Che fine ha fatto - Urby Emanuelson

11.07.2020 09:25 di Alessandro Pau   Vedi letture
© foto di Federico Gaetano
Che fine ha fatto - Urby Emanuelson

All’Ajax sembrava un talento cristallino in pieno stile orange, tanto che nel 2006 è arrivato a vincere il premio Fanny come miglior giovane di Amsterdam. Laureatosi Campione d’Europa U21 nello stesso anno con una Nazionale che sembrava potesse vivere una nuova epopea (ma che raggiungerà “solo” una finale Mondiale nel 2010), Urby Emanuelson, che a quella brillante spedizione sudafricana non ha preso parte, ha iniziato il suo lento e inesorabile declino una volta lasciata l’Amsterdam ArenA, il suo nido natale. Passato alla Roma come un fantasma, l’esterno sinistro olandese è il protagonista odierno di Che fine ha fatto.

Urby Emanuelson all’età di 8 anni si ritrova già tra le fila del grande Ajax. Per un bambino olandese, seppur con origini surinamesi (Nazionale in cui ha militato suo padre Errol), che vuole fare il calciatore, indossare la maglia dei lancieri non può che essere motivo di orgoglio e soddisfazione. Dopo 10 anni di trafila delle giovanili arriva il tanto agognato esordio in prima squadra nel 2004. Vive altre 7 anni con la maglia dei lancieri addosso e, nonostante non sia il periodo storico più fulgido del club, riesce comunque a mettere in bacheca “mezzo” campionato Eredivisie (nel suo ultimo anno nel club, in cui gioca solo fino a gennaio), più 3 Coppe e 3 Supercoppe dei Paesi Bassi. Tutto questo con un apporto di ben 255 presenze e 22 reti alla causa. Una vera e propria bandiera fino a quel momento, ma l’incantesimo si spezza nel gennaio del 2011. Forse spinto dalla voglia di provare nuove avventure, o forse la voglia dell’Ajax di compiere un passo in avanti a livello qualitativo (vincerà i successivi tre campionati), fatto sta che a Emanuelson viene dato il benservito.

Non male, comunque, la sua nuova meta, visto che passa nel Milan di Allegri che, almeno storicamente, non ha nulla da invidiare al blasone dell’Ajax, anzi. Preso quasi a zero in scadenza di contratto, Emanuelson firma un triennale con i rossoneri. Nella sua prima annata milanese riesce anche a conquistare la sua prima e unica Serie A, vinta proprio allo Stadio Olimpico dopo un match contro la Roma. Passa l’estate e prende parte anche alla vittoria della Supercoppa Italiana, giocata a Pechino, nel derby con l’Inter. Resta un altro anno a Milano e poi nel gennaio del 2013 viene girato in prestito al Fulham. In Premier League da gennaio a maggio ottiene 13 presenze e segna un gol all’ultima giornata. Torna a Milano per completare un’ultima stagione rossonera, giocando 33 match e senza segnare reti. Al termine del proprio contratto resta svincolato e in cerca di una nuova sistemazione. È in questo momento che entrano in gioco Mino Raiola e la Roma. Sulla sua esperienza al Milan dopo qualche mese dichiarerà: “Quando sono arrivato nel Milan c’era una squadra fortissima con Ibrahimovic, Thiago, Gattuso e Pirlo. Avevo 24 anni, ero giovane e per questo dovevo imparare tanto, perché il gioco in Olanda è diverso da quello italiano, ma sono contento di quello fatto nel Milan per quasi tre anni”.

Nell’estate del 2014 infatti i giallorossi, 7 anni dopo il primo tentativo fallito, riescono a portare a Trigoria l’esterno olandese. Le dinamiche e il contesto che portano alla firma di Emanuelson lasciano però diversi dubbi. In primis l’arrivo, praticamente in contemporanea, sia dell’ex Milan che di Ashley Cole, entrambi terzini sinistri. Inoltre l’olandese firma un particolare contratto annuale con opzione per il rinnovo: una formula usata spesso per calciatori ormai molto avanti con l’età, ma raramente con giocatori di 28 anni come in questo caso. Sarà lui a spiegare in un’intervista: “Ho chiesto io di fare un contratto così. Sono venuto qui libero per dimostrare anche alla Roma che sono un buon giocatore. Per restare qui tanto tempo devo fare bene quest’anno, poi vediamo cosa succederà il prossimo". Dunque, il 10 luglio sbarca a Roma e l'11 luglio firma con i giallorossi disputando la preparazione col resto della squadra. Cosa c’entra il succitato Mino Raiola in tutto questo? Lui ha gestito il trasferimento di Emanuelson in giallorosso e, dopo un mese e mezzo, anche quello di Kostas Manolas, giocatore cercato da tantissime squadre europee ma che scelse la Roma. Il dubbio di un legame tra le due trattative c’è, ed è forte. Il fatto che l’acquisto dell’olandese non sia dovuto ad aspetti tecnici è presto svelato: Rudi Garcia lo ignora completamente, lasciandolo fuori dalla lista UEFA e facendolo scendere in campo solamente in due occasioni fino al mercato invernale.

