I Presidenti che hanno fatto la storia: da Antonio Scialoja al ritorno di Renato Sacerdoti

Ripercorriamo a puntate la storia dei presidenti della Roma fino ad oggi (2° puntata)
18.04.2011 08:00 di Massimiliano Spalluto  articolo letto 3253 volte
© foto di Federico Gaetano
I Presidenti che hanno fatto la storia: da Antonio Scialoja al ritorno di Renato Sacerdoti

Secondo appuntamento con la storia dell' A. S. Roma attraverso l'opera dei suoi presidenti. La breve parentesi di Antonio Scialoja; Igino Betti e l'intuizione Schaffer; l'esordiente di successo Edgardo Bazzini, campione d'Italia; gli anni difficili del dopoguerra con Pietro Baldassarre;   Pier Carlo Restagno, nel purgatorio della serie B e il ritorno immediato in serie A; il grande ritorno di Renato Sacerdoti.

 

La clamorosa fuga dei tre assi (Guaita, Scopelli e Stagnaro) si rivelò determinante alla fine del campionato 1935 – ’36, quando i giallorossi arrivarono secondi ad un solo punto dal Bologna del presidente Renato Dall’Ara. Con una rosa al completo molto probabilmente la storia avrebbe preso un’altra piega per i colori giallorossi. Il 17 novembre del 1935 la presidenza fu assunta dal conte Igino Betti, noto costruttore, che aveva ereditato una grande squadra da Sacerdoti. Per pochi mesi, dopo l’abbandono forzato di Sacerdoti, la società aveva vissuto la parentesi della presidenza di Antonio Scialoja.Durante la presidenza di Betti fu ristrutturato Campo Testaccio le cui gradinate e i settori popolari, originariamente realizzati in legno, furono ricostruiti in cemento armato. Nella stagione 1937 –’38, a seguito di un incendio a Campo Testaccio, la Roma si trasferì allo Stadio Nazionale del P. N. F. per tutte le gare interne del torneo. Nelle stagioni 1936 – ’37 e 1940 – ’41 la Roma di Betti raggiunse la finale di Coppa Italia ma dovette arrendersi entrambe le volte, rispettivamente contro il Genova e contro il Venezia. La sede societaria, inizialmente stabilita presso via Uffici del Vicario (dove il Roman F. C. aveva la sua sede fino alla fusione del 1927) fu trasferita prima a Passeggiata di Ripetta e poi in via Monterone e, nel 1937, traslocò a via del Tritone. Nel 1939 una nuova ondata di oriundi venne assoldata dalla Roma; si trattava di Spitale, Provvidente, Campilongo e, soprattutto, Miguel Angel Pantò che resterà in giallorosso per 8 stagioni; le sue reti si rivelarono fondamentali per la vittoria del primo tricolore. Il 18 settembre 1938, prima gara del campionato 1938 – ’39, fa il suo ritorno sulla sponda giallorossa Attilio Ferraris dopo gli anni di esilio nelle fila della Lazio e del Bari. Qualche errore di organizzazione e, a volte, una mancanza di stile caratterizzarono questo frangente storico della Roma. Un esempio si ebbe nel caso della rottura del rapporto con Fulvio Bernardini. Il “Professore” apprese della sua esclusione dalla rosa leggendo la decisione societaria sui giornali, dopo 11 campionati disputati con la casacca giallorossa; diventerà consigliere nella stagione 1940 –‘41. Dal 28 ottobre 1939 al 27 settembre 1940 la Roma visse un altro commissariamento ed in questo periodo Igino Betti sarà ufficialmente commissario straordinario dell’ A. S. Roma. Dagli errori, comunque, Betti imparò a saper scegliere i giocatori; con i suoi uomini riuscì a creare un legame più stretto favorendo una maggiore collaborazione a tutti i livelli societari. Nel marzo 1940 la Roma ingaggiò la “Freccia di Tirana” Naim Krieziu, futuro beniamino dei tifosi giallorossi ed il 28 maggio, dopo aver esonerato l’allenatore Guido Ara, per il nuovo mister giallorosso la scelta di Betti ricadde su Alfred Schaffer, tecnico ungherese che porterà la Roma al trionfo nel 1942. Nello stesso 1940, a giugno, la Roma disputò le ultime gare nella sua mitica “tana” di Campo Testaccio: 3-1 al Novara nell’ultima partita di un