Sassuolo, Aquilani: "Si è spenta la luce, non c'è stata partita"

Sassuolo, Aquilani: "Si è spenta la luce, non c'è stata partita"Vocegiallorossa.it
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 23:23Avversario
di Mattia Costa
Il tecnico neroverde ha analizzato duramente la sconfitta dell'Olimpico, parlando di poca personalità, poco coraggio e di una situazione molto complicata.

Nel postpartita di Roma-Sassuolo, Alberto Aquilani è intervenuto ai microfoni di Sky Sport, analizzando senza giri di parole la prestazione della sua squadra e il momento difficile dei neroverdi. Queste le sue dichiarazioni:

Esposito ha parlato delle responsabilità di tutta la squadra e della necessità di dare qualcosa in più. Cosa è mancato questa sera?
"Prima sentivo che si diceva che si è spenta la luce e io credo sia quello. Oggi non c'è stata partita, quindi parlare della partita di stasera credo che sia anche riduttivo. Non c'è stata mai partita, niente. Quindi non è questa la partita sicuramente dove noi pensavamo di venire qui e vincere, però così poco, ti dirò, non me l'aspettavo. Sentivo parlare dei gol che prendiamo troppo facilmente, ma anche con la palla facciamo molto poco, sbagliamo troppo, c'è poca personalità, c'è poco coraggio, perché poi in questi stadi devi mettere un po' di coraggio, un po' di qualità, altrimenti diventa impossibile. E oggi non ho visto nulla di tutto ciò, nonostante ci siamo messi a cinque per difenderci meglio. I primi trenta minuti sembrava anche che potessimo essere un po' più ordinati. Dopo l'1-0 non c'è più nulla e questo mi dispiace, perché da come siamo partiti, anche dalle qualità che alcuni ragazzi mi hanno fatto vedere, sicuramente mi aspettavo e mi aspetto qualcosa di più sotto tanti aspetti. È la cruda realtà, ma non posso nascondermi dietro un dito, sono io il responsabile. Sebastiano dice «Siamo tutti», sì, però poi chi fa le scelte, chi allena sono io e in questo momento sto vedendo molto poco".

Perché Alberto Aquilani ha, o avrà, la forza di sfruttare la sosta di campionato per portare il Sassuolo alla salvezza?
"Perché? Perché è il mio lavoro. Perché oltre a essere un allenatore, oltre a essere un addetto ai lavori, come si dice, c'è anche la dignità nella vita. E quindi non si sfugge al problema o alle difficoltà, che sono molte. Però è un po' che parliamo, no? Stiamo parlando molto di tutto, di tutti gli aspetti di cui una partita di calcio è composta. Poi c'è bisogno di mantenere un certo livello per competere in determinati stadi, con determinati giocatori, altrimenti diventa dura".

Le sue parole fanno pensare che, prima ancora delle questioni di gioco, ci sia la necessità di riattivare la personalità di alcuni giocatori. Sarà questo il suo lavoro nei prossimi quindici giorni?
"Sì, sì, Paolo, però è un po' che parliamo sotto questo aspetto, proprio di questa fragilità mentale, di questa poca leggerezza. Quindi già stiamo lavorando noi in quest'ottica, lavorando magari anche più sulla testa che sul campo. È ovvio, è evidente che c'è un deficit da questo punto di vista, perché facciamo troppo poco sotto tutti i punti di vista. Poi questa è una squadra che per giocare un determinato calcio magari deve essere un po' più leggera e quando fai quattro, cinque sconfitte di seguito questa leggerezza anche in settimana magari ce l'hai meno. Sono tante componenti, in verità, è una situazione molto complicata, ma questo è il calcio, questo è il mio lavoro e quindi bisogna guardare in faccia la realtà e capire che bisogna fare qualcosa in più. Ma ti ripeto, gli argomenti possono essere tanti. Sicuramente non era questa la partita dove noi pensavamo di fare risultato.

Dopo questa sconfitta e un percorso così complicato, sente ancora la fiducia della società? Ha già individuato su cosa lavorare nelle prossime due settimane di sosta?
"Non lo so, ho sempre avuto, ho sempre sentito appunto questa fiducia, ma è ovvio che vengo giudicato per i risultati e quindi oggi i risultati non ci premiano, non mi premiano, quindi non lo so, in verità non lo so. Mi metto in discussione, mi metto in discussione in primis, però sicuramente c'è da parlare di parecchie cose, perché devono cambiare parecchie cose".