Eppure Emanuelson si è sempre mostrato entusiasta del suo arrivo nella Capitale. I suoi primi commenti social furono questi: “Orgoglioso di far parte dell'Impero Romano. Giocherò con il numero 82 perché il 28 è già stato preso". E ancora: "Sono orgoglioso di annunciare che ho completato il mio trasferimento alla Roma. Non vedo l'ora di giocare la mia prima partita per questo splendido club". Inoltre, appena sbarcato a Roma ha rilasciato un’intervista a Radio Radio parlando del suo arrivo nella Capitale e delle prime impressioni: “Devo imparare come gioca la squadra. In questo momento lavoriamo bene anche sull’allenamento e speriamo di migliorare in questi giorni. Io gioco terzino sinistro come ho già fatto nel Milan. Qui abbiamo un modo di giocare diverso. Adesso porto alla Roma la mia esperienza: anche qui voglio fare bene. La Roma è una squadra molto buona che ha lavorato due o tre anni insieme e anche questo conta tanto. Si vede da come gioca la squadra, tutti sanno quello che devono fare ed è importante. Questa è una squadra unita e speriamo di fare bene in questo campionato. Quest’anno giocheremo tante partite, ci sarà bisogno di tutti. Ci sono buoni giocatori anche nel mio ruolo ma c’è bisogno di tutti. Siamo in trenta, ci sono campionato, Champions e Coppa Italia. Anche io voglio giocare ma dobbiamo lavorare bene insieme".

Quell’anno, come detto, sulla panchina incontra Rudi Garcia. Tra loro un rapporto particolare, iniziato con i migliori presupposti ma finito malissimo. Al suo arrivo a Roma infatti Emanuelson in un’intervista afferma: “Il mister è un buon allenatore, è tranquillo. Lavora sempre per vincere ci dice sempre che dobbiamo vincere. Allegri e Garcia? Sono differenti anche nell’allenamento. Garcia ci fa usare molto la palla sempre in movimento e all’attacco. Con Allegri c’era un modo di giocare molto tattico”. Tutto bello fin quando non inizia la stagione ed Emanuelson vede il campo col binocolo. A dicembre, poco prima del suo addio nel mercato invernale, dichiara a goal.com: "Mister Garcia è un allenatore molto competente, un uomo onesto, ma non mi ha mai tenuto in considerazione. Questo è un problema perché voglio giocare a calcio. Il giorno dopo che ho firmato per la Roma, hanno comprato Ashley Cole, anche lui un terzino sinistro. Poche settimane dopo sono arrivati altri due difensori...". Un malcontento sfociato con la partenza a gennaio, in prestito, direzione Bergamo. Con l'Atalanta mette insieme 9 partite e firma anche un gol, salvo poi tornare nella Capitale in estate.

Ormai sicuro di non restare neanche un minuto in più a Roma, dichiara a Voetbal International: "La Roma? Pessima scelta, nella settimana in cui fui preso arrivarono in 6. Non si trattava più di competizione, ma di sopravvivenza. Mi ritrovavo in tribuna, vedevo la squadra giocare da cani, ma non cambiava niente. Garcia mi diceva di avere pazienza. Poi, al momento dei cambi, sceglieva sempre qualcun altro. Spiegazioni zero, consigli su cosa migliorare, meno di zero. Pur di andarmene mi sarebbe andata bene qualsiasi meta". Parole al vetriolo per un calciatore che si aspettava tutt’altro dalla sua esperienza a Roma. In estate quindi non prolunga il proprio contratto e resta svincolato. Fino a dicembre è senza squadra, ma poi riceve la chiamata dall’Hellas Verona e nel mercato di gennaio del 2016 diventa un giocatore scaligero. Solo pochi mesi in Veneto, con 11 presenze, un gol e un’amara retrocessione che sancisce il suo definitivo addio dall’Italia. In estate infatti saluta, per usare un eufemismo, il Bel Paese, volando di nuovo in Inghilterra dopo la parentesi al Fulham. Prima di spostarci nel Regno Unito, è doveroso ripercorrere le due parole che Emanuelson rilascia ancora al giornale olandese Voetbal International sulla sua esperienza italiana. “A ogni giovane do lo stesso consiglio: non andare a giocare in Italia. Parlo dell’Italia calcistica, non del Paese. Lì il calcio è politica, non sempre giocano i migliori, contano altri fattori come le conoscenze e le amicizie. C'è molta ipocrisia, è difficile fare amicizia o incontrare gente di cui puoi fidarti. Per non parlare delle etichette: basta vedere che De Boer è stato considerato inadatto al calcio italiano poche ore dopo il suo arrivo. Il Paese invece è bello. Al Milan ero un ragazzino in mezzo a tanti campioni. Ho raccolto più di 100 gare, non credo di essere così scarso, pur se negli ultimi anni molti hanno ritenuto il contrario. La Roma fu invece una pessima scelta”.

In Inghilterra Emanuelson si accasa allo Sheffield Wednesday, compagine che milita nella seconda divisione inglese. Da settembre, quando inizia la stagione, non vede minimamente il campo fino a maggio quando subentra al 74’ di una partita terminata poi 2-1 proprio contro il suo ex Fulham. Questa è tutta la sua avventura inglese, che termina ovviamente in estate. A quel punto Emanuelson fa ritorno nel suo paese, firmando un contratto triennale con l’Utrecht. Forse per la conoscenza dell’ambiente, forse per la fiducia, fatto sta che in Eredivisie Emanuelson torna un calciatore dopo tanti anni di sbattimenti poco prolifici tra l’Italia e l’Inghilterra. Qui gioca da titolare, fornendo ottime prestazione in campionato, in Coppa d’Olanda e anche in Europa League. Fino a oggi ha conquistato 85 gettoni conditi anche da 4 reti. In Olanda, dopo lo stop dovuto al Covid-19, non si è più ripreso, congelando la classifica e pensando già alla prossima stagione. L’Utrecht di Emanuelson ha così chiuso il campionato in sesta posizione. La permanenza dell’ex Roma non è per niente scontata, anzi. Il suo contratto col club è in scadenza, e non c’è stato ancora l’incontro con la società per decidere il suo futuro.