Che fine ha fatto - William Vainqueur

01.08.2020 17:20 di Alessandro Pau   Vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Alessandro Pau
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Che fine ha fatto - William Vainqueur

Centrocampista di quantità con compiti difensivi e uno scarso apporto in zona offensiva, ma tanta aggressività: queste le caratteristiche del franco-haitiano, classe ’86, carambolato a Roma nella stagione 2015/16 per rimpolpare il reparto nevralgico del campo. Ventuno presenze nel corso di un’intera annata e pochissimi spunti interessanti sul terreno di gioco (molti di più quelli extra-campo) rendono l’avventura capitolina di William Vainqueur, il protagonista odierno di Che fine ha fatto, una delle più classiche vacanze romane.

Approccia al calcio da bambino con un piccolo club del suo paese e nel 2001 passa all’Auxerre, prima società importante della sua carriera. Dopo un anno va al Nantes, termina la trafila delle giovanili e a 17 anni esordisce nel calcio professionistico. Il Nantes è senza dubbio la società con cui William Vainqueur ha giocato per più tempo. Infatti, dopo 4 anni di giovanili ci resta per altre 5 stagioni in prima squadra. Nelle prime due partecipa sporadicamente, ma dalla terza diventa un titolare. In quegli anni il Nantes ottiene due retrocessione in Ligue 2 e una promozione in Ligue 1 (dove in totale Vainqueur milita per due anni e ottiene 26 presenze). Contando invece anche i gettoni conquistati nella seconda serie nazionale francese e nelle altre competizioni, col club gialloverde Vainqueur arriva a 97 presenze, condite da un solo gol, siglato in Ligue 2.

Nel 2011 ha l’occasione di compiere il grande salto: lascia la seconda serie francese e, saltato il trasferimento al Nancy, passa al ben più blasonato Standard Liegi, club belga che partecipa costantemente alle competizioni europee. Qui diventa un pilastro inamovibile del club, vivendo un triennio d’oro, macchiato però da un brutto episodio che lo ha visto protagonista in campo. Infatti, in una sfida del dicembre 2013 contro il Lierse viene espulso per aver dato un calcio in faccia a un avversario. Nello stesso 2013 rinnova il proprio contratto fino al 2017, alzando il proprio stipendio. Nella stessa stagione lo Standard termine la regular season in prima posizione, ma poi si ferma al secondo posto nel play-off scudetto. Lascia il Belgio dopo 3 esaltanti stagioni in cui fa registrare i migliori numeri della sua carriera: 110 presenze totali, di cui 14 in Europa League, e 6 reti siglate.

Nel 2014 viene acquistato dalla Dinamo Mosca per ben 6 milioni di euro. Nella sua unica stagione moscovita ottiene ben 42 presenze, giocando praticamente sempre in Europa League: dai preliminari fino agli ottavi di finale conquista 13 apparizioni. Firma anche due reti nel campionato russo, e nel 2015 viene ceduto alla Roma.

Arriva nella Capitale nell’ultimo giorno di mercato, divenendo il decimo calciatore francese nella storia del club. Nella conferenza stampa di presentazione afferma: "Come caratteristiche sono un giocatore a cui piace recuperare la palla, aggressivo. Ho giocato in diversi ruoli, in particolare davanti alla difesa. Sono cresciuto nel Nantes, club famoso per il modo di giocare. Voglio dimostrare il mio valore, ho sempre apprezzato molto Dacourt e Fernandinho. La trattativa? I club erano in contatto da qualche settimana, io avevo dato subito il mio ok e le trattative si sono dilungate come spesso succede. Non è facile sostituire Strootman (vittima di un infortunio, ndr), è un grande giocatore ma sono qui per imparare e aiutare la squadra”. Il francese prima di esordire assiste alla sfida interna contro la Juventus: "È stata un'impressione fortissima entrare all'Olimpico che ribolliva in quel modo, sapevo del calore dei tifosi ma non avevo mai visto un pubblico così dedito alla propria squadra. Essere qui è un sogno. Spero di impormi come titolare ma dovrò lavorare duro, ci sono grandi campioni. Sono a disposizione per l'obiettivo comune che è quello di vincere titoli".

A Roma TV invece dichiara: “Aver firmato con la Roma è per me un motivo di grande orgoglio, è straordinario, da piccolo guardavo spesso la Serie A, così come la Roma, squadra tra le più importanti in Italia. Appena ho saputo del loro interesse ho accettato immediatamente. La Roma è tra le più forti in Italia, ci giocano Totti e De Rossi, lo stadio è grandissimo. Penso che la Serie A sia tra i campionati migliori al mondo, è una tappa importante per la mia crescita. Obiettivo? Vincere lo scudetto e andare il più avanti possibile in Champions League. Sono orgoglioso di indossare questa maglia”. Rincara infine la dose sui social, dove è da sempre attivissimo: "Sono qui perché la Roma è una grande squadra e Roma è una splendida città. Darò tutto per questa maglia, che è molto importante. Mi hanno parlato tanto dei sostenitori giallorossi: una delle tifoserie più belle che c'è".

Nonostante le belle parole, la voglia e l’ambizione, Vainqueur a Roma è solo di passaggio. In maglia giallorossa esordisce per la prima volta in Champions League, ottenendo 4 presenze che ancora risultano essere le sue uniche partite nella massima competizione europea. Ottiene inoltre una presenza in Coppa Italia (la brutta disfatta ai tiri di rigore con lo Spezia), e 16 gettoni in Serie A.

La sua avventura a Roma inizia sotto la gestione Rudi Garcia, suo connazionale che ritroverà nel corso della carriera, e termina sotto il secondo Spalletti. “Quando mi sono unito al gruppo ero rientrato da un infortunio avuto in Russia - spiega il centrocampista -, e dopo il primo allenamento, una sessione basata sul lavoro fisico, sono tornato a casa e ho vomitato. Ho capito quello che mi era stato detto sull'Italia, che non era uno scherzo. Bisogna vedere le dimensioni delle cosce dei giocatori per capire cosa intendo”. Nella Capitale vive appieno le pressioni dell’ambiente: “Se mi piace lavorare così? Sì, ed è per questo che faccio questo lavoro. Amo la passione. Sia i dirigenti della squadra che Daniele De Rossi mi hanno spiegato come sarebbe andata. Allo Standard Liegi ho avuto tifosi straordinari, mentre a Mosca abbiamo giocato di fronte a 5.000 persone. C'era zero pressione, non cambiava molto giocare bene o male. Prima della sosta - aggiunge -, eravamo ancora secondi o terzi, ci hanno lanciato uova e pomodori e mi sono chiesto dove fossi finito. Qui è un'altra cosa. Quando siamo andati a Napoli, per esempio, siamo dovuti andare in aereo quando non ci sarebbero volute più di due ore. E all'arrivo in aeroporto c’erano 200 agenti di polizia per scortarci. È stata pura follia”.

A Roma Vainqueur si misura con calciatori di altissimo calibro, tra cui Totti e De Rossi: “Contro il Chievo Verona ho veramente realizzato dove mi trovavo: ho visto De Rossi, Maicon, Gervinho e mi sono reso conto che giocavo nella Roma. È stupido, ma è davvero lì che ho capito”. Del Pupone dice: “Il primo giorno mi sono trovato seduto due posti lontano da lui. Vi assicuro che diventi più piccolo. E ho scoperto un altro calcio, un altro livello, qui si va a 2000, se non vedi il gioco prima di ricevere la palla sei morto e senti Totti urlare. Quando c’è Totti, probabilmente fai un po’ più di attenzione, ma se devi portargli il pallone tu lo fai e probabilmente ti urlerà alla fine, ma nello spogliatoio ti darà una pacca sulla spalla. È una persona che rispetta molto il calcio, sa che fa parte del gioco”. Non solo i compagni di squadra, ma nelle vacanze romane di Vainqueur c’è anche spazio per cimentarsi con avversari di primissimo livello: “A Roma ero in panchina come Zidane, due settimane dopo mi son trovato sul terreno del Bernabeu con Modric…”.

