Perrotta: "È un momento complicato. Scudetto 2010? Una ferita che non si riesce a rimarginare"

28.03.2020 18:42 di Alessandro Pau   Vedi letture
© foto di Federico Gaetano
Perrotta: "È un momento complicato. Scudetto 2010? Una ferita che non si riesce a rimarginare"

L'ex centrocampista della Roma Simone Perrotta è intervenuto ai microfoni di Roma TV per parlare del periodo di quarantena, raccontando anche degli aneddoti sul suo trascorso in giallorosso. Queste le sue parole:

Questo è un periodo difficile e complesso. Come stai vivendo questo momento?
“È un momento complicato, di sbandamento anche a livello personale. Questa negazione della libertà ti porta a interrogarti su di te, sui tuoi rapporti familiari e ti porta a fare un viaggio nei sentimenti. Vedo un lato positivo, ossia la possibilità di ritrovarsi con la propria famiglia e ritrovare quel sentimento familiare che forse in molti scordiamo. Mi auguro che da questa situazione si possa uscire come persone migliori e che non ci porti alla diffidenza nei confronti dell’altro, anche perché a questo può portarti questo virus. Noi siamo un popolo di affetto, soprattutto noi meridionali. Mi auguro che in futuro tutto questo non venga meno”.

Come è la tua giornata? In campo eri un tipo a mille all’ora
“Stranamente guardo meno televisione. Ho riscoperto i giochi di società, sto partecipando a diversi corsi e, da responsabile Junior AIC, sto lavorando online. Mi sveglio tardi, ne sto approfittando per dormire un po’, spesso faccio fatica a prendere sonno anche per tutta questa incertezza dovuta al Coronavirus. Mi alleno con i miei figli, ho la fortuna di avere un giardino grande, e passiamo due ore insieme circa a divertirci”.

Su RomaTV sta passando quello storico Roma-Inter con gol di Luca Toni. Era un bel gruppo quello, fatto di atleti e di uomini
“Non so se sia stato un bene vincere quella partita, vedendo come è andato il campionato. È una ferita che non si riesce a rimarginare. È stato un peccato non vincere quello scudetto. Eravamo una squadra di amici, ora è diverso. Il calcio è cambiato e fare paragoni è difficile. Sono cambiati i rapporti tra i calciatori, sono distratti dalle tecnologie. Prima nello spogliatoio era uno scherzo continuo, conoscevi ogni storia di un calciatore e spesso si risolvevano i problemi. Si aveva un rapporto di stima e di amicizia, ma non so se tutto questo oggi esiste. Eravamo un gruppo che rimane tutt’ora in contatto, ho compagni stranieri che sento ancora e con cui facciamo una cena ogni volta che vengono in Italia. E fondamentalmente non abbiamo vinto nulla. Abbiamo portato a casa qualche coppa, ma lo scudetto ci è mancato. È un gruppo legato da un grandissimo sentimento e non da una grande vittoria, come invece il gruppo del 2006”.

Segui la Roma oggi?
“Certamente. Abitando qui nella Capitale devo dire che la Roma è qualcosa di viscerale. Faccio fatico a vedere le partite, perché mi sento più tifoso che ex calciatore. Quando giochi pensi a fare il tuo lavoro, ma quando smetti diventi tifoso ed entri in quella mentalità. Capisci quello che la gente chiede e a posteriori mi sarebbe piaciuto entrare più in sintonia con i tifosi per mettere in campo di più. Faccio un saluto grande a tutti i tifosi e mi sento di dire a tutti di restare in casa. Dobbiamo dare il nostro apporto in questo momento difficile. E ovviamente sempre forza Roma”.