Gasperini: "Abbiamo la sensazione di esserci avvicinati all'Inter. Cristante sa giocare a calcio"
Gian Piero Gasperini, allenatore della Roma, è stato intervistato durante il "Festival dello Sport" in corso in questi giorni a Trento. Ecco le sue dichiarazioni:
Cosa ricordi del primo allenamento con la Roma? Qual è stato il tuo messaggio?
“Probabilmente era atteso un po’ da tutto il primo allenamento, dopo tanti anni ho affrontato una nuova realtà come quella di Roma. I giocatori si sono presentati preparatissimi, forse temevamo la mia preparazione. Il mio unico obiettivo era creare qualcosa, creare delle fondamenta nuove e diverse. Non si è mai parlato dei miei anni precedenti, quel qualcosa di nuovo era fondato su concetti chiari di gioco, un po’ diversi da quelli a cui i giocatori erano abituati. Il primo concetto era quello di andare a prendere la palla, non aspettare che sbagliasse. Su questo è partito il resto”.
Dove deve crescere ancora Mancini? Cosa ti sta dando Hermoso?
“Hermoso veniva da un’esperienza negativa, però ha giocato tanti anni con l’Atletico Madrid che gioca un certo tipo di calcio. Abbina la qualità tecnica degli spagnoli e ha conoscenze importanti. Mi sono ritrovato una difesa di gladiatori anche con Svilar e Ndicka. Mancini lo conoscevo perché l’ho avuto da giovane all’Atalanta. Mi sono sempre domandato perché fosse così antipatico in campo con le sue provocazioni, gli ho detto che questo atteggiamento lo avrebbe penalizzato anche in ottica Nazionale. Questa è la prima cosa su cui ho cercato di lavorare con lui, ha fatto una prima stagione fantastica con me alla Roma, ora è tornato in Nazionale”.
Un giudizio su Cristante?
“Anche lui lo conoscevo da giovane, i giocatori vengono giudicati dal punto di fisica fisico o tecnico, ma per me è determinante la cosiddetta centralina, cioè la personalità, il modo di giocare per la squadra, mettere davanti le esigenze nel giocare per i compagni. Le altre componenti sono più visibili. All’Atalanta Gagliardini era stato venduto all’Inter e abbiamo preso Cristante che era stato a Pescara, al Benfica e non riusciva a emergere. Ho incontrato il suo procuratore che era un giovanissimo Beppe Riso e conosco questo ragazzo. Non poteva aver perso le qualità tecniche, stava solo attraversando un momento di blocco, ho parlato con lui un bel po’ e mi ha convinto, ero di fronte a una persona giusta con motivazioni forti. Lui è un ragazzo duttile perché sa giocare a calcio, tanti possono giocare a calcio, lui sa proprio giocare a calcio che è un’altra cosa”.
Come sta fisicamente?
“Ha avuto un piccolo problema al ginocchio, purtroppo se stai fuori 2 settimane rischi di saltare qualche partita. Recupera in fretta, ha una bella fibra ma per le prime partite non ci sarà”.
Non togli mai Dybala: non hai paura che si faccia male?
“Non partiva così da anni, ho avuto la fortuna di incontrarlo nella breve esperienza di Palermo. Sono passati tanti anni, ma ha ancora l’entusiasmo di giocare, lo vedi proprio che sta bene quando è in campo. Ha avuto negli anni questa fragilità fisica che ne hanno fermato le prestazioni, ma quando sono arrivato alla Roma ho pensato fosse una questione di allenamento. Tanti mi dicevano che aveva i muscoli di seta, che doveva essere preservato, ma si infortunava. In certi infortuni è stato veramente sfortunato, si sta allenando in campo e non sta saltando un minuto. Al di là delle capacità tecniche, ma dal punto di vista fisico non salta un minuto in allenamento e in partita e a fine gara sta bene. Attraverso l’allenamento, puoi migliorare la tua tenuta e questo non può essere una fatica. L’anno scorso ha avuto un paio di infortuni calciando una punizione in casa con il Torino e un rigore a Milano con il Milan. Gli è rimasta un po’ questa difficoltà nel calciare come faceva prima, ma la sta superando. Non sprintava più, giocava solo di tecnica ma ora sta saltando di nuovo l’uomo e, a breve, tornerà a calciare come prima”.
Dybala è uno dei più forti che hai allenato?
"Ne ho allenati tanti, da Gedda al Crotone oppure a Ilicic e al Papu Gomez, prima Milito, poi Thiago Motta, ma Dybala è tra i più forti. Chi guarda questi giocatori, vedi che fanno cose diverse con una naturalezza unica".
Se Dybala si comportasse come ha fatto Cristiano Ronaldo col Portogallo cosa faresti?
“Forse è accaduto qualcosa prima, non so. Posso dire che Dybala ha dato tantissimo per la Roma e posso dire che tutti vogliono giocare per la Roma e fare il massimo per questa piazza e questa città”.
