Il limite tra una bella squadra e una grande squadra. Dall'esaltazione alla delusione
«Non basta più illudere: ora bisogna imparare a vincere». Questo era il titolo dell'editoriale dopo la sconfitta contro il Real Madrid. Una partita analoga a quella giocata contro il Manchester United. La Roma disputa un gran primo tempo contro una squadra neanche sull'orlo della crisi, ma in piena crisi. Gli inglesi difendono male, i tifosi protestano contro la società e non c'è storia. Soulé prima e Malen dagli undici metri poi portano avanti i giallorossi di due gol. C'è anche la possibilità di segnare il terzo in più occasioni, con Malen, Soulé e Mora. Tutto bello, tutto già visto.
Proprio il già visto è il problema. Il secondo tempo è un film horror, l'ennesimo della Roma all'Old Trafford. Non c'è storia. I giallorossi subiscono un calcio di rigore. Qui il destino sembra voler dare una mano, quella di Vasquez, ai giallorossi, ma Cristante entra in area prima della battuta di Bruno Fernandes: rigore da ripetere e 1-2. Un episodio non può condizionare una partita giocata fino ad allora in quel modo. Tanto più che la fortuna dà un'altra mano alla Roma, visto che l'azione successiva alla rete si conclude con un doppio palo di Cunha. Passato lo spavento, però, la Roma non ha più le forze fisiche e mentali per fare nulla, se non difendere alla buona, nella speranza di conservare il risultato.
Qui scattano i primi campanelli d'allarme, perché è ormai abbastanza prevedibile un calo fisico della Roma dopo il rientro dall'intervallo. L'altro problema è che non sembra esserci un piano B, infortunati a parte, visto che o si interpreta la partita a 100 km/h, pressando gli avversari, oppure crolla tutto il castello. La testa spesso regge le gambe ed è evidente come, alla prima crepa, soprattutto nei big match (e tutte le partite di Champions lo sono), si apra una vera e propria frattura. Il liscio di Balerdi in occasione del 2-2 può tranquillamente essere spiegato così. Il 3-2 di Cunha è sembrato inevitabile.
La Roma è questa. Una gran bella squadra finché reggono le gambe e la testa. Appena manca l'intensità o si presenta un'avversità, si innesca un meccanismo che rende i giallorossi ancora una squadra, per certi versi, piccola. Sono ormai troppe le rimonte subite per parlare di caso o sfortuna. La Champions, soprattutto, poteva essere esaltante e si sta trasformando in una delusione.
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