Gli infortuni sono già troppi: come rimediare?
A meno di un quinto della stagione, il 20% di quello che si deve giocare in tutta l’annata, la Roma dà già la sensazione di essere non con l’acqua alla gola, ma certamente in difficoltà di organico. Quattro infortuni, descritti così, sembrano qualcosa che si possa assorbire; leggendo la lista, invece, si scopre che si tratta di quattro titolari, di cui due dello stesso reparto, senza considerare il problema occorso a Bryan Cristante, rientrato in panchina contro lo Slovan Bratislava, che avrebbe portato il numero a cinque.
Cinque titolari fuori significa avere quasi mezza formazione iniziale indisponibile, e nel momento in cui hai quasi mezza formazione iniziale indisponibile, tutti quei giocatori che a inizio stagione si ritenevano affidabili come “riserve” nella considerazione generale diventano un problema da schierare tutti insieme. Ma dov’è la verità? La rosa è lunga o no? Gasperini ha abbastanza risorse o no per affrontare un’annata che porta con sé quella meravigliosa fatica chiamata Champions League? È sfortuna oppure qualcosa poteva essere - e può ancora - essere gestita meglio?
Le risposte, ovviamente, non possono essere univoche. I risultati di dover - o voler - utilizzare tante riserve insieme li abbiamo visti sabato scorso contro il Genoa, gara in cui il rendimento collettivo è giocoforza calato e ci sono volute due giocate individuali - quelle di Castro e Soulé - per prendere i tre punti. È altrettanto vero che tre di questi cinque problemi hanno natura muscolare, e che riguardano un giocatore, Koné, che deve offrire un’intensità forse ancora superiore a quella dei compagni per tenere in piedi il sistema, e altri due, soprattutto Dybala, ma anche Pellegrini, più o meno storicamente tendenti a infortunarsi quando il carico aumenta.
In queste prime settimane di stagione abbiamo visto una versione della Roma ancora più “estrema” dal punto di vista delle energie messe in campo, sin dalla prima giornata contro la Fiorentina. Sembra passato tanto tempo, eppure, come già detto, siamo appena all’ultima settimana di ottobre, con ancora sette mesi di competizione davanti. Che questo sia l’inizio di una tendenza poco piacevole, per così dire, è assodato; va capito se e come riuscire a fermarla senza però abbassare il rendimento di una squadra che si basa interamente sul pressing e sull’intensità.
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