Che fine ha fatto - Stefano Guberti

19.09.2020 08:20 di Alessandro Pau Twitter:    Vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Alessandro Pau
© foto di Alberto Fornasari
Che fine ha fatto - Stefano Guberti

Partito dal basso, in piccole società sarde, fino alla Serie A e alla grande chance con la Roma, non sfruttata. Poi il crollo: il calcioscommesse, tribunali e processi hanno segnato diversi anni della sua vita. Quando la sua carriera sembrava ormai destinata a morire senza gloria, l’assoluzione gli ha permesso di tornare in campo e di rilanciarsi nelle serie minori. Ripercorriamo il percorso di Stefano Guberti, protagonista odierno di Che fine ha fatto.

Nasce a Milano, città del padre, e si trasferisce con tutta la famiglia vicino Cagliari, città della madre. Qui inizia a giocare prima a pallamano e poi a calcio nelle giovanili dell’Asseminese. Dopo ben 6 anni in biancorosso milita per un anno nella Primavera del Torres, e nel 2004/05 esordisce nel calcio “dei grandi” con l’Alghero, in prestito. Nel campionato di Serie D gioca 25 partite e segna 7 gol, conquistando così la permanenza nel Torres nella stagione successiva. Qui disputa infatti la Serie C1, giocando in totale 37 partite tra campionato e Coppa Italia, condite anche da tre reti.

Le suo buone prestazioni gli valgono una doppia promozione: ad acquistarlo è l’Ascoli che nella stagione 2006/07 milita in Serie A. Nella sua annata d’esordio nella massima serie nazionale firma un solo gol in 22 presenze. Questo non basta per evitare la retrocessione in Serie B dei marchigiani. Guberti resta in bianconero e diventa un titolare inamovibile: 44 presenze totali e ben 10 realizzazioni, per la sua prima, e finora unica, stagione in doppia cifra. Nella stagione successiva trova meno spazio e, dopo 14 partite e una rete, nel mercato di gennaio viene ceduto al Bari, anch’esso in B. Disputa una seconda metà di campionato esaltante, con 18 apparizioni e ben 9 reti, vincendo il campionato e ottenendo la promozione in Serie A: questo, resta l’unico trofeo vinto da Guberti in carriera. Finisce così nel mirino della Roma che decide di concedergli una chance.

Il 22 giugno passa in giallorosso a parametro zero, e a luglio esordisce nei preliminari di Europa League. È proprio in questo periodo, nel 7-1 inflitto al Kosice, che Guberti trova la sua prima e unica rete con la maglia della Roma. Nella prima metà di stagione è poco più che una riserva: trova spazio in 12 occasioni totali e nel mercato di gennaio viene ceduto in prestito alla Sampdoria. In un’intervista ai canali ufficiali della Roma qualche anno dopo dichiara: “Chi mi ha convinto a scegliere la Roma? Non c’era bisogno che mi convincesse qualcuno ad accettare una proposta così importante. Era la piazza migliore in cui potessi sperare di giocare, con un grande allenatore con Spalletti e un calcio propositivo ideale per le mie caratteristiche di esterno d’attacco. Mi sono trovato bene fin dall’inizio, nonostante pensassi che l’ambientamento potesse essere più complicato. Perché quella romanista è una piazza grande e dispersiva, però dal punto di vista ambientale non ho mai avuto problemi. La tifoseria è calda come è giusto che sia e la città è meravigliosa, ma non la scopro di certo io. Il problema nacque in campo. Sì, perché durante gli allenamenti notavo di avere un passo diverso rispetto ai miei compagni di squadra. La cosa che mi impressionava delle varie sedute tecnico-tattiche era l’intensità che mettevano e la capacità di fare tutto ad una velocità maggiore a quella a cui ero abituato io. Ma fu tutta esperienza che accumulai e che mi tornò utile successivamente in altre realtà. Alla Sampdoria, ad esempio, me la giocavo meglio con i concorrenti di reparto. Quando si dice delle categorie dei calciatori, ecco questo è un esempio. I miei compagni di squadra, nel mio ruolo in particolare, erano superiori. È inutile girarci intorno. Vucinic, Menez, lo stesso Taddei: avevano qualità incredibili. Ma pure altri come De Rossi e Pizarro erano impressionanti. Per non parlare di Totti”.

Termina la stagione con 16 presenze e due reti prima di tornare a Trigoria. Qui il nuovo tecnico Ranieri gli prometti di tenerlo in considerazione come riserva, ma prima dell’inizio del campionato viene ceduto nuovamente in prestito al club blucerchiato. La stagione 2010/11 per lui è una delle migliori a livello di gioco: ottiene ben 46 presenze e firma 6 reti, giocando anche nei preliminare di Champions League. Quella stagione iniziata così bene, però, termina con il peggior risultato possibile: la retrocessione in Serie B. Proprio in quest’occasione racconta come vive il calcio dopo questo risultato così negativo quanto inaspettato, tornando anche sul suo periodo in giallorosso: “Di rimpianti ne ho tanti. Il preliminare perso con la Sampdoria, poi la retrocessione. Ma non si vive di rimpianti, quindi voglio pensare alle cose belle, alle mille emozioni che il calcio mi ha regalato. Al primo giorno a Trigoria, a quando ho debuttato con la Roma e nel tunnel mi tremavano le gambe mentre sentivo cinquantamila persone che cantavano Roma, Roma, Roma. A quando ho conosciuto Totti, a quando mi mettevo vicino a lui per cercare di imparare qualcosa. Totti? Di lui ho solo ricordi positivi, è una persona eccezionale e di un’umiltà fuori dal comune. Se ci frequentiamo? No, macché non mi sarei mai permesso di chiedergli di uscire. Lui un campione, io ancora un ero ragazzino. In realtà forse non ero pronto a livello di testa per un’esperienza del genere e in una squadra del genere, se solo avessi avuto la testa di adesso…”.

La Roma non ha più spazio per lui, e nel 2011 viene girato in prestito al Torino, in Serie B. Sotto la Mole gioca una stagione piuttosto anonima, fatta di 10 partite e zero reti. Ma è al termine della sua annata in granata che scoppia una bomba nel mondo del calcio che avrebbe potuto mettere fine alla sua carriera.

Nel 2012 infatti viene coinvolto nell'inchiesta per tentato illecito sportivo insieme all'ex compagno del Bari Andrea Masiello in riguardo a Bari-Sampdoria (0-1) della stagione 2010-2011: Guberti avrebbe offerto 400.000 euro all'ex compagno per riuscire ad ottenere la vittoria della partita per la sua squadra, la Sampdoria, coinvolta nella lotta per la retrocessione, ma, visto il rifiuto degli altri giocatori biancorossi, non se ne sarebbe fatto più nulla. Il 26 luglio viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per illecito sportivo proprio in merito a Bari-Sampdoria. Il 3 agosto Palazzi richiede per lui una squalifica pari a 3 anni; il 10 agosto in primo grado e il 22 agosto in secondo grado la Commissione Disciplinare gli conferma la squalifica. La partita si concluse comunque con la vittoria della Sampdoria e non è mai stata appurata la provenienza dei soldi offerti. Nello stesso mese, insieme ad altri suoi ex compagni del Bari, viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Bari per frode sportiva in merito a Salernitana-Bari (3-2) del 23 maggio 2009: insieme ad altri 13 compagni avrebbe incassato 7.000 euro da Luca Fusco e Massimo Ganci, avversari ed ex compagni proprio a Bari, per perdere la partita. Il 16 luglio 2013 viene condannato in primo grado dalla Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC a 3 anni e 6 mesi di squalifica in continuazione, confermati, poi, anche in appello. Il 4 aprile 2014 il TNAS gli riduce la squalifica a un anno e un mese.

In relazione a Palermo-Bari 2-1 e Bari-Sampdoria 0-1 del 2010-2011, il 17 settembre 2015 in primo grado viene assolto dal Tribunale di Bari dal reato di frode sportiva "perché il fatto non sussiste"; potrà tornare a giocare in caso di revisione della sentenza del processo relativo alla giustizia sportiva. Infine il 5 gennaio 2016 il presidente della FIGC Carlo Tavecchio concede la grazia a Guberti, che potrà pertanto tornare in campo a partire dal primo impegno ufficiale successivo a tale data.

Finita questa lunga agonia, Guberti ha espresso varie volte i suoi pensieri su come ha vissuto questo periodo buio. “Se c’è qualcosa che non rifarei? Diciamo che farei, se potessi tornare indietro… A Bari sono stato assolto a livello penale. L’unico errore che ho commesso è stato quello di tapparmi le orecchie e far finta di niente in alcune situazioni che sinceramente poco mi interessavano. Forse qui ho sbagliato. Se tornassi a quei momenti con l’età e la consapevolezza di ora, magari agirei in maniera diversa. Non c’è bisogno di dire altro, credo si sia capito”. Nel 2017 invece pubblica un post su Instagram riguardo questa lunga storia: “Da quel 10 agosto del 2012 son passati 5 anni e mezzo, esattamente 2028 giorni di pura agonia. Mi farebbe piacere ripercorrere tutto questo tempo vissuto nel buio. Pensavo di aver rovinato la vita e il futuro dei mie cari e tutto quello che di buono avevo creato, non mi davo pace. Grazie alla forza che mi hanno trasmesso soprattutto i miei figli son riuscito a capire che dovevo ottenere la mia giustizia. Poi, dal 5 gennaio del 2016 è passato tutto in secondo piano tornando a calpestare il prato verde grazie alla prima assoluzione e al Perugia calcio che ha creduto in me. Li ringrazio per avermi ridato la mia vita, la mia passione e qualcosa che pensavo fosse svanito per ciò che non avevo commesso. Da quel momento in poi ho pensato a riconquistare ciò che mi era stato tolto, credendo ancora di voler tornare in serie A, sogno frantumatosi nella semifinale playoff. Son consapevole del fatto che ora, a 33 anni, riprendere quel sogno sarà difficile, ma ci proverò ancora, magari da allenatore. Oggi, 1 marzo 2017, finalmente è arrivata la mia giustizia, la prova della mia onestà. Ora, con un peso in meno, posso continuare a divertirmi e cercar di togliermi qualche altra soddisfazione. Ringrazio tutti coloro che mi son stati vicini in questo periodo difficile capendo la mia persona e giudicato per quel che sono e non per quello che si diceva sul mio conto. Non biasimo chi mi ha giudicato negativamente basandosi su informazioni erronee. Ringrazio di vero cuore i miei genitori, mia sorella, mio fratello, i miei amici, i miei zii, cugini e in particolare la mia futura moglie, Cinzia e i miei due splendidi figli Thomas e Sophie (a cui si aggiunge un terzo figlio, Nicholas, nato nel 2019, ndr)”.

Traducendo tutto questo in termini calcistici, Stefano Guberti non gioca una partita ufficiale dal 2012 al 2015. Nel 2012/13 si allena a Trigoria con la Roma: “Mi sono allenato con Zeman prima e Andreazzoli poi. In quell’occasione - ha affermato -, ebbi modo di apprendere nuovi concetti, stando sempre con il gruppo. Ma ero sotto squalifica e più del campo di allenamento non potevo vedere”.

Come anticipato nel post del calciatore, nel 2015 è il Perugia che gli dà fiducia e gli consente di tornare a giocare a calcio. Resta in Umbria per due annate, sfiorando la promozione in Serie A. Complessivamente gioca 52 partite e sigla 5 reti. Nel 2017/18 lo acquista invece la Robur Siena, che milita in Serie C. “Campionato e livello completamente diverso a quello a cui ero abituato, ma l’offerta è stata buona. Mi ha permesso di tornare in campo ed è stato molto importante per me. Ora mi diverto, tra qualche anno mi vedo bene in panchina a fare l’allenatore”. Col Siena ci resta per ben tre stagioni, giocando in 77 occasioni e siglando anche 12 reti. Nonostante la sua grossa voglia di restare ancora in Toscana (“Voglio chiudere la mia carriera qui”, ha dichiarato in una conferenza stampa), il Siena ha fallito l’iscrizione al prossimo campionato, svincolando tutti i calciatori, compreso Guberti. "Dopo un po' di tempo ho metabolizzato e ho cercato di capire come erano andate le cose. Ancora però il quadro chiaro non ce l'ho. Mi premeva capire come fosse stato possibile arrivare alla non iscrizione. Penso che il Siena non meritasse di finire così. I motivi veri non li so del tutto. Ma auguro alla piazza di tornare il più presto possibile nelle categorie che le competono". Lui, che non ha mai giocato con la Nazionale Italiana, vanta delle convocazioni con la Nazionale Sarda, selezione affiliata alla CONIFA e ovviamente non riconosciuta da UEFA e FIFA.

Cosa c’è nel futuro di Guberti? "È un punto di domanda - afferma -. Ho ricevuto un paio di richieste concrete e ho fatto anche un paio di chiacchierate. Sono in attesa. Voglio giocare ancora un anno, se non due. Ho una famiglia, tre bambini che devono cominciare ad andare a scuola e ho necessità di trovare una soluzione il prima possibile". Come riporta tuttomercatoweb.com, su di lui ora ci sono Carrarese, Alessandria e Lecco. Una volta appese le scarpette al chiodo, è chiaro che Guberti inizierà la propria carriera da allenatore: “Ho già preso il primo patentino, poi seguirò altri corsi. Ho avuto in passato tecnici di livello assoluto come Conte, Spalletti, Ranieri, Ventura, Delneri, lo stesso Zeman: ho imparato tanto e da ciascuno ho preso qualcosa. Io ci metterò le mie idee, cercando di fare il resto”.