Roma-Palermo 1950: Raimondo Lanza di Trabia; il caso Gimona-Pesaola e l'intervento pacificatore di De Gasperi

16.04.2011 13:00 di Massimiliano Spalluto   vedi letture
Roma-Palermo 1950: Raimondo Lanza di Trabia; il caso Gimona-Pesaola e l'intervento pacificatore di De Gasperi
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

“… Chi mai sarà/quell’uomo in frack?…” era Raimondo Lanza di Trabia, il celebre “Vecchio Frack” del grande Domenico Modugno. Dalla vita avventurosa e sregolata del nobile siciliano e dalla sua drammatica scomparsa Modugno trasse l’ispirazione per uno dei suoi più grandi successi. Di Trabia fu presidente del Palermo negli anni dal 1948 al 1952, anche se nella stagione 1949 – ’50 Giuseppe Guazzardella era il commissario straordinario. Personaggio eccentrico, il patron dei rosanero, famoso anche per i suoi scherzi. Vittima di uno di questi fu anche lo stesso Renato Sacerdoti, due volte massimo dirigente del club giallorosso. Era l’estate del 1952 e la Roma, che dopo pochi mesi avrebbe visto il grande ritorno di Sacerdoti alla guida, stava per concludere l’acquisto di Helge Bronée, prelevato due anni prima dal Nancy e portato in Italia proprio da Lanza di Trabia che lo volle per il suo Palermo. A concludere la trattativa pensò Sacerdoti; si recò nella stanza dell’Hotel Gallia occupata dal Principe di Trabia che lo accolse coperto solo da un lenzuolo. Il futuro presidente giallorosso andò via indignato ma la trattativa fu conclusa il giorno stesso da un altro dirigente della società siciliana. Amava mettere in imbarazzo chi gli stava davanti, il Principe era un burlone, è risaputo, Sacerdoti non fu l’unica “vittima” di queste amenità. All’Hotel Gallia di Milano, prima storica sede del calcio mercato, sono molti gli scherzi di questo tipo attuati dal nobiluomo palermitano e che furono in seguito raccontati dai presidenti delle società. Il Gallia come centro delle contrattazioni fu indicato e voluto proprio dal presidente del Palermo e dall’allenatore Gipo Viani, il quale nella sua carriera fu tecnico sia dei rosanero che dei capitolini. Raimondo Lanza di Trabia morì suicida nel 1954, a 39 anni.
La squadra giallorossa, nell’immediato dopoguerra, attraversò un periodo davvero difficile culminato nell’unica retrocessione al termine del torneo 1950 – ’51. Nella stagione precedente la Roma si salvò dal baratro della serie B solo alle ultime giornate ed una delle gare che fece più discutere fu l’incontro con il Palermo del Principe di Trabia, alla ventisettesima giornata di campionato disputata il 26 febbraio 1950. Gara tesissima, sfuggita al controllo del direttore di gara; si verificarono scaramucce tra i calciatori, due giocatori della Roma seriamente infortunati per incidenti di gioco, Valle ed il portiere Risorti, ed un grave episodio (frattura di tibia e perone della gamba destra), in cui a subire il danno fu Bruno Pesaola. Per il “petisso” non si trattò di uno scontro fortuito con un avversario, ma di un atto sconsiderato di un difensore siciliano, Aredio Gimona. A palla lontana, il rosanero si avvicinò a Pesaola e gli sferrò un calcione causandogli la doppia frattura. Gioco sospeso per un po’, manate che volarono, ma poi si giocarono gli ultimi minuti che restavano fino al novantesimo. Le conseguenze di quel brutto fallo costrinsero Pesaola ad un periodo in ospedale per recuperare mentre a Gimona fu inflitta la squalifica a vita. Per riportare la pace in questa vicenda che coinvolgeva le due società ma riguardava lo sport più amato da un’Italia che andava lentamente riprendendosi dalle brutture del secondo conflitto mondiale, intervenne il Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi. Lo statista si fece promotore della riconciliazione tra i due atleti e Gimona, pentito per il suo comportamento a dir poco troppo impulsivo, si recò in ospedale per chiedere scusa al giocatore giallorosso. Il gesto fu apprezzato dalla federazione che ridusse la squalifica a due anni ed in ultima istanza a pochi mesi.

LA GARA La Roma schiera: Risorti, Andreoli, Tre Re, Ferri, Valle, Dell’Innocenti, Lucchesi, Zecca, Tontodonati, Arangelovic, Pesaola. Il Palermo risponde con: Masci, Giaroli, Santamaria, Gimona, Moretti, Milani, Marzari, Galli, Vycpalek, Lodi, di Maso. Arbitra l’incontro il signor Matucci di Seregno. Partita tesa fin dai primi minuti. Si combatte su ogni pallone ed entrambe le squadre vanno vicine al gol. 19° Tontodonati coglie il palo, Roma vicina al vantaggio. 32° Valle si infortuna seriamente al ginocchio e giallorossi costretti in 10. 36° la svolta: da Lucchesi ad Arangelovic che dalla destra lascia partire una conclusione potente che coglie il palo interno e poi conclude la sua corsa in rete, Roma in vantaggio. 40° i rosanero potrebbero pareggiare subito ma prima Galli e poi di Maso, a porta vuota, non riescono a centrare il bersaglio. Termina la prima frazione, Roma in inferiorità numerica ma in vantaggio per 1-0. della ripresa: da Tontodonati a Lucchesi e da questi all’autore del vantaggio, Arangelovic. L’attaccante entra in area e viene affrontato da due difensori che lo atterrano: rigore. Si incarica della trasformazione lo stesso Arangelovic che sigla la sua doppietta personale, 2-0 per i giallorossi. Trascorrono solo 3 minuti ed il Palermo ha subito l’occasione per riaprire la gara. Ferri commette fallo su Marzari nell’area giallorossa: rigore per i rosanero. A presentarsi sul dischetto è Vycpalek. Le speranze dei siciliani, però, si infrangono sul palo sinistro della porta difesa da  Risorti; la palla poi termina fuori. Nulla di fatto. La squadra del presidente di Trabia non si perde d’animo e prende l’iniziativa. Pressione costante del Palermo che si espone, però, al contropiede giallorosso. Al 20°, infatti, a Tontodonati viene negata nuovamente dal palo la soddisfazione della rete personale dopo un contropiede rapidissimo degli uomini allenati dal “Professore” Fulvio Bernardini. Sulla ribattuta del palo lesto Pesaola a raccogliere ma, a botta sicura, calcia il pallone addosso al compagno Tontodonati e l’occasione per il 3-0 sfuma. Gol mancato, gol subito. Rovesciamento di fronte e “testina d’oro” Galli con una potente conclusione accorcia le distanze, 2-1. L’azione, però, è viziata da un evidente fallo di mano dello stesso Galli. Veementi le proteste dei padroni di casa ma l’arbitro convalida la segnatura. I nervi diventano tesi in campo. Al direttore di gara sfugge la situazione e si assiste a falli pesanti commessi dai calciatori delle due squadre. Galli controlla ancora con le mani ma questa volta la fortuna non lo assiste e Matucci se ne avvede. A 3 minuti dal termine l’epilogo peggiore: a palla lontana il difensore siciliano Gimona attraversa il campo e si avvicina al “Petisso” Pesaola. A sangue freddo gli molla un calcione sulla gamba destra causandogli la frattura della tibia e del perone. L’incidente avrà conseguenze inevitabili dal punto di vista disciplinare. Negli ultimi minuti trauma cranico per il portiere Fosco Risorti, questa volta causato da un incidente di gioco: scontro in uscita con Galli che non può evitare l’impatto. La partita, finalmente, termina sul 2-1 per i giallorossi.