Delvecchio: “Il derby che porto nel cuore è il 3-1 del 1999. Totti è stato il più grande giocatore con cui abbia mai giocato”

Delvecchio: “Il derby che porto nel cuore è il 3-1 del 1999. Totti è stato il più grande giocatore con cui abbia mai giocato”Vocegiallorossa.it
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 08:29Rassegna Stampa
di Valerio Conti
L'ex attaccante giallorosso ripercorre l’esperienza alla Roma: Mazzone, i derby vinti, le sfide con Nesta e il rapporto speciale con Totti verso lo scudetto

Marco Delvecchio ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza alla Roma. L’ex attaccante giallorosso ha parlato dell’arrivo nella Capitale con Carlo Mazzone, dei derby contro la Lazio, del duello con Alessandro Nesta e del rapporto speciale con Francesco Totti, con cui ha condiviso anni importanti e il percorso verso lo scudetto del 2001.

Ad accoglierla nella Capitale c’è Carlo Mazzone.
«Mazzone era un uomo spettacolare. Appena arrivato mi disse: “Davanti abbiamo due fenomeni, Balbo e Fonseca, e poi dietro c’è un ragazzino fortissimo che vuole giocare titolare. Tu ti ritaglierai il tuo spazio”. Quel ragazzino era Francesco. Io pensai: “E allora che sono venuto a fare?”. Poi le cose andarono diversamente».

E in quei derby c’era sempre un avversario che sembrava soffrirla più degli altri: Nesta.
«Alessandro era un difensore molto corretto e questo mi avvantaggiava. Eravamo anche simili fisicamente, nel modo di correre. Forse per quello riuscivo a metterlo in difficoltà, fino a farlo scivolare. Quando ci incontravamo in Nazionale lo prendevo spesso in giro, ma lui mi rispondeva: “Tu sei diventato famoso grazie a me”».

Di tutti i derby, ce n’è uno che porta più nel cuore?
«Quello dell’11 aprile 1999. Quel giorno andò tutto bene: vincemmo 3-1, segnai due volte io e una Francesco. Ci furono anche le magliette: la sua, “Vi ho purgato ancora”, è rimasta nella memoria perché era uno sfottò. La mia un’autocelebrazione da derby».

In fondo quella partita racconta anche un’altra storia: quella sua e di Francesco Totti.
«Francesco è stato la costante di un’intera epoca. La bandiera e l’ottavo re di Roma. Il più grande giocatore con cui abbia mai giocato. Insieme abbiamo condiviso una vita di ricordi».

Quell’intesa era stata decisiva per Capello soprattutto nell’anno dello scudetto.
«A luglio del 2000 Fabio mi chiamò e mi disse: “Quest’anno giocherò con Totti e Batistuta davanti, però tu devi farmi tutta la fascia. Solo così possiamo vincere lo scudetto”. Io accettai e lui ebbe ragione».