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D’Amico, dalla rapidità di Bergamo alle difficoltà alla Roma

D’Amico, dalla rapidità di Bergamo alle difficoltà alla RomaVocegiallorossa.it
Oggi alle 14:00Podcast
di Valerio Conti

Nuovo appuntamento con i podcast di VoceGialloRossa.it: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, approfondiremo con le voci dei nostri redattori uno dei temi più importanti della giornata.

Il primo calciomercato in giallorosso di D’Amico si sta rivelando tutt’altro che semplice. In questo primo mese alla Roma, ciò che sembra essere mancato al DS è soprattutto quella tempestività che a Bergamo rappresentava uno dei punti di forza della società.

Basta pensare a quanto accadde quando Scamacca si fermò per un grave infortunio il 4 agosto e appena quattro giorni più tardi arrivò l’ufficialità dell’acquisto di Retegui. Un’operazione nata da un’emergenza improvvisa, ma portata a termine senza permettere all’imprevisto di condizionare la programmazione della stagione.

Oggi, però, alla Roma la situazione appare differente. Dopo Greenwood è sfumata anche la trattativa per Summerville, lasciando il club giallorosso ancora alla ricerca di un profilo con caratteristiche ben precise. Almeno per il momento, non è ancora emersa con forza un’alternativa in grado di raccogliere l’eredità delle due piste tramontate.

A portare D’Amico a operare in maniera differente è probabilmente soprattutto il contesto. A Bergamo il direttore sportivo lavorava all’interno di una struttura costruita e perfezionata nel corso degli anni, con una rete di scouting consolidata, ruoli ben definiti e una catena decisionale particolarmente rapida. L’Atalanta aveva sviluppato un modello nel quale le alternative venivano studiate con largo anticipo e il passaggio da un obiettivo all’altro poteva avvenire in maniera immediata.

Alla Roma, invece, D’Amico si trova all’inizio di un nuovo percorso. Deve ancora costruire i propri meccanismi, conoscere fino in fondo le dinamiche societarie e adattarsi a una realtà nella quale ogni investimento può richiedere più passaggi e valutazioni, con la proprietà chiamata a concedere il via libera alle operazioni più onerose.

Questo, però, non può trasformarsi in un alibi. Una società intenzionata a competere ad alto livello deve essere pronta a reagire anche quando le prime scelte sfumano. La qualità di un direttore sportivo non si misura soltanto nella capacità di chiudere trattative per profili già conosciuti, ma anche nella rapidità con cui riesce a trasformare un problema in un’opportunità. Per questo la vera sfida di D’Amico non sarà semplicemente trovare un esterno che si sposa con le idee tattiche di Gasperini, ma dimostrare di poter replicare anche a Roma quella capacità di reagire agli imprevisti mostrata durante l’esperienza all’Atalanta.

Il dopo Summerville rappresenta così il primo vero esame del nuovo direttore sportivo. Non soltanto per il valore del calciatore che eventualmente arriverà, ma anche per capire quanto la Roma sia in grado di anticipare le difficoltà, accorciare i tempi decisionali e trasformarsi in una società più rapida ed efficace sul mercato.