Castan: "Non fosse stato per la Roma avrei smesso di giocare. Sono in debito con società e tifosi"

10.08.2015 18:50 di Luca d'Alessandro Twitter:    Vedi letture
Fonte: diariosp.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Castan: "Non fosse stato per la Roma avrei smesso di giocare. Sono in debito con società e tifosi"

Leandro Castan, difensore della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al portale brasiliano diariosp.com in merito alla sua precedente stagione contrassegnata da un grave problema di salute: “Tutto è cominciato con un problema alla vista, una volta trattato è migliorato, ma quando sono andato a ritirare il certificato d’idoneità il medico della federazione italiano non me lo ha concesso, mi ha detto che mi sarei dovuto operare. La cosa peggiore è stata che il medico della Roma mi disse non fosse necessario l’intervento e che il problema non mi metteva a rischio vita. Poi mi ha chiamato il medico della federazione dicendomi che se fossi stato suo figlio mi avrebbe fatto operare per porre, una volta per tutte, fine ai problemi”.

Avevi paura di non giocare più a calcio?
“Sì, certo. Nel mese di gennaio, dopo l'intervento. Ho dovuto imparare di nuovo a camminare, a correre... Era tutto nuovo”.

C’era il rischio di morte durante l’operazione?
“Il medico è stato molto chiaro: il rischio di perdere la vita era di circa l'1%. Avevo il 10% di rimanere con la bocca storta e di riscontrare danni motori. Quello di non poter giocare più a calcio era del 20%”.

Valeva la pena correre tutti questi rischi?
“Avevo deciso di smettere. Chiesi alla Roma la rescissione contrattuale per tornare in Brasile e stare vicino alla mia famiglia. Il DS Sabatini me la negò dicendomi di pensarci un altro paio di settimane”.

Cosi ci hai ripensato?
“Un giorno, ero seduto a casa divano, da solo, a guardare il campionato italiano e mi son detto che avrei potuto giocare altri sei-sette anni. Così ho chiamato il medico e fissato l’intervento per l’inizio della settimana successiva”.

Come sono stati i primi giorni post operazione?
“È stato molto difficile. Dopo l'intervento chirurgico, mi è stato detto che tutti i dolori che sentivo non sarebbero stati permanenti. È stato spaventoso perché avevo la parte sinistra che non funzionava bene”.

Quanto tempo è durato?
“Ho fatto terapia per due mesi. Praticamente vivevo all’interno della clinica, ma tutto ciò è passato e posso garantire che tornerò meglio di prima. Oggi, il mio corpo è già migliore. Ciò che manca è il ritmo partita, velocità, tempo palla”.

Prima di scoprire il cavernoma, la sua stagione non era delle migliori giusto?
“Ho avuto una serie di lievi infortuni alla gamba. I medici mi dissero che fosse dovuto a un problema al petto”.

Qual è stato il ruolo di Roma in tutti questi mesi di sofferenza?
“Se fosse stato un altro team, mi sarei ritirato. Mi hanno impedito di rescindere, e avevo appena rinnovato il contratto con uno stipendio più alto e maggiori costi per il club”.

Puoi essere già un titolare?
“Questo è l'obiettivo. La Roma ora ha quattro difensori: Romagnoli, Manolas ,Mapou Yanga-Mbiwa e me. In questo momento veniamo ruotati dal mister durante le partite".

Come ci si sente ad aver affrontato il Barcellona al Camp Nou, dopo tutto quello che ha attraversato?
"Sono stato molto felice e ho lavorato troppo per questo. Ho cominciato a prepararmi dal momento in cui mi hanno detto che mi sarei dovuto operare per poter tornare a giocare. La gara contro il Barcellona è stata la quarta per me. Sono ancora fuori forma ma è stato speciale”.

A dover marcare Messi?
“Ci ho scherzato senza problemi, non lo avevo mai affrontato. Dopo un anno fermo mi sono trovato di fronte il migliore del Mondo. Sono stati 45 divertenti. Lavorerò duro per affrontarlo al 100% la prossima volta”.

Il suo nome è stato recentemente accostato al San Paolo e ad altri club brasiliani.
“Non riesco a vedermi lontano da Roma. Ho un grande debito verso la società e i tifosi”.

Sei sicuro che rimarrai alla Roma?
“Al 100%. Almeno in questa stagione, anche se ho un contratto triennale. Ora sto cercando il ritmo partita”.

Un ritorno in Brasile?
“È difficile immaginare un ritorno in Brasile in questo momento. Sono molto felice in Italia e mia moglie non vuole tornare. Abbiamo anche comprato una casa qui. Non voglio tornare indietro. Il piano è quello di fare tre anni, e forse rinnovare. Poi penso di provare la carriera di allenatore".

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