuto dall’olandese, secondo me, non ha eguali negli ultimi anni in Serie A. Lo dimostra questo inizio di campionato, nel quale si è già reso protagonista con sei gol in appena quattro giornate. La Roma può contare anche su un Dybala in una forma smagliante, sebbene l’argentino non abbia ancora trovato la via del gol.
Tuttavia, il dato che emerge è che la rosa sia leggermente corta e che, anche sotto questo punto di vista, non possa competere con l’Inter. Al momento questo aspetto forse non risalta molto, perché le partite non sono ancora così ravvicinate. Dopo la sosta, però, si giocherà praticamente ogni tre giorni.
A lungo termine questa situazione potrebbe pesare, a meno che la Roma non riesca a sopperire fino a gennaio senza infortuni e intervenga poi sul mercato di riparazione. Se si verificheranno queste condizioni e la squadra arriverà alla 20ª/21ª giornata alle spalle dell’Inter con un distacco massimo di 5-6 punti, allora potrà davvero pensare di giocarsi le proprie possibilità».