In quell’anno la Roma vince entrambi i derby disputati: Vainqueur li vive con passione e grinta, percependo sulla propria pelle la tensione e il clima che si vive nella città, come testimoniano le sue parole: “Il derby di Roma è un evento unico. Ogni volta che si vince, si può fare ciò che si desidera in città, vai al ristorante e non paghi, la gente ti segue. Ho avuto la possibilità di giocarlo e, soprattutto, di vincerlo. Se ero stressato in occasione del derby? Sì, soprattutto perché ho giocato come titolare. E i leader e i tifosi ti fanno capire che non si può perdere. Quando eravamo in albergo, abbiamo visto arrivare 5-6000 sostenitori alle 8 del mattino. Walter Sabatini mi ha chiamato nel suo ufficio e lui non ci ha girato intorno, mi disse che avrei giocato, che si fidava di me e che non mi aveva preso per niente. Ed è là che inizi a traballare”. In occasione del secondo derby diventa protagonista di una spiacevole vicenda di razzismo sui social: un giovanissimo tifoso laziale lo etichetta come una scimmia su Instagram, scatenando l’ira dei sostenitori giallorossi e non solo. Anche lo stesso centrocampista risponde sui social, ma poi in occasione di un evento A scuola di tifo il ragazzo si presenta di persona per scusarsi con lui, che chiude così la vicenda: “Ho risposto inizialmente a Simone affinché tutti potessero riflettere. Non ha senso rispondere con un insulto ad un altro insulto. Oggi ringrazio lui e il papà che lo ha accompagnato fin qui per il coraggio che hanno dimostrato”.

La sua avventura a Roma termina dopo una sola stagione quando viene ceduto in prestito secco al Marsiglia. Il giorno della sua presentazione afferma: "Sono al 100% a livello fisico. Sono a disposizione del mister. Lassana Diarra è un gran giocatore. Imparerò da lui come ho fatto con De Rossi". A marzo, sotto la guida di Rudi Garcia, spiega: "Garcia mi sta dando fiducia. Quando sono arrivato a Roma era complicato, ma ha parlato con me e con gli altri. Mi poteva far giocare qualche partita e lo ha fatto, e per questo lo ringrazio. Ora siamo a Marsiglia, andiamo d’accordo e spero continui così". I rapporti però si incrinano nel corso dell’anno: in estate il Marsiglia non rinnova il prestito e Vainqueur, dopo 33 presenze col club francese, torna a Roma da separato in casa e si sfoga con un tweet riferito al tecnico: "Non momento se non quello giusto. Parole, parole, parole". Riesce in extremis a strappare un contratto con l’Antalyaspor, in Turchia, nel settembre del 2017, lasciando Roma per giocare con continuità. Si ferma a una trentina di apparizioni in un anno e mezzo senza grossi sussulti. A gennaio del 2019 si fa vivo il Monaco: inizialmente non supera le visite mediche, ma dopo un secondo tentativo ci riesce, trasferendosi in prestito nel Principato. Qui gioca solamente una manciata di partite: a ormai 33 anni sembra che la sua carriera abbia intrapreso la strada del tramonto.

Nell’estate del 2019 gli viene concessa una nuova chance: lo preleva in prestito il Tolosa, società francese che milita in Ligue 1, in cui diventa compagno di squadra di un altro ex giallorosso, Mauro Goicoechea. Qui vive una buona stagione da titolare, non riuscendo però a evitare una campionato altamente fallimentare. I biancoviola infatti ottengono solamente 13 punti in 28 giornate, attestandosi all’ultimo posto della classifica con il peggior attacco e la peggior difesa, il minor numero di vittorie e il maggior numero di sconfitte. Oggi è di nuovo un calciatore dell’Antalyaspor, in quanto il suo prestito al Tolosa è terminato, ma sulla prossima casacca che indosserà non ci sono ancora certezze.