La solita intensità, una vecchia e nuova qualità e il giusto entusiasmo
Come ogni anno, la prima partita allo Stadio Olimpico genera un entusiasmo che cancella tutti i mugugni di tre mesi, con poco calcio e tante chiacchiere su un mercato che è pura teoria fin quando, appunto, il campionato non ha il suo inizio. “Date degli attaccanti a Gasperini” era ciò che si chiedeva da tanto tempo, con la sessione di gennaio 2026 che aveva dato chiari segnali della correttezza della richiesta con l’arrivo di Donyell Malen: in questa, di sessione, sono arrivati Santiago Castro e Rodrigo Mora, col secondo che è stato immediatamente buttato nella mischia da Gasperini.
Il portoghese in realtà non ha fatto granché, ma la sua sola presenza ha elevato il tasso tecnico medio di una squadra che, complici anche i discreti spazi lasciati da una Fiorentina ancora decisamente sperimentale, ha potuto già da subito convertire la propria energia e la propria intensità una qualità che, forse, non si era vista neanche nelle più brillanti prove della Roma gasperiniana dell’anno passato. Merito, principalmente, di chi già c'era: di un Paulo Dybala in una forma fisica praticamente inedita da queste parti, forse intermittente ma sicuramente abbagliante nel momento in cui era acceso, di un Malen che è rapidissimamente tornato al livello di implacabilità su cui si è assestato a partire dal primo minuto in cui ha vestito la maglia della Roma. Merito anche degli altri, perché tutti, come l’anno scorso, dopo amichevoli così così, si sono ripresentati all’appuntamento ufficiale tirati a lucido e con la stessa coesione con cui li avevamo lasciati a Verona tre mesi fa.
Proseguire un progetto tecnico e non iniziarne uno nuovo fa una differenza talmente grande che anche l’indisponibilità contemporanea di tre laterali - due per contingenze, uno perché ancora materialmente non è arrivato dal calciomercato - non ha ridotto la potenza di fuoco di questa squadra, con l’esordiente Lulli che si è calato in maniera più che sufficiente in una realtà che fisiologicamente ancora non gli apparteneva, dimostrando ancora una volta che un impianto di gioco ben consolidato tiene le porte aperte a chiunque dimostri di avere le giuste caratteristiche e il giusto grado di applicazione. Aver trovato di fronte un avversario ancora in chiara fase di costruzione, dopo essere stato rivoluzionato dal calciomercato, e voltato a un calcio abbastanza aperto rimane un piccolo asterisco in una serata in cui, oltre ogni possibile controindicazione, l’entusiasmo di inizio partita è stato addirittura molto inferiore rispetto a quello del fischio finale, con amplissime ragioni perché fosse così.
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