Che fine ha fatto - Simone Loria

03.10.2020 15:15 di Alessandro Pau Twitter:    Vedi letture
Che fine ha fatto - Simone Loria
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

Partito dal basso, arrivato in alto da giovane e poi un’onesta carriera da mestierante in giro per l’Italia, con il premio di poter indossare la maglia della Roma nel momento più roseo della sua vita calcistica. Un saliscendi che gli ha permesso di togliersi tantissime soddisfazioni e di poter guardare con fierezza al passato. Oggi ha lasciato il calcio, ma la sua passione per il pallone non è ancora scemata. Ecco Che fine ha fatto Simone Loria, protagonista odierna della nostra rubrica.

Nasce a Torino ed entra nella giovanili della Vanchiglia per poi passare alla Juventus. Nel 1994 con la Primavera bianconera vince tutto: lo Scudetto, la Coppa Italia e il Torneo di Viareggio. L’anno successivo, visti i grandi risultati ottenuto con la Primavera, viene aggregato in Prima squadra, seppur senza mai esordire. Nonostante questo, nel suo palmarès sono rientrate anche le vittorie di quella stagione, ovvero la Supercoppa Italiana e la UEFA Champions League. “Ho fatto degli allenamenti - spiega in un’intervista -, e alcune volte sono andato in panchina, ma vincere la Champions e far parte della rosa sono due cose diverse. La Coppa la vince chi la gioca e chi fa parte in ogni partita della formazione. Però è stato bello crescere vedendo quei campioni”. Nel 1995 viene ceduto in Serie C2 all’Olbia: una cessione che sembra poter mettere fine al sogno di una carriera di primo livello, ma Simone Loria non molla e nelle serie minori dimostra il suo grande potenziale. In Sardegna dunque vive la sua prima stagione da titolare nel calcio “dei grandi”, giocando 31 partite e trovando anche un gol. Le sue buone prestazioni gli valgono il trasferimento alla Battipagliese, società di Serie C1. Con il club di Salerno gioca per ben 3 anni, nelle quali accumula 44 presenze e firma due reti. Nella terza stagione non riesce a evitare la retrocessione in Serie C2: viene quindi ceduto, restando in C1 con la maglia della Nocerina, altra società salernitana. Nel 1999/00 gioca 28 partite con i rossoneri di Nocera Inferiore e a fine stagione viene acquistato dal Lecco, proseguendo nella sua gavetta. In Lombardia ci resta per due stagioni, dimostrando anche un ottimo feeling con la rete: infatti, in 52 presenze con i blucelesti mette a segno anche 6 reti.

A 26 anni si fa avanti il Cagliari, in quegli anni in Serie B. Simone Loria torna così in Sardegna, iniziando la grande risalita verso i vertici del calcio italiano. Il suo impatto con la serie cadetta è comunque molto positivo: 31 partite e 3 gol alla prima stagione, 38 partite e ben 7 gol nella seconda. Le ottime prestazioni della seconda annata aiutano i sardi a ottenere la promozione nella massima serie, nella quale Loria fa il suo ritorno e definitivo esordio nel 2004, a 28 anni. Il suo anno d’esordio in Serie A si chiude con un bilancio né positivo né negativo grazie a 20 apparizioni e una rete. “Cagliari? Ne ho un ricordo bellissimo, ho esordito in Serie A con la maglia rossoblù e abbiamo fatto grandi cose, vinto campionati, insomma una bella esperienza. Un bel gruppo, una società seria e una città con tifosi molto vicini”.

L’anno successivo viene acquistato dall’Atalanta, quella stagione in Serie B. Torna a fare il titolare, confermandosi sugli ottimi numeri ottenuto con la maglia del Cagliari nella serie cadetta: 38 gettoni e ben 7 reti siglate, conquistando ancora una volta la promozione in Serie A. Nella stagione successiva resta quindi a Bergamo per disputare di nuovo la massima serie nazionale, e qui conferma ancora una volta il suo grande feeling con la porta, segnando 5 volte in 28 presenze.

Al termine del campionato viene acquistato dal Siena per 750mila euro: anche in Toscana si conferma un difensore bomber segnando 5 gol in 37 presenze. Le realizzazioni sono accompagnate anche da ottime prestazioni e per questo per lui a 32 anni si aprono le porte della Roma: un’altra grande chance, riconquistata dopo tanti anni nelle serie minori. Arriva nella Capitale nell’ambito dello scambio che porta anche Artur a Roma e Barusso, Curci e Galloppa a Siena. “Se è vero che quando firmai con la società giallorossa, mi buttai in piscina per la felicità? Ero a casa, con i miei amici. Fu un modo per condividere con loro questa soddisfazione. Ero consapevole di andarmi a giocare una chance importante, in un club di primo livello”. Nella stagione 2008/09 viene mandato in campo in 12 occasioni in cui trova anche la via del gol una volta. Non viene riconfermato e viene mandato in prestito al Torino, la squadra di cui è sempre tifoso fin da bambino: “Andavo al Toro, nella squadra che ho sempre tifato da bambino. Scesi anche di categoria, ma non mi interessò. Cercai di fare il massimo, ma durò poco. Solo una stagione. Avrei preferito continuare in granata, però vennero a mancare i presupposti”. A fine anno torna alla Roma e viene tenuto in rosa, sempre come riserva. Ottiene solamente sei presenze in cui riesce a firmare anche due reti. In estate avviene l’avvicendamento dalla vecchia proprietà Sensi alla prima americana e viene ceduto a titolo definitivo. “Sono stati anni molto belli quelli nella Capitale perché ho fatto anche la Champions. Certo, ho giocato poco rispetto a quando sono stato in altre squadre ma quello è senza dubbio stato l’apice della mia carriera. Un bel momento per la mia carriera, a prescindere dai risultati e da come può essere andata. Ho giocato con grandi calciatori, ho disputato la Champions League. Una partita pure dall’inizio, pur non essendo un titolarissimo all’interno della rosa. Dal punto di vista calcistico, sportivo insomma, non sono stati stagioni esaltanti, ma ho avuto la possibilità di giocare con grandi campioni. Bellissimo. Il vizio del gol non mi ha mai abbandonato, in tutte le formazioni con cui ho giocato, però fare gol con la divisa della Roma non è una cosa di tutti i giorni. È bello davvero. L’ambiente romano? È normale che ci sono delle aspettative in questo tipo di ambienti, ogni tanto si cercano degli alibi ma a Roma non è così. L’ambiente è esigente ma lo sono tutti quelli che vogliono vincere”.

Ad acquistarlo è il Bologna, che gli consente di disputare la sua ultima stagione in Serie A. In maglia rossoblù ottiene 10 presenze e firma una rete. Resta svincolato per sei mesi e passa al Cuneo, in Prima Categoria, nel mercato invernale per l’ultima avventura della sua lunga carriera. Ottiene qualche presenza e a fine stagione annuncia il suo ritiro dal calcio giocato.

“Se ho un ricordo un po’ più speciale? Solo un ricordo sarebbe impossibile, sono stato benissimo in ogni società in cui sono stato e a cui mi legano ancora bei ricordi. Anche se, se devono dirne uno, forse il gol in mezza rovesciata con l’Atalanta, ma quello è un ricordo di un gesto tecnico e di un bel gol. Ma se parliamo di soddisfazioni, ne ho tante con tutte le squadre con cui ho giocato. Un rimpianto? No, direi di no. Non vivo di rimpianti e quindi in tutto quello che ho fatto ho sempre deciso di farlo senza guardarmi poi indietro. Nella vita bisogna scegliere e prendere poi le conseguenze delle proprie scelte senza rimpianti”.

Oggi Simone Loria vive ancora a contatto col calcio, ma lo fa nel modo più genuino e sincero, allenando i bambini nella sua scuola calcio: “Ho una scuola calcio dal 2013 dove gestisco e alleno, si chiama Scuola Calcio Mercadante. Alleno una squadra allievi e una esordienti, è un impegno molto stimolante. Sto già facendo qui ma mi piacerebbe poter allenare anche a grandi livelli un giorno. Mi piace insegnare ai giovani questo sport. L’obiettivo è sempre quello di far giocare e divertire i bambini della zona in un luogo accogliente e sicuro. Ho anche conseguito da un paio di anni il patentino di allenatore per la seconda categoria. Il rapporto con i genitori? È verissimo, la rovina di certi bambini sono i genitori. Si creano troppe aspettative, i piccoli di 8-9 anni vogliono divertirsi e basta. Solo a 15-16 anni i ragazzi possono capire davvero cosa fare nel futuro, se le famiglie non sanno aspettare o non lasciano divertire può diventare un grande problema”.