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Il Mondiale flop di Malen dimostra quanto Gasperini faccia la differenza

Il Mondiale flop di Malen dimostra quanto Gasperini faccia la differenzaVocegiallorossa.it
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Nuovo appuntamento con i podcast di VoceGialloRossa.it: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, approfondiremo con le voci dei nostri redattori uno dei temi più importanti della giornata.

In attesa di capire quale sarà il proseguo dei romanisti rimasti ai mondiali, con un affascinante derby Koné-El Aynaoui probabile ai quarti di finale, c'è già stato un verdetto alquanto inaspettato: l'eliminazione dei Paesi Bassi, considerata tra le papapibli alla vittoria finale. In chiave giallorossa l'eliminazione al primo turno da dentro e fuori è solo che un bene, perché Malen potrà tornare a disposizione prima. 

IL MONDIALE FLOP DI MALEN, DA CENTRAVANTI A PANCHINARO, CON L'UMILIAZIONE FINALE

Proprio l'olandese è stato al centro di un mondiale controverso ed è lo spunto per, semmai ce ne fosse ulteriormente bisogno, ancora una volta, sottolineare l'importanza di Gian Piero Gasperini, per la Roma, ma soprattutto per gli attaccanti. Arrivato alla kermesse iridata da giocatore al limite del clamoroso, con sei mesi stratosferici in Serie A dove ha segnato 14 gol in 18 partite (15 in 20 considerando l'Europa League), gara dopo gara, il suo feeling con Koeaman, quindi il suo impiego, è andato scemando. Massimo 72' giocati in una partita, quella contro la Tunisia, 0 gol segnati, Malen ha iniziato da centravanti col Giappone, per poi essere spostato sulla destra, finendo inesorabilmente in panchina nel derby con El Aynaoui. Un rapporto, quello con la leggenda del calcio olandese non idilliaco, tanto da, preferirgli Justin Kluivert (che a Roma nessuno rimpiange) nei supplementari della sfida contro il Marocco, in proiezione tiri di rigore. Un paradosso, perché Malen a Roma è diventato il rigorista, quello dei rigori pesanti, scalzando Pellegrini e Dybala. Non è un caso che Kluivert sia stato uno dei tanti a fallire il tiro di rigore. 

FLOP CON KOEMAN ED EMERY, LA DIFFERENZA L'HA FATTA GASPERINI E IL SUO SISTEMA CHE HA RESO MALEN DEVASTANTE

Partiamo da un presupposto: il valore di Malen è indiscutibile. Il calciatore rientra nella cerchia dei forti. Tuttavia prendendo a confronfo la gestione Koeman da CT dei Paesi Bassi vediamo che il suo score è di 9 gol in 37 partite (di cui molti in partite terminate in goleada, con risultati sopra il 4-0, doppietta nell'8-0 contro Malta). Media gol da 0.2 a partita, con un netto 0 su 7 nel 2026. Con l'Aston Villa il bilancio è stato analogo con 10 gol su 46 partite con Emery. Poi c'è il Malen in giallorosso che è tutt'altra cosa. Il Motivo? Potrebbe essere lo scarso livello della Serie A (non si può escludere), ma fondamentalemente stiamo rivivendo una situazione abbastanza nota. Vi ricordate quando si diceva che i calciatori all'Atalanta rendevano in una certa maniera, fuori dal contesto sparivano? È probabile che sia la stessa cosa anche per Malen. Non è un caso che Gasperini, quando parlava del calciatore gli si illuminava il viso e faticava a trattenere l'emozione di averlo acquistato con la Roma. L'olandese è stato fortemente voluto dal tecnico perché considerato ideale per finalizzare il proprio tipo di calcio. Preso e mandato immediatamente nella mischia a Torino, tanto è stato immediato l'aver compreso tutti quanto potesse essere devastante nella Roma. Se a Gasperini, un allenatore che da sempre valorizza gli attaccanti, si dà un calciatore forte, ma soprattutto voluto dallo stesso tecnico, il risultato è il Malen giallorosso. Un qualcosa da considerare sia lato Roma, con la proprietà incaricata di costruire l'attacco intorno al numero 14, sia dagli attaccanti indecisi o meno di accettare la proposta giallorossa. L'esempio? Basta avere memoria e riprendere le dichiarazioni di Gasperini su Sancho e su come sia stato lui a perderci e non viceversa.