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Un anno dopo, una situazione uguale e diversa

Un anno dopo, una situazione uguale e diversaVocegiallorossa.it
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Oggi alle 21:00Editoriale
di Gabriele Chiocchio
fonte L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Il mancato arrivo di Crysencio Summerville a Roma ha gettato un po’ tutti nuovamente nello sconforto. Nonostante il club giallorosso avesse fatto sostanzialmente tutto il possibile per portare l’olandese nella capitale, l’imponderabile (forse…) inserimento arabo ha sparigliato la situazione, lasciando ancora Gasperini senza acquisti, oltre che senza più i giocatori che nella scorsa stagione erano in prestito e con uno solo dei tre rinnovi da fare completati. Una situazione che, come già abbiamo scritto in precedenza, disegna una Roma attualmente indebolita rispetto a due mesi fa.

Tutto è ancora possibile e non è detto che alla fine Gasperini possa essere non solo soddisfatto, ma addirittura entusiasta del lavoro di proprietà e dirigenza. Il tecnico ha parlato in una conferenza stampa che poteva far presagire tuoni e fulmini e che invece si è rivelata quasi noiosa e di scarso significato: tutto il contrario di ciò che non veniva esternato pubblicamente, ma che veniva raccontato con ragionevole certezza lo scorso anno, quando già dall’inizio il tecnico ebbe degli scontri con l’allora DS Ricky Massara. Successero anche delle cose simili, con, per esempio, la trattativa per Richard Rios non portata a termine e quella per Jadon Sancho che che ebbe lo stesso finale.

Questa volta, però, Gasperini ha intorno a sé una squadra - non quella che scende in campo, ma quella che lavora fuori - a sua immagine e somiglianza. Il DS Tony D’Amico è una sua diretta emanazione, gli intermediari hanno un ruolo importante, lo stesso che ebbero a gennaio quando contribuirono in modo importante all’aggancio di un profilo poi rivelatosi decisivo come Donyell Malen. E infatti, al momento, di lamentele grosse, come detto, non ce ne sono, anche perché esprimerle stavolta non significherebbe voler creare una separazione con elementi tecnicamente (mai umanamente) poco graditi, ma dover biasimare le persone con cui il tecnico ha scelto e ottenuto di voler lavorare.

Una differenza più formale che sostanziale, perché i fatti quelli sono e quelli restano, pur con l’enorme asterisco relativo al tempo a disposizione per rimettere a posto le cose. Tra un mese si gioca e per quel giorno qualcosa dovrà essere accaduto sia per fare in modo che Gasperini sorrida, sia perché la Roma sia pronta per affrontare le tre competizioni a cui parteciperà. Che è l’unica cosa che veramente conta.