Stadio - Avv. Pellegrino: "Se è corruzione impropria, l'iter potrebbe proseguire"

22.06.2018 15:14 di Marco Rossi Mercanti Twitter:   articolo letto 8687 volte
Stadio - Avv. Pellegrino: "Se è corruzione impropria, l'iter potrebbe proseguire"

L’avvocato Gianluigi Pellegrino, tra i massimi esperti di Diritto Amministrativo, ha rilasciato un'intervista a iogiocopulito.it per fare chiarezza sugli aspetti giuridici della questione relativa al nuovo stadio della Roma. Ecco le sue dichiarazioni:

Partiamo da alcune sue recenti dichiarazioni. In una recente intervista a La Gazzetta dello Sport, lei ha dichiarato che si è fatta confusione tra il piano penale e quello amministrativo. Perché?
"Dovremmo sempre tutti avere a mente che non tutto ciò che è sbagliato è reato e non tutto ciò che è reato comporta che siano stati necessariamente assunti atti amministrativi illegittimi, atteso che esistono ipotesi di reato di pubblici funzionari pure gravi ma che non derivano da atti illegittimi. In particolare, nel nostro caso, da quanto è emerso dagli organi di stampa, ma bisognerebbe poi leggere le carte nel dettaglio, le ipotesi di corruzione che vengono contestate non sono volte a ottenere assensi che altrimenti non era per legge possibile ottenere ma per facilitare e accelerare atti comunque legittimi. Questo farebbe sì che si tratterebbe di corruzione impropria che ha una sua gravità, sia penale che sociale, ma presuppone la legittimità degli atti e che la procedura per l’approvazione dello stadio sia illegittima: quindi in questo caso l’iter potrebbe proseguire a prescindere dal processo penale. Se invece le indagini penali manifestassero un’illegittimità degli atti amministrativi ,l’amministrazione dovrebbe senz’altro valutare di ritirali. Un piano ancora diverso è poi quello della responsabilità politica. Il sindaco Raggi non è certo colpevole di nulla se ha deciso di mettere una persona di sua fiducia nell’amministrazione di Acea e però se poi quel prescelto dovesse risultare che ha accettato regalie da terzi interessati a rapporti con il Comune allora c’è un evidente profilo di responsabilità politica e morale evidentissimo anche in capo al Sindaco. Tenere distinti i piani aiuta a capire e capire aiuta sempre".

In merito al reato configurato dai pm, tra gli altri anche la corruzione, lei ha fatto una distinzione tra propria ed impropria. Ci spiega la differenza?
"Corruzione propria è quando si paga un pubblico funzionario  per ottenere una cosa contro legge: una concessione edilizia per costruire una casa dentro al Colosseo. Per corruzione impropria, invece, si intende quando si paga il funzionario per ottenere un provvedimento che comunque si poteva o si doveva ottenere per legge. Pago quindi per agevolare o per evitare ostacoli. Commetto un reato ma gli atti non solo illegittimi".

In merito a questo, quali possono essere i rischi più concreti per l’iter burocratico?
"Ormai il Comune, attraverso il sindaco, che è stato sentito più volte, dovrebbe avere in mano tutti gli elementi  per capire cosa avrebbe scoperto la Procura. Se non ci sono illegittimità amministrative negli atti non esistono rischi amministrativi concreti sulla procedure per l’approvazione dello stadio. Se poi il Comune ci vuole comunque ripensare, allora si torna sul piano politico amministrativo e non sul piano della legittimità".

Quindi l’iter amministrativo si blocca fino alla decisione del Giudice Penale?
"Assolutamente no e sarebbe sbagliatissimo se fosse così. Bisognerebbe vedere quali sono le imputazioni penali e a quel punto trarre responsabilmente le conseguenze. È necessario guardare il merito. Il fatto che ci sia un processo penale non vuol dire niente in sè. È importante capire cosa è contestato dal giudice penale e come è contestato. Perché se non è nemmeno contestato che gli atti siano illegittimi non c’è ragione di metterli in discussione dal punto di vista della legalità. Se poi si vogliono mettere in discussione per scelta politica ritorniamo al discorso di prima".

Da questa storia emerge ancora una volta il ricorso alla corruzione come strumento per velocizzare i processi amministrativi. La semplificazione normativa di cui tanto si parla, secondo Lei potrebbe essere una possibile soluzione al problema?
"Basterebbe applicare le norme semplificatrici che già esistono come ad esempio quelle sulla Conferenza dei Servizi che imporrebbero a tutti gli enti di esprimersi su una istanza in modo rapido, chiaro e contestuale. E invece questa norma è una delle più violate ed eluse in Italia perché ciascuna amministrazione si riserva di rispondere a tempo proprio e alla fine le conferenze vengono sempre rinviate. Quindi più che di ennesime riforme e nuove leggi, basterebbe applicare davvero quelle esistenti".

Per chiudere, secondo Lei, la Roma quando avrà il suo stadio?
"Sappiamo che per opere così grosse, se ci sono emergenze od obiettivi tipo i mondiali, siamo un paese che riesce a lavorare rapidamente; ma solo sotto stress. In assenza di emergenza invece abbiamo sempre procedure lunghe a volte infinite. La paura dell’inchiesta poi può fare il resto".