Watford, Bove: "La Roma è partita bene. Il ritorno all'Olimpico? Emozionante". FOTO!
Durante la presentazione di "In un battito", Edoardo Bove ha rilasciato le seguenti dichiarazioni dal palco.
Uno dei momenti più complicati è stato quando la macchina da presa ti seguiva mentre scendevi all'ospedale da solo. C'è stata quasi un'invasione di campo, in quel senso del termine. Perché questo?
«Perché in qualche modo serviva anche a me. Il film è stato a volte un rifugio, un modo per andare avanti, per esternare quello che provavo e per mettermi in gioco. Dalle clip si vede che ci sono stati risultati a volte positivi, a volte negativi, con alti e bassi notevoli, difficili da affrontare. Il fatto di avere Giovanni vicino e di avere qualcosa da portare a termine, perché quando inizio qualcosa cerco sempre di arrivare fino in fondo, a volte è stato utile anche a me stesso. Devo ammetterlo e sono contento di questo».
Un cuore più forte di un destino avverso. Cosa hai provato quando sei entrato in campo? E poi cosa hai provato quando ti sei ritrovato sul campo del Watford, che ti ha dato la grande possibilità di tornare a giocare? Vorrei anche avere maggiori delucidazioni sul progetto che riguarda la possibilità di far tornare a giocare calciatori che hanno avuto problemi cardiaci come il tuo.
«Sì, un cuore più forte, anche se il cuore mi ha fatto uno scherzetto, perché anche questo c’è da dirlo. Quel giorno è stato davvero emozionante per me tornare nello stadio in cui sono cresciuto e ricevere quel tipo di affetto che, se devo essere sincero, non sentivo nemmeno di meritare per quanto fatto sul campo. Però i tifosi della Roma sono anche questo: vanno un pochino oltre i risultati e questo tipo di situazioni.
Il ritorno in campo con il Watford è stata un’altra emozione grandissima, ma credo che una delle cose che emergono dal film, e che sia importante sottolineare, è che in realtà il ritorno in campo è stato a volte difficile. Ho iniziato a riallenarmi, ci ho messo un pochino di tempo e non ho giocato subito. Con Giovanni dicevamo che il film non è finito bene, come pensano tutti, ma è finito vero. Perché la realtà delle cose è che ho dovuto, e devo tuttora, riconquistarmi tutto in campo. Per me questa è una grande spinta, una grande motivazione.
Per quanto riguarda la legge, non so se ti riferissi alla legge Bove. È un disegno di legge che credo possa essere approvato. Mi hanno detto che a gennaio sarà calendarizzato, quindi anche questo è uno step importantissimo. È un percorso che abbiamo iniziato a fare anche grazie al film, perché sono entrato in contatto con tante associazioni e fondazioni che informano e sensibilizzano sul primo soccorso.
Per quanto riguarda invece la possibilità di tornare a giocare in Italia con un cambiamento della legge, la verità è che questo tipo di regolamentazioni è ancora in evoluzione. Io in questo momento sono davvero felice dove sono, non posso nasconderlo. Uno dei miei obiettivi era comunque quello di andare a giocare all’estero e mettermi alla prova in un contesto differente. Però non posso nascondere che con un occhio, con un orecchio, un po’ con tutto, sono ancora qui in Italia. Guardo la Serie A, seguo le partite e in futuro, perché no, mi piacerebbe tornare in Italia».
Edoardo Bove a margine della presentazione di "In un battito"
Un tuo giudizio sul campionato? Dove può arrivare questa Roma?
«La Serie A è un campionato lungo. La Roma è partita bene, però vediamo come si evolve la stagione».
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