Parma-Roma 2001: in testa al giro di boa

01.05.2010 10:30 di Massimiliano Spalluto   vedi letture
Parma-Roma 2001: in testa al giro di boa
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

Squadra sorprendente e vero rullo compressore era quella macchina perfetta creata dal presidente Franco Sensi ed allenata dal mister Fabio Capello. Dopo un anno di prove che ci vide chiudere al sesto posto in classifica gli inserimenti di Batistuta, Emerson e Samuel completarono una rosa di primissima qualità. Ora si poteva ambire a posizioni sicuramente più prestigiose. I tempi erano maturi per riportare nella capitale, sulla sponda giallorossa, il prezioso “pezzo di stoffa” che sulla gloriosa casacca romanista mancava ormai da ben 18 anni. Quel 2000 – ’01 iniziò con i migliori auspici; la prima giornata ci vide vittoriosi contro il Bologna nella gara casalinga con la rete inaugurale del Capitano. Fu una cavalcata stupenda quella che ci condusse all’ultima giornata del girone d’andata: 11 vittorie, 3 pareggi e sole 2 sconfitte subite su un campo “stregato” quell’anno per la Roma di Capello: il “Meazza” di Milano. Eravamo giunti così a quella giornata con un vantaggio di 3 punti sulla Juventus prima inseguitrice. Il giorno prima, sabato 3 febbraio, vi era stato un importantissimo prologo che aveva garantito ai giallorossi il primato ed il titolo platonico di campione d’inverno: la Juve di Carletto Ancelotti era stata sconfitta a Bergamo per 2-1. Davanti a 24.000 spettatori, infatti, i bianconeri, passati in vantaggio grazie ad un’autorete del difensore nerazzurro Paganin al 28° della ripresa, dovettero subire il ritorno dell’Atalanta. I nerazzurri, dopo aver ottenuto il pareggio esattamente alla mezz’ora con Lorenzi, al 37° minuto con Ventola fissarono il punteggio sul definitivo 2-1. Roma 36 e Juventus, con una gara in più, 33.

PARMA – ROMA Dopo questo regalo stupendo che gli orobici seppero farci, la compagine giallorossa era attesa al Tardini di Parma per completare la sua prima fase del torneo e, possibilmente, rimpinguare il vantaggio sulle inseguitrici. Sulla panchina dei padroni di casa sedeva, da poco più di 48 ore, Renzo Ulivieri. Era stato chiamato in sostituzione del dimissionario Arrigo Sacchi che aveva abbandonato per motivi di salute. Nella gara contro la Roma, però, Ulivieri dovette accomodarsi in tribuna per via di una vecchia squalifica ancora da scontare risalente alla stagione precedente, quando allenava il Cagliari. Al suo posto, sulla panchina gialloblu, prese posto l’allenatore in seconda Pietro Carmignani. Il Parma schierava: Buffon, Sartor, Thuram, Cannavaro, Benarrivo, Fuser, Almeyda, Lamouchi, Sergio Conceiçao, Marcio Amoroso, Di Vaio. La Roma rispondeva con: Antonioli, Zago, Samuel, Aldair, Cafu, Tommasi, Zanetti, Candela, Totti, Batistuta, Delvecchio. Ad arbitrare l’incontro il signor Farina di Novi Ligure. Sin dalle prime battute è evidente la differenza di condizione delle due squadre. Gli uomini di Capello dominano letteralmente sul terreno di gioco ma, malgrado le tante occasioni da rete create, il punteggio non si sblocca. Il Parma si difende disperatamente e, quando al 27° Benarrivo stende in area Tommasi nessun gialloblu osa contestare la decisione del signor Farina: calcio di rigore. Ad incaricarsi della battuta Francesco Totti. La dea bendata aiuta nell’occasione i padroni di casa facendo terminare sul palo il tentativo di trasformazione del Capitano. La Roma non si arrende e riparte a testa bassa. A questo punto, regola del calcio non scritta ma spesso rispettata, con un rapido contropiede Di Vaio porta in vantaggio la sua squadra, è il 36°. Si va negli spogliatoi con il Parma inopinatamente in vantaggio. Ad inizio ripresa Carmignani fa entrare in campo Boghossian in sostituzione di Almeyda. Dopo soli otto minuti, il francese viene a sua volta rimpiazzato da Bolano. La pressione a cui i padroni di casa sono sottoposti dagli uomini di Capello è enorme. Le occasioni continuano a sommarsi ma il Parma regge all’urto. Nella mischia viene gettato anche il recuperato Emerson che prende il posto di Damiano Tommasi. Al 16° doppio cambio: per il Parma entra Mboma in sostituzione di Marcio Amoroso mentre l’”aeroplanino” Montella prende il posto di Marco Delvecchio. Il risultato continua a restare fermo al vantaggio realizzato da Di Vaio. I 28.000 spettatori presenti quel giorno assistono ad un vero e proprio assedio della squadra giallorossa. Si arriva al 29°: passaggio lunghissimo di Samuel su cui il “Re Leone” Batistuta colpisce al volo da grande campione. Finalmente Buffon è battuto: 1-1. Non finisce qui; per quello che è stato espresso in campo il risultato di parità va troppo stretto ad una Roma straripante e capace di giocare un calcio davvero arrembante. Contrastare gli uomini di Capello è quasi impossibile e dopo 9 minuti, al 38°, avviene il sorpasso. L’inossidabile Aldair effettua un cross in area che trova Batigol nuovamente pronto per la correzione al volo di destro. Rete stupenda. Il punteggio, almeno nella sostanza, rispecchia ora i veri valori in campo: Roma in vantaggio. Al 40° entra in campo Hidetoshi Nakata in sostituzione del Capitano stremato. Il risultato non cambia più: 1-2 indica il tabellone al fischio finale dell’arbitro Farina. 7-2 i calci d’angolo per la Roma. Alla fine del girone d’andata la classifica recita così: Roma 39 punti, Juventus e Lazio 33.

CAMPIONE D’INVERNO DOPO 18 ANNI Era dal 1982 – ’83, anno della seconda ed ultima affermazione giallorossa nel campionato italiano, che la Roma non chiudeva in testa alla classifica il girone d’andata. La stessa posizione era stata occupata dalla società capitolina dopo la prima fase dei tornei 1941 – ’42 e, appunto, quello del 1982 – ’83. La speranza era quella di ripetere il successo ottenuto in quelle due annate straordinarie. Il suo allenatore, Fabio Capello, era già stato campione d’inverno col Milan nel 1991 – ’92, 1992 – ’93, 1993 – ’94 e 1995 – ’96 e con il Real Madrid, nel campionato spagnolo, nel 1996 – ’97; alla fine di tutte queste stagioni il successo finale non gli era sfuggito. Tutto questo, ovviamente, faceva ben sperare: la forza e la grandezza di una squadra capace di giocare un calcio irresistibile unite alla grinta del suo allenatore facevano sognare i tifosi giallorossi. Il girone di ritorno fu lungo e sofferto, ma l’impegno e la voglia di inseguire un sogno non mancarono mai. Il percorso fu stupendo ed il sostegno alla squadra da parte dei suoi tifosi fu costante fino al ritorno con il Parma, quel caldo 17 giugno 2001; una data che il tifoso romanista non dimenticherà mai.