Gasperini: "È una serata bellissima, anche nei momenti di difficoltà abbiamo avuto lo stadio pieno. Malen? un salto di qualità incredibile"
Gian Piero Gasperini ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di DAZN. Queste le parole del tecnico giallorosso:
Ci sono tante immagini di questa serata, soprattutto del finale: la tensione degli ultimi minuti prima del gol di El Shaarawy e poi la festa sotto il settore ospiti, con i tifosi che l’hanno acclamata, l’abbraccio ai giocatori uno a uno e infine anche il momento in cui l’hanno presa e l’hanno lanciata in aria.
«Sì, è vero, una serata bellissima. Difficile, perché il Verona ha fatto, come nelle ultime partite, una gara molto intensa e noi abbiamo faticato un po’, soprattutto quando eravamo in superiorità numerica. Sì, forse la tensione e la fretta di chiuderla ci hanno portato a non giocare benissimo. Abbiamo fatto poco, nonostante ci fossero le possibilità di sviluppare alcune azioni in contropiede che non abbiamo finalizzato. E così abbiamo sempre corso il rischio che una palla inattiva o un episodio potesse portare al loro gol».
Mister, buonasera. Innanzitutto enormi complimenti da tutto lo studio. Lei è arrivato tra un po’ di scetticismo, ma la squadra l’ha seguita dal primo all’ultimo secondo. E soprattutto ha conquistato Roma, il popolo giallorosso, che le è stato vicino anche nei momenti più difficili. Io penso che la sliding door sia stata dopo la sconfitta di San Siro, con cinque gol subiti e tanti infortuni contemporaneamente. In quel momento lei protegge la squadra, fa sei vittorie su sette e va in Champions League.
«Devo dire che ho trovato subito un gruppo che ha messo grande applicazione. Si vedeva che c’era la volontà di tutti di fare una stagione di livello e questo è stato molto gratificante. Siamo partiti molto bene, abbiamo conquistato anche un po’ la critica, ma soprattutto la credibilità nei confronti dei tifosi. Anche nei momenti di difficoltà abbiamo sempre avuto lo stadio pieno. È stata un’annata difficile per altri aspetti, ma paradossalmente non per il rapporto coi giocatori e con il pubblico. Questa alla fine è stata la locomotiva forte che ci ha portato a questo risultato».
Nei momenti complicati si è sempre affidato ai suoi uomini e loro hanno sempre risposto presente. E poi, a differenza di tanti allenatori che abbassano le aspettative, lei ha alzato l’asticella fissando subito un obiettivo molto ambizioso. Nell’epoca Friedkin la Roma non era mai andata in Champions League. Perché questa scelta?
«Intanto i momenti difficili ne abbiamo avuti veramente pochi. Il più difficile è stato dopo la sconfitta di Milano contro l’Inter, ma nell’arco della stagione è stato l’unico vero momento complicato. L’asticella l’ho alzata perché io lavoro con questi ragazzi e, man mano che prendevamo fiducia, soprattutto nel girone di ritorno, avevamo la sensazione di potercela giocare con tutti. All’andata avevamo perso molti scontri diretti, ma nel ritorno, pur pareggiando con Juventus, Napoli e Milan, sentivamo di essere cresciuti. Siamo migliorati anche nel gioco. Poi è arrivato Malen e ci ha fatto fare un salto di qualità incredibile in attacco, ma contemporaneamente abbiamo perso tanti giocatori: Dybala, Soulé, non c’era già Dovbyk. Davanti eravamo pochi e in difficoltà. Però chi ha giocato ha sempre dato il massimo, abbiamo sempre reagito. Ci dicevamo sempre che, per andare in Champions, serviva quel filotto di sei-sette vittorie consecutive che fanno le grandi squadre. Durante la stagione non ci eravamo mai riusciti, ma lo abbiamo fatto nel momento giusto».
Gasperini in conferenza stampa
Terzo posto inimmaginabile.
«Diamine, non risco ad arrivare quarto (ride ndr)».
Qual è stato il segreto?
«I giocatori, l’ambiente sempre pieno che ha aiutato la squadra e me in particolare, la società che, pur avendo investito tanto, non aveva raggiunto questo traguardo e spero che questo risultato possa coinvolgere ancora di più la proprietà, che ha passione e vorrebbe forse anche partecipare di più e se riusciamo a unire queste componenti saremo ancora più forti».
Riesce a dirsi bravo?
«Siamo contenti. L’anno scorso ho lasciato la Champions e non è facile perché la competizione più prestigiosa, l’ho fatto perché ero convinto fare un buon lavoro a Roma. Non sapevo fosse così difficile ma è andata molto bene, con le componenti che mi hanno aiutato. La Champoins è bella ma competitiva quindi dobbiamo stare molto attenti, vogliamo fare squadre sempre più forti e competitive».
Il cambio di Zaiolkowski?
«Temevo il secondo giallo, la partita era ancora aperta, lui è un ragazzo di prospettiva ma, al momento, incorre troppo spesso in queste ammonizioni ed eravamo quindi a rischio. Sarebbe uscito Hermoso, se non ci fosse stata l’ammonizione. Queste gare si decidono poi nei finali e potevamo chiudere la gara, senza riuscirci. Non abbiamo gestito bene la superiorità numerica, c’è stata un po’ di frenesia, lo vedremo il prossimo anno (ride ndr)».
Questo il primo tassello per lo scudetto?
«L’obiettivo è sempre crescere. Quando arrivi in Champions devi poi stabilizzarti, bisogna capire bene le dimensioni del FPP, pensavo che a giugno sarebbe finito e invece bisognerà capire questo. La Champions ti dà l’opportunità di prendere giocatori che non vorrebbero altrimenti, poi non sarà comunque facile sul mercato, bisognerà operare bene. C’è tanta concorrenza. Le italiane hanno preso delle belle scoppole. È una manifestazione che ti aiuta a crescere, non c’è dubbio. Giochi contro le migliori ma ne esci più forte».
Cosa chiedere alla lampada di Aladino per fare una Roma competitiva in Champions?
«Ci vuole un po’ di tempo, intanto la voglio rendere più competitiva in campionato, per arrivare a essere competitiva in Champions non è il momento, vogliamo fare bella figura, certo. Dalla Champions devono arrivare i mezzi per fare la Roma più forte».
Solo lei era riuscito a rimontare dal sesto posto, all’Atalanta.
«Siamo stati sempre alti nel girone di andata, poi siamo calati al sesto posto ma eravamo agganciati alla Champions. È stata una gara a eliminazione, c’è un momento del campionato dove il calcio cambia un po’, cambia il clima, si accumulano le fatiche, abbiamo centrato il filotto nel momento giusto. In precedenza, abbiamo avuto un periodo sfortunato per gli infortuni e questo ci ha penalizzato eccessivamente, tutti infortuni lunghi, tre mesi, 50 giorni, molti giocatori in attacco. Malen è stato straordinario, sempre con pericolosità e segnando gol».
Chiederebbe alla società uno sforzo per tenere Dybala?
«Non lo dico oggi, purtroppo Dybala è stato fuori 3 mesi, Koné è mancato per 12 partite. Dybala è straordinario, quando sta bene è forte. Il suo problema sono gli infortuni, lui sa stare in campo tranquillamente perché ha qualità fisico atletiche importanti, purtroppo ha infortuni che poi si rivelano essere più lunghi di quello che dovrebbero essere, non ci sono».
Gian Piero Gasperini a Sky Sport
Mancini ci ha confessato che lei ha chiuso tutti dentro una stanza dicendo "ne mancano 5, le dovete vincere tutte"...
«Abbiamo fatto il filotto al momento giusto, l'abbiamo inseguito per tutto il campionato. Siamo state sempre in posizioni alte, anche nei momenti peggiori eravamo agganciati alla zona Champions e questo ci dava fiducia. Una volte recuperati i giocatori infortunati siamo ripartiti».
Lei ha fatto esordire El Shaarawy a 16 anni su questo campo. E ora qui segna il suo ultimo gol in giallorosso.
«Un ricordo bellissimo, lo dicevamo anche prima della gara. Per molto tempo è stato il giocatore più giovane ad esordire col Genoa, squadra che ha una storia centenaria. Questa sera ha chiuso con la Roma magari ma portandola in Champions».
Finale di stagione fantastico, ci avete sempre creduto.
«Questa è una squadra che ha sempre reagito alle sconfitte. Sono ragazzi che hanno grande appartenenza, qui da tanto tempo ma non erano mai andati in Champions. C'era chi diceva che fossero da sesto posto, ho sempre creduto che ci avrebbero portato ad alti livelli con qualche rinforzo».
Dybala resta?
«Credo di sì, per me non ci sono mai stati dubbi. È stato fuori per 3 mesi ed è uno dei motivi delle nostre difficoltà. Sono riuscito a mettere a contatto la proprietà con Dybala stesso quindi se rimane così non so che fare. Mi auguro di sì, sono convinto di sì. Non è definitiva e non dipende da me, non so domani cosa succederà. Sono 15 giorni che parlano, la smetteranno...».
Ora la Champions per rendere la Roma più competitiva?
«Ormai si sa di questo Fair Play finanziario, io speravo fosse solo nei mercati precedenti ma sembra pesare anche sul prossimo. E indubbiamente la Champions aggiusta capra e cavoli. Ci mette nella condizione di migliorare la squadra, per motivazioni economiche che senza di essa non verrebbero. Venire a Roma a giocare in uno stadio sempre pieno diventa molto ambito per i giocatori. Poi giocare contro squadre così forti rischi alcune scoppole, come successo quest'anno ad altre squadre, ma da lì esci migliorato perché la Champions ti migliora».
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