I Presidenti che hanno fatto la storia: da Anacleto Gianni a Gaetano Anzalone

La terza puntata con la storia romanista
20.04.2011 10:00 di Massimiliano Spalluto   vedi letture
I Presidenti che hanno fatto la storia: da Anacleto Gianni a Gaetano Anzalone
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

Renato Sacerdoti, “il banchiere di Testaccio”, esce definitivamente di scena; nei suoi due cicli di presidenza la società è stata sempre in grado di competere con le grandi e di farsi rispettare. Prese il suo posto al vertice dell’A. S. Roma Anacleto Gianni, eletto ufficialmente il 27 aprile 1958. Primo acquisto del neopresidente fu Arne Selmosson, prelevato dall’altra sponda del Tevere. La notizia provocherà molto malumore nell’ambiente biancazzurro. Durante la gestione di Gianni nasce la Roma sezione di calcio femminile, era il mese di febbraio 1959. Nel giugno 1959 arrivò a Roma l’argentino Pedro Manfredini che diventerà un autentico punto di riferimento per l’attacco giallorosso. Il centravanti romanista venne soprannominato “Piedone” dai tifosi ma presto con le sue reti entrerà nel cuore della tifoseria romanista; ne segnerà complessivamente 104. 10 gennaio 1960: Tutto il calcio minuto per minuto iniziò le sue trasmissioni alla radio, era la 14ma di campionato e la Roma sconfisse il L. R. Vicenza 3-1 grazie ad una doppietta di Selmosson. Arriva il 1960 –’61, l’anno delle triplette di Manfredini, di cui una alla Lazio nel derby vinto in trasferta 4-0, e dell’unico trionfo europeo giallorosso nella Coppa delle Fiere, poi divenuta Coppa UEFA ed attuale Europa League. Alla guida tecnica della squadra vi era Alfredo Foni ed in seguito, visto che la finale si giocherà nell’ottobre 1961, il nuovo allenatore argentino Luis Carniglia, personalità davvero singolare nel mondo del calcio. In questi anni la Roma si piazzò al quinto posto per tre stagioni consecutive; questo risultato spingerà i tifosi a coniare il simpatico soprannome di Anacleto V per il presidente Gianni. Il 16 aprile 1962 si chiuse la sua era: una Coppa delle Fiere al suo attivo ed una squadra con molti campioni tra cui ricordiamo Giacomo Losi, Manfredini, Angelillo, Lojacono, Cudicini, Pestrin ed altri. Provvisoriamente prese le redini Augusto d’Arcangeli fino alla prima riunione societaria che doveva nominare il successore del presidente uscente. Riunitasi l’assemblea dei soci il 1° luglio 1962, nuovo presidente generale dell’A. S. Roma fu nominato il conte Francesco Marini Dettina. Sfortunato il suo avvio: la Roma non ingranava e dopo poche giornate nella stagione 1962 – ’63 era già sotto contestazione da parte dei tifosi. Le condizioni finanziarie del club peggioravano; disputata la prima finale di Coppa Italia della stagione 1963 – ‘64 a Roma e terminata senza reti il Torino propose alla Roma di donarle una maggiore percentuale dell’incasso sulla gara se i giallorossi avessero accettato di disputare la ripetizione all’ombra della Mole. Marini Dettina accettò. La finale, fissata per il 1° novembre 1964, vedrà i giallorossi trionfare con un gol di Nicolé a 5 minuti dalla fine conquistando la prima coppa Italia della storia romanista. Gennaio 1965, la condizione finanziaria peggiorava: l’allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo, dopo un allenamento, dichiarò ai giornalisti che la Roma non aveva i soldi per la trasferta della domenica successiva ( a casa del L. R. Vicenza, 3 gennaio 1965). È il momento durissimo delle collette al teatro Sistina, una pagina buia nella storia della società. Dopo le umiliazioni a cui la squadra fu sottoposta diventarono prevedibili le sue dimissioni. Nell’estate 1965 nuovo presidente della Roma divenne l’onorevole Franco Evangelisti, già consigliere d’amministrazione. L’obiettivo principale del nuovo massimo dirigente era quello di risanare il pesante deficit societario. Per la guida tecnica ingaggiò Oronzo Pugliese, soprannominato “Il mago di Turi”. Il 1967 è l’anno dell’avvento della moviola con cui si analizzano le scelte arbitrali ed anche l’anno in cui l’A. S. Roma diventa una Società Per Azioni. Giugno 1968, arriva Francesco Ranucci come presidente. Suo primo grande investimento fu la scelta dell’allenatore che ricadde sul “Mago” Helenio Herrera. Nuovo avvicendamento al vertice della società nel giro di pochi mesi: a rilevare il club fu Alvaro Marchini, data ufficiale del suo insediamento è il 23 dicembre 1968. Il 16 marzo 1969 è un giorno tristissimo nella storia della Roma: negli spogliatoi dello stadio Amsicora di Cagliari, subito dopo la gara, il giallorosso Giuliano Taccola si sente male. Erano mesi che una febbre insistente lo perseguitava.Questa volta la febbre è altissima. Cade in coma e morirà nel giro di pochi minuti. Aveva solo 25 anni. Nella stessa stagione la Roma conquisterà la sua seconda coppa Italia al termine di un girone finale a cui si erano qualificate anche Cagliari, Foggia e Torino. L’aprile dell’anno successivo la squadra di Herrera si fermerà alle semifinali di Coppa delle Coppe, sconfitta solo dopo la terza gara e per giunta dallo sfortunato epilogo della monetina. Di fronte aveva i polacchi del Gornik Zabrze, sconfitti a loro volta in finale dal Manchester City. Estate 1970, i gioielli Capello, Landini e Spinosi furono ceduti alla Juve, quest’episodio diede il via ad un periodo difficile per il presidente Marchini, contestato dalla tifoseria. Quello stesso anno nacque l’appuntamento domenicale di 90° minuto . La sede sociale giallorossa viene trasferita da via Lucrezio Caro a via del Circo Massimo 7. Nell’aprile 1971 furiosa polemica tra Herrera ed i vertici della società, non vengono risparmiate accuse ed allusioni anche di natura storica. Il pubblico romanista, ancora ferito per la vicenda della cessione dei tre gioielli romanisti dell’estate precedente, nella prima gara all’Olimpico senza l’allenatore argentino si schierò in stragrande maggioranza dalla parte di quest’ultimo. È l’atto decisivo della rottura tra i tifosi ed Alvaro Marchini. Il 12 giugno 1971 Marchini passò la mano. A rilevare la società fu l’imprenditore edile Gaetano Anzalone che richiamò l’HH alla guida tecnica della squadra. Il 24 giugno 1972, battendo il Blackpool in finale, la Roma di Anzalone si aggiudicò il torneo anglo-italiano. Questo, purtroppo, fu l’unico torneo vinto durante la sua gestione. Episodio singolare il 17 dicembre 1972; turno casalingo con l’Inter. Viene decretato un calcio di rigore a favore dei nerazzurri per un fallo avvenuto presumibilmente fuori area. I tifosi non si placano e si lanciano in un’invasione del campo. L’ arbitro Michelotti fugge negli spogliatoi inseguito dalla folla ed all’ingresso del tunnel si piazza Anzalone che cerca in tutti i modi di contenere la rabbia dei tifosi, rischiando in prima persona. Per la Roma arriverà l'inevitabile squalifica del campo e la sconfitta a tavolino. Nell’aprile 1973 terminò il feeling tra Anzalone ed Herrera, esonerato. Al suo posto Antonio Trebiciani. Importante scelta del massimo dirigente fu quella di sostituire l’ex allenatore campione d’Italia con il Cagliari nel 1970, Manlio Scopigno, con Nils Liedholm. Era il 2 dicembre 1973 quando il “barone” esordì sulla panchina giallorossa. I risultati attesi tardavano ad arrivare ed Anzalone dopo la sesta giornata del torneo 1974 – ’75 meditava di dimettersi dalla carica di presidente. Dalla gara successiva la musica cambiò (1-0 interno con l’Ascoli) e la sua Roma, al termine di quella stagione, otterrà il miglior piazzamento della sua gestione: terzo posto alle spalle di Juventus e Napoli. La crisi economica si fece sentire nel dicembre 1977 quando il presidente pensò nuovamente alle dimissioni; la Roma aveva un buco di circa 4 miliardi nel suo bilancio. Nel luglio 1978 la Roma depositò il suo nuovo logo: nacque così il lupetto che sostituì il simbolo che da sempre rappresentava la società, la lupa con Romolo e Remo. Negli anni della sua presidenza il settore giovanile con la squadra primavera raccolse tre vittorie nel campionato (1972 – ’73, 1973 – ’74 e 1977 – ’78) e due in coppa Italia (1973 – ’74 e 1974 – ’75); sicuramente il periodo più fecondo per la primavera giallorossa. Dopo il decimo posto in coabitazione con Ascoli ed Avellino conseguito nella stagione 1978 – ’79 arrivarono le dimissioni di Gaetano Anzalone che, in lacrime, annunciò il suo abbandono. Era il 16 maggio 1979. Numero uno della società divenne Dino Viola. La Roma era pronta a fare il salto di qualità e diventare una protagonista del decennio successivo, sia in ambito nazionale che europeo.