Come stanno crescendo Lulli e Pisilli?
“Io sono cresciuto nel settore giovanile, sono partiti con gli Esordienti, poi ho fatto tutte le giovanili e la Primavera. Ho sempre mantenuto questa struttura e allenare i giovani ti abitua a vedere il ragazzino non come qualcosa di definitivo da valutare, ma come un qualcosa che ti immagini come possa diventare in prospettiva e questa per me è una grande squadra. Pisilli aveva già avuto delle esperienze quando sono arrivato, Lulli invece non giocava molto neanche in Primavera. Lo vedevo spesso in allenamento con noi quando facevo aggregare i giovani, l’ho portato in ritiro e l’ho fatto giocare con il Borussia Dortmund in amichevole. L’ho provato, ma sono loro poi che ti dicono cosa fare, devi solo guardare le loro risposte”.
Romano è andato al Cagliari: perché non è rimasto alla Roma?
“L’anno scorso ha esordito, è un ragazzo molto interessante. Mi è dispiaciuto quello che gli è accaduto settimana scorsa, sembrava fosse il giocatore che avrebbe risolto i problemi della Nazionale e poi è stato eccessivamente criticato per una partita. Forse sono gli adulti che devono stare un po’ più attenti e calmi. Romano è stato venduto al Cagliari per esigenze di bilancio e plusvalenze, anche altre società spesso hanno venduto i giovani migliori per rimediare a situazioni di bilancio, questa non è una buona cosa per il nostro calcio, non si deve fare necessariamente plusvalenze. I giovani andrebbero fatti crescere, però se ci sono delle esigenze sono i primi a essere tagliati”.
Cosa possiamo dire ancora di Malen?
“A volte i pianeti si allineano e succedono cose che non avresti mai pensato. Malen era un giocatore conosciuto nel Borussia Dortmund, nell’Aston Villa, ci avevamo anche giocato contro in estate in amichevole. Sono quelle cose che succedono in periodi di mercato dove pensi di programmare tutto e viene fuori un imprevisto, ma a volte nel male ne esce fuori un bene. È venuta fuori questa opportunità in un momento dove cercavamo un attaccante, Dovbyk aveva subìto un brutto infortunio, anche Ferguson era fuori. C’erano tanti nomi in ballo, poi ho saputo dell’opportunità di Malen che stava per essere ceduto per un motivo tattico, lui voleva essere centravanti e io in lui ho sempre visto queste caratteristiche. Lui ha tre tocchi, sposta, controlla la palla e calcia. Questa sua rapidità di fare tre tocchi in sequenza mi ha convinto e questo è il suo ruolo, così è nata questa situazione ma nessuno pensava che i numeri potessero essere così”.
Malen può arrivare a 30 gol?
“Gli dico sempre che quello che ha fatto non basta, qualcuno ne ha fatti 36 (Higuain e Immobile, ndr). Se arriva a 30 sono contento”.
Qual è stato il tuo momento più complicato?
“Tutti hanno avuto momenti difficili, tipo quando passi dall’essere calciatore a diventare allenatore. Non è stato facile andare via da Bergamo dopo 9 anni, a un certo punto ero arrivato a pensare che fosse una cosa dovuta e non voluta, quindi ho passato il Rubicone con tanti dubbi. È una scelta che, quando la fai, non torni indietro ed è andata bene poi”.
La Roma può reggere il passo di questa Inter?
“Guardo sempre il nostro percorso, a seconda dei momenti l’Annibale di turno può essere la Juventus e in quel frangente batti l’Inter. Ora i nerazzurri sono i migliori in Italia, ma se vai dietro a quello più forte, rischi poi di avere un po’ di frustrazione. L’obiettivo deve essere guardare noi stessi, poi ti confronti e possiamo dire che con l’Inter nell’ultima partita abbiamo avuto la sensazione di esserci avvicinati”.
Ti aspetti che il Como duri nel tempo?
“Sono bravi come squadra, come progetto, come società. Credono nel loro tipo di calcio, hanno fatto dei passi da gigante partendo dalla Terza Serie e arrivando in Champions League. Devi anche avere ammirazione per loro, non penso sia un fuoco di paglia, hanno risorse e idee. È una squadra con la quale competeremo”.
Che partita sarà?
"Siamo due squadre che, per mentalità, vogliono vincere le partite. Si giocherà per quello".
Che obiettivi ti poni?
"Vogliamo dare soddisfazione ai tifosi, Roma è l'obiettivo più importante".
Ti aspettavi così il tifo romanista?
“È stata una piacevole sorpresa, ho trovato un entusiasmo straordinario e una passione incredibile verso i propri colori, un attaccamento veramente bello, accompagnato anche da una maturità centenaria di una società che ne ha viste di tutti i colori. Trovo che il pubblico e la tifoseria di Roma sia veramente matura, ha visto tanti giocatori e tante squadre ed è soddisfatta della squadