Un gol su azione in A in un anno: puntare su Dybala è diventato un atto di fede
Una data che verrà ricordata dell’anno appena concluso è quella del 26 ottobre: in questo giorno, infatti, Paulo Dybala ha segnato il suo unico gol su azione in Serie A del 2025, un tap-in dopo una conclusione di Cristante in Sassuolo-Roma 0-1. Non un gol storico, non un gol di straordinaria importanza, semplicemente un singolo gol: per rendersi conto di quanto il rendimento dell’argentino sia precipitato basterebbe solo questo dato, accoppiato a quello dei quindici milioni lordi (stimati) che costano alla Roma per pagare il suo stipendio. Una sproporzione evidente che potrebbe, finalmente, avere fine in questo 2026, anno in cui il contratto di Dybala arriverà alla sua scadenza, e non è un caso se le voci e le indiscrezioni vorrebbero una spinta per il rinnovo più da parte del calciatore che dalla società, che spesso ha agito per spinta popolare, ma che stavolta sembra essere molto più cauta riguardo una questione che non è neanche più spinosa, ma semplicemente evidente.
Al dato si possono aggiungere il rigore col Venezia, quello col Viktoria Plzen e la doppietta nella serata col Porto, l’ultima in cui Dybala ha veramente fatto pesare il suo pedigree e le sue qualità, che, di base, sono innegabilmente superiori a quelle dei suoi compagni e non solo. Ma che, però, si vedono sempre meno. Gli infortuni, tanto per cambiare, sono stati un fattore: al lungo stop della seconda metà dello scorso campionato si sono aggiunti i due di questa stagione, con l’ultimo arrivato ancora una volta calciando un rigore, una situazione grottesca di cui si è parlato anche troppo poco. Ma anche quando Dybala è in campo, e Gasperini lo sta schierando anche più di quanto si potesse pensare a inizio stagione, l’argentino fatica a rendersi pericoloso, facendo anche perdere un uomo in pressione in fase di non possesso. L’esempio lampante è la partita contro il Genoa, in cui Koné - a 0 gol in stagione - segna (e fa quasi doppietta), Ferguson - a 1 gol in campionato - segna e fa assist e Dybala, in pieno garbage time e lasciato in campo per tutta la partita proprio con questo scopo, non è riuscito a mettere a referto un contributo gol.
Si può parlare della sua classe palla al piede, di qualche passaggio ben eseguito e di qualche ammonizione fatta prendere agli avversari: tutte cose positive, che però non fanno minimamente da contrappeso allo spazio salariale che l’argentino occupa, che in un momento in cui la Roma continua a necessitare di una grossa ottimizzazione dei costi è un controsenso che non ci si può permettere e non solo a Roma. L’idea che Dybala possa tornare il giocatore che decide le partite da solo non è assolutamente irrealizzabile - almeno in singoli momenti della stagione - ma fare affidamento su questo, oggi, è più un atto di fede che di speranza: un fatto non certo nuovo in una città che “ha bisogno di eroi” come Roma, dove il totem ha spesso avuto più importanza del collettivo. E chissà se questo 2026 vedrà, finalmente, ribaltare questo paradigma.
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