Nuovo stadio, l'avvocato di un cittadino espropriato: "I tentativi di fermare il progetto sono esauriti"

Nuovo stadio, l'avvocato di un cittadino espropriato: "I tentativi di fermare il progetto sono esauriti"
Oggi alle 14:41Nuovo Stadio
di Gabriele Chiocchio
Stadio della Roma, Federico: «Il progetto non si può più fermare, l’esproprio andrà avanti. Le contestazioni possono solo rallentare i tempi».

L’avvocato Fabio Federico, che rappresenta uno dei cittadini coinvolti nella procedura di esproprio per la realizzazione del nuovo stadio della Roma a Pietralata, è intervenuto nel programma Gli Inascoltabili in onda su Radio Roma Sound. Di seguito il testo dell’intervista.

Avvocato, avete presentato delle osservazioni a seguito dell’avvio della procedura di esproprio. Ce le può illustrare?
«C'è stato un errore palese nel documento del Comune che noi abbiamo contestato, perché gli importi che sono stati rilevati non corrispondono effettivamente a quello che era il calcolo. In sostanza, bisognava applicare quello che era il prezzo base più il prezzo maggiorato del 10% per la cessione volontaria, invece ci hanno applicato solo il prezzo base senza indicare il 10% che pure viene dichiarato nel documento, quindi si tratta proprio di un mero calcolo che però inficia l'atto in sé. Adesso noi attendiamo le osservazioni del Comune in rispondenza di quanto abbiamo documentato, il documento è pubblicato ovviamente sul sito del Comune che si occupa esplicitamente di questa procedura, quindi lì sono riassunti con evidenza gli errori che sono più che evidenti perché nel nostro caso ci sarebbe una differenza consistente di circa 32.660 euro».

Se il Comune dovesse far proprie le vostre osservazioni, si dovrebbe ricominciare da capo la procedura di esproprio oppure basta semplicemente correggere per evitare di dover ricominciare?
«Il Comune può correggere ovviamente, ma questa correzione dilata i tempi perché poi si deve dare la possibilità all'espropriando di verificare se effettivamente il nuovo calcolo è corretto, quindi questi 30 giorni sono necessariamente da prendere in considerazione in termini di adempimento da parte dell'espropriando, con un ulteriore limite che noi abbiamo già preannunciato all'amministrazione comunale: quando sarà definitivo questo piano, noi potremo comunque contestarlo ai sensi dell'articolo 54 del DPR 327 del 2001. Una contestazione che possiamo fare perché dobbiamo sempre tenere conto, per quello che interessa la nostra posizione, che l'abitazione aveva un particolare pregio: una villetta bifamiliare, non parliamo di un appartamento. I parametri che sono stati utilizzati sono invece sommari. Poi ovviamente dipende dalle proposte che ci faranno e valuteremo l'offerta, in coincidenza anche alle ulteriori osservazioni tecniche che noi faremo in termini di valutazione di mercato».

Ci sono stati già contatti con la Roma o con il Comune?
«Non si è fatto vivo nessuno. Già averlo notificato a fine luglio, in un momento di poca attenzione anche da parte dei destinatari, dimostra, dal nostro punto di vista, che questa procedura vada attenzionata con particolare cura e ci riserviamo a questo punto di fare una valutazione più attenta su tutta la procedura posta in essere dal Comune».

Questa procedura può in qualche modo fermare lo stadio della Roma, anche definitivamente, oppure bisogna solo trovare la quadra sul piano economico?
«I tentativi di fermare questo progetto sono ormai esauriti nel momento nel quale sia le associazioni degli abitanti e dei residenti della zona si sono rivolte prima al TAR e poi al Consiglio di Stato. Quella fase è stata superata, l'esproprio andrà avanti. È una questione di tempi, è logico che chi ha interesse, parlo di tutti coloro i quali in questa vicenda, anche la Roma Calcio, hanno esigenze legate alle tempistiche, tant'è che il Commissario ha addirittura ridotto i termini di evidenza pubblica proprio per garantire la tempistica della costruzione di questo stadio. È interesse della parte che vuole andare avanti ovviamente cercare di trovare un accordo con coloro i quali sono comunque titolari di un diritto, perché sulla valutazione dell'indennizzo per quanto riguarda l'esproprio si devono seguire le regole che sono previste dalla disciplina in questione, quindi non può non tenersi conto delle esigenze particolari. Quanto inciderà questo sulla tempistica? Dipende dall'offerta e dalla volontà della “controparte” di soddisfare un diritto che spetta comunque agli espropriandi».

Lo stadio non si può più fermare, tuttavia si può rallentare, un rallentamento che potrà essere più o meno lungo. Possiamo sintetizzare così?
«Credo proprio di sì, è una questione di tempi. Spetta a questo punto alla Roma in qualche maniera tenere conto delle esigenze particolari. La perdita di un bene in nome dello stadio, dello sport sicuramente sono contemplazioni di interessi e di diritti differenti dei quali si deve tenere conto. Noi attendiamo una risposta dei soggetti che sono protagonisti di questa procedura di espropriazione e speriamo che tutto si possa fare il più veloce possibile. La nostra comunicazione era del 5 agosto, si poteva già risolvere la questione credo in tempi brevissimi. Siamo adesso a distanza di una ventina di giorni e non abbiamo avuto nessuna risposta. Dipende molto dall'amministrazione velocizzare questa procedura, nell'interesse pubblico oltre che della società Roma Calcio».

Il Commissario con le sue prerogative può essere determinante in questa vicenda?
«Il Commissario è un soggetto decisivo in questa procedura perché oltre il potere diretto, in questo caso non è direttamente responsabilità sua, ha un potere d'impulso. Verificato che c'è una situazione che può rallentare la procedura, può inviare un consulto all'ente pubblico territoriale perché velocizzi quello che credo si possa risolvere nell'arco di una settimana. Noi dovevamo segnalare e l’abbiamo fatto, adesso sta all'amministrazione in questo caso procedere a velocizzare il più possibile questa fase».