Toni: "Non si è ancora capita la collocazione di Schick. Per me è una seconda punta"

21.02.2019 19:58 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    vedi letture
Toni: "Non si è ancora capita la collocazione di Schick. Per me è una seconda punta"
Vocegiallorossa.it
© foto di Federico Gaetano

Luca Toni, ex attaccante della Roma, è intervenuto ai microfoni di soccermagazine.it:

Da un paio di anni in Serie A c’è una prima punta molto promettente che però fatica ancora ad esplodere. Da ex centravanti, cosa pensi di Patrik Schick?
"Non lo vedo proprio come un centravanti da 20 o 30 gol, secondo me bisogna capire ancora quale sia la sua giusta collocazione. Io non lo conosco, però chi è vicino alla Roma mi ha detto che ha dei colpi veramente importanti, quindi lo vedrei più come seconda punta. Poi è chiaro: se nei prossimi anni diventerà più cattivo e farà più goal potrà essere una prima punta, ma se non superi minimo 20 gol nelle grandi squadre non puoi essere una prima punta".

A proposito di Roma: due anni fa Totti ha intrapreso subito la carriera dirigenziale proprio come te, anche se lo si sente parlare raramente. Secondo te, paradossalmente, nella Roma di oggi sarebbe stato più utile nello spogliatoio?
"No, penso che Totti abbia intrapreso questa carriera per cercare di diventare un dirigente importante, un dirigente della Roma dove lui ha fatto la storia e dove lui è cresciuto. Penso che abbia fatto bene, che magari era arrivato il momento di intraprendere una nuova vita. È chiaro che come per tutti i nostalgici sarebbe bello che dei campioni giocassero fino a 50 anni, però purtroppo il fisico non regge".

Negli ultimi anni molti riferimenti storici del calcio italiano hanno conosciuto addii indesiderati per diversi motivi, tra Di Natale, Del Piero e Totti, di cui abbiamo parlato prima. Secondo te le società devono essere più delicate dal punto di vista umano o comunque devono mettere in primo piano le proprie finalità?
"Io penso che per chi ha dato tanto ad una maglia sia giusto che ci sia anche un po’ di riconoscenza, dall’altra parte però non deve essere troppa riconoscenza e non va bene neanche una società che non sfrutta giocatori importanti che hanno fatto la storia della squadra, sarebbe giusto mettersi ad un tavolo e trovare una soluzione che possa andar bene a tutte e due le parti. Non lo so se è facile o difficile. È chiaro che ci sono molti presidenti e molte figure che magari hanno anche paura ad affiancarsi determinate persone perché possono portare via loro anche visibilità".