campionato in cui i giallorossi terminarono al 7° posto e Roma – Livorno 2-1 del 30 giugno, amichevole organizzata proprio per dare l’addio alla gloriosa struttura. Terminava un’era importante, quella di Campo Testaccio, quella del “…Ogni partita è 'na vittoria, ogni romano è n'bon tifoso e sà strillà…” come recitava una canzone popolare degli anni ’30 che decantava le gesta degli eroi della Roma di quegli anni. Il 10 giugno 1941 Betti cedette la guida della società a Edgardo Bazzini. Era un ex funzionario dell’Agip che si era affacciato nel mondo del calcio, Bazzini, e per questo attorno a lui vi era un certo scetticismo. Nessuno si aspettava che quell’uomo, funzionario dalle indubbie capacità ma assoluto neofita del calcio, potesse raggiungere risultati apprezzabili in un settore dove illustri presidenti, in passato, avevano raccolto poco. Il suo pragmatismo, però, fu disarmante: confermato Schaffer per la panchina, Bazzini chiese semplicemente al tecnico cosa gli occorreva per fare un campionato apprezzabile e l’ungherese gli rispose: “Datemi una mezzala e un centromediano ed io vincerò il campionato”. Arrivarono quell’estate Edmondo Mornese dal Novara, Renato Cappellini dal Napoli, Fosco Risorti dal Savoia, Cesare Benedetti e Sergio Andreoli per un totale di spesa di 384.800 Lire. Con lo spazio concesso ad Amedeo Amadei e la crescente fiducia e responsabilità conferita a Guido Masetti, che fu nominato anche responsabile del settore ragazzi, la Roma disputò un campionato da vertice come era stato promesso da Schaffer e il 14 giugno 1942 Bazzini, l’ex funzionario dell’Agip neofita del calcio, raggiunse il successo solo sfiorato e tanto agognato dai suoi predecessori: la sua Roma divenne campione d’Italia. Il 2-0 casalingo col Modena consegna il suo nome alla storia della società capitolina e del calcio italiano. Purtroppo erano anni di guerra e l’urlo di gioia dei tifosi romanisti venne soffocato dagli eventi bellici. Episodio curioso relativo a quella stagione: era la terzultima di campionato e la Roma, seconda rispetto al Torino capolista, strapazzava l’Ambrosiana – Inter per 6-0. Nella stessa giornata i granata, avanti di un punto, erano impegnati nello scontro diretto con l’altra pretendente al titolo, il Venezia nelle cui fila militava il futuro simbolo granata Valentino Mazzola. I lagunari, che giocavano sul proprio terreno, erano a tre punti dalla vetta e la sfida si concluse con la vittoria dei veneti per 3-1. In seguito a quello scontro determinante Bazzini regalò a Francesco Pernigo, centrocampista del Venezia ed autore di una doppietta in quella gara che valse alla Roma il sorpasso definitivo ai danni del Toro, un cronometro d’acciaio inossidabile. Gli anni che seguirono furono difficili e Edgardo Bazzini, presidente del primo storico scudetto, uscì di scena sostituito da Pietro Baldassarre che, nel giugno 1944, venne nominato commissario straordinario dell’ A. S. Roma ed il successivo 18 novembre ne diventò ufficialmente il presidente. Bazzini morirà nel 1969 all’età di 102 anni. In quegli stessi mesi di confusione nel 1944 Fulvio Bernardini aveva ricoperto l’incarico di presidente della FIGC. La situazione andava lentamente normalizzandosi in Italia ma per la Roma si preparavano anni veramente pesanti, quelli della ricostruzione. 1-7, 2-7, 2-6, 0-6 sono alcuni risultati che possono dar l’idea della situazione in cui versava la Roma di quegli anni, soprattutto la distanza siderale che si frapponeva fra i giallorossi e le squadre del nord. Fino al 1950 – ’51 i giallorossi non conclusero mai un campionato al di sopra del 14° posto. Il 20 giugno 1949 rilevò la società un gruppo di soci capeggiati dal senatore Pier Carlo Restagno. Nel frattempo, finita la guerra e l’assurda persecuzione nei riguardi degli appartenenti alla religione ebraica, Renato Sacerdoti rientrò nell’organigramma della società con la funzione di vicepresidente, era il 13 luglio 1949. Nell’aprile del 1951, in piena situazione di crisi, Restagno rassegnò le dimissioni da presidente del settore calcio e Sacerdoti assunse l’incarico di commissario straordinario. Retrocessa, per l’unica volta nella sua storia, nella serie cadetta al termine della stagione 1950 –’51 l’anno successivo la Roma riconquistò la massima serie risultando l’unica promossa vista la riduzione del numero delle squadre partecipanti alla serie A stabilita dalla FIGC. 22 giugno 1952: col pareggio a Verona la Roma conquistò l’unico biglietto disponibile per tornare in serie A e, pochi giorni dopo, presidente dell’ A. S. Roma diventò Romolo Vaselli. La sua presidenza durerà lo spazio di poco più di 4 mesi. Dopo il derby del 16 novembre successivo roventi polemiche da parte dei tifosi lo spingeranno a dimettersi aprendo la strada al ritorno da protagonista, alla guida della società, da parte di Renato Sacerdoti; era il 18 novembre 1952. Sono i mesi in cui nasce il calcio mercato che vide la sua prima “sede” convenzionalmente riconosciuta nell’ Hotel Gallia di Milano. La sede dell’A. S. Roma veniva trasferita intanto da via del tritone e via del Quirinale. Il 31 maggio 1953 la Roma giocò la sua prima gara allo stadio Olimpico pareggiando 0-0 con la Spal. Grandi campioni approderanno alla Roma in questi anni, un periodo che può considerarsi un vero e proprio rinascimento giallorosso dopo il periodo buio dell’immediato dopoguerra. Tra questi ricordiamo Ghiggia, Losi, Nyers, Pestrin, Nordahl ed altri grandi giocatori. Da non dimenticare Luigi Giuliano, miracolosamente scampato alla tremenda sciagura di Superga; con i giallorossi si aggiudicò la coppa delle Fiere nel 1961 e, appesi gli scarpini al chiodo, allenerà nel settore giovanile giallorosso. Sono gli anni dei primi anticipi trasmessi dalla RAI in diretta; clamoroso fu quello di San Silvestro 1955 quando la Roma sconfisse 3-2 l’Atalanta all’Olimpico che, caso unico probabilmente nella storia del campionato a girone unico, fu teatro nella stessa giornata di un’altra gara: Napoli – Fiorentina. Il campo partenopeo era squalificato e gli azzurri campani giocarono nell'impianto capitolino perdendo 4-2 con i viola. Tante situazioni particolari legate a questo periodo, tra le quali il difficile rapporto tra il presidente e alcuni allenatori, principalmente il britannico Alec Stock, esonerato dopo poche giornate e a cui Sacerdoti preferì Gunnar Nordahl nella doppia veste di calciatore – allenatore. Era il novembre 1957. È in questi anni che Giorgio Rossi, massaggiatore che diventerà un’istituzione nell’organico della Roma, farà il suo ingresso nella società giallorossa. Dopo un derby era tornato e dopo un’altra stracittadina Renato Sacerdoti fece la sua definitiva uscita dalla scena calcistica. Questa volta non si trattò di una costrizione ma di una scelta personale e Sacerdoti la prese in aperta polemica con il mondo del calcio. Questa la sua dichiarazione ufficiale: “Per noi vecchi presidenti lo sport è stato romanticismo, passione schietta e oggi non possiamo accettarlo come affare e come veicolo pubblicitario. Ben vengano gli altri presidenti, noi ce ne andiamo”. Era il 18 marzo 1958 quando rassegnò le dimissioni, restando comunque nella dirigenza giallorossa. Morirà a Roma anni dopo, nell’ottobre 1971. Grazie al suo ritorno ufficiale come massimo dirigente la Roma si riposizionò su quei livelli che non raggiungeva più dall’anno dello scudetto 1942. Miglior piazzamento durante la sua seconda presidenza il terzo posto conseguito nella stagione 1954 –’55 dietro al Milan ed all’Udinese. I friulani, in seguito, verranno retrocessi all’ultimo posto unitamente al Catania per un illecito risalente alla stagione 1952 – ’53 e, di conseguenza, scivoleranno in serie B.