Szczesny: "Totti? Ero agitato prima di venire alla Roma. Henry il più forte con cui abbia giocato". VIDEO!

12.03.2016 09:57 di Claudio Lollobrigida Twitter:    vedi letture
Fonte: asroma.com
Szczesny: "Totti? Ero agitato prima di venire alla Roma. Henry il più forte con cui abbia giocato". VIDEO!
© foto di Federico Gaetano

Wojciech Szczesny ha risposto a 20 domande di tifosi di 20 paesi diversi.

Che consiglio daresti ai bambini che vogliono diventare portieri come te?
"Per chi desidera diventare portiere o, più in generale, fare sport, consiglio di divertirsi, soprattutto all'inizio, diciamo dagli 8 ai 15 anni, prima di diventare professionista. Quello è il periodo in cui ci si diverte di più, quindi il mio consiglio è: godetevela".

Hai un modo particolare di esultare quando segnano i tuoi compagni. Come esulteresti a un tuo gol?
"A essere sincero non ci ho mai pensato perché non mi ci vedo a segnare un gol. E, di solito, quando un portiere segna lo fa per sbaglio, ad esempio su un rinvio o sun un errore di valutazione di un avversario. Quindi probabilmente non esultrerei per rispetto del portiere avversario. Davvero non ho mai pensato a un mio gol penso a concentrarmi per evitare di subirne".

Pjanic ti segna spesso su punizione durante gli allenamenti? 
"Si, spesso. E' imbarazzante ma segna molto su punizione e da fuori area, quindi non è certo i mio giocatore preferito da affrontare in allenamento. Preferisco che sia nella mia squadra piuttosto che in quella avversaria".

Com'è giocare con Totti?
"Prima di venire alla Roma ero un po' agitato perché sapevo che Totti era una leggenda, avrei dovuto conoscerlo e giocarsi assieme. Ma è una persona davvero piacevole, è una leggenda e qui tutti lo amano. Dalla società, ai tifosi, agli stessi giocatori. Lo rispetto tantissimo, è davvero un bravo ragazzo che sa giocare benissimo a calcio".

Qual è il giocatore più forte con cui hai mai giocato?
"Credo Henry, è un giocatore incredibile. Uno degli attaccanti più forti di sempre, se non il migliore. Sono stato fortunato a giocare con lui, anche se per poco all'Arsenal. Lo ammiro molto, non solo come giocatore ma anche come persona. Credo sia un esempio per i giovani calciatori".

Cosa pensi in quei secondi, quando vedi arrivare un tiro?
"Non hai tempo per pensare, è qualcosa di istintivo,ti prepari automaticamente a parare e quindi non hai molto che ti passa per la testa. Certo, se vedi la palla che ti arriva dritta in faccia e sai che non puoi farci niente capisci che sei nei guai, ma quando smetti di pensare la palla ti colpisce".

L'attaccante più difficile da affrontare?
"Una domanda difficile, mi piace molto Lewandowski e sono fortunato a giocarci insieme in Nazionale e non contro. Credo sia un attaccante davvero completo, se parliamo di numeri 9. E direi anche Luis Suarez, uno dei migliori attaccanti che abbia mai affrontato, mi ha anche segnato qualche gol... Poi ci sono Ronaldo e Messi, ovviamente, ma non sono dei veri centravanti. Sono giocatori di un altro pianeta e quindi non li inserirei in questa conversazione".

La parata che ricordi meglio con la Roma?
"Ce ne sono tantissime, credo quella nell'ultima gara della fase a gironi di Champions League, contro il BATE Borisov. La ricordo bene per via dell'importanza, forse ho fatto parate più difficili ma quella ci ha concesso di passare agli ottavi. E probabilmente ha anche portato soldi alla società che mi ringrazia per questo".

Ti infastidisce che la gente pronunci male il tuo nome?
"No, neanche io lo pronuncio bene ormai, accetto tutte le versioni, quindi davvero non c'è problema. In passato mi è capitato di chiamare la mia banca o pronunciare il mio nome inmaniera scorretta altrimenti non avrebbero capito. Ci ho fatto l'abitudine, non ricordo come pronuncio il mio cognome adesso".

Il giocatore più dovertente in squadra?
"Io!".

Il tuo idolo da bambino?
"Questa è difficile, mi piacevano Schmeichel e Köpke. Il tuo idolo è qualcuno da cui imparare e che ti può consigliare, quindi non è facile rispondere: Seaman mi ha aiutato molto nello sviluppo della mia carriera ma direi anche Lemann, anche lui era un idolo". 

Cosa saresti diventato se non avessi fatto il calciatore?
"Un senzatetto probabilmente... Non sono bravo a fare altre cose, so soltanto giocare a calcio. Almeno mi dà da mangiare".

Come comunichi coi difensori, visto che parlano tutti una lingua diversa?
"In campo parliamo tutti la stessa, spesso do indicazioni in italiano. Se voglio avere una conversazione privata durante la pausa di solito parlo inglese, a loro va bene. Tutti lo parlano bene quindi non ci sono problemi".

Com'è il morale della squadra dall'arrivo di Spalletti?
"Vinciamo le partite, questo aiuta sempre. Quando succede te la godi e non vedi l'ora di giocare perché sei in fiducia e il morale è alto. In allenamento Spalletti tiene la disciplina quindi non ci divertiamo molto, al momento va tutto bene ma i risultati aiutano".

Più difficile parare un tiro a Messi o a Ronaldo?
"Non saprei come rispondere ma direi Messi, perché ha segnato di più copntro di me. Un giocatore fantastico, come lo è Ronaldo, ma basandomi sulle statistiche direi Messi".

Hai imparato qualche parola in dialetto romano?
"Non saprei, ho imparato l'italiano che mi hanno insegnato e l'insegnante non è romano. Se dicessi qualcosa, farei una brutta figura...".

Sei felice alla Roma?
"Molto felice. Il tempo è bellissimo, mi hanno sempre trattato tutti bene. Finora è andato tutto bene e sono molto contento".

Il miglior calciatore della storia?
"Sono tentato dal dire Messi, è geniale, ma ci sono anche Zidane e Ronaldinho. Poi ci sono quelli della vecchia generazione, quella di Pelè e Maradona. Non sono in grado di fare paragoni. Messi è il mio preferito e sceglierei lui". 

Da chi prendi esempio?
"Da amici e famiglia, generalmente non ho bisogno di modelli nel calcio perché sono spinto e motivato dalla voglia di vincere. Nella vita direi amici e famiglia per le esperienze che condivido con loro". 

Il tuo migliore amico nel calcio?
"Direi Wilshere dell'Arsenal. Da quando sono a Roma ho provato a limitare i contatti, ma lui è sempre lì a infastidirmi...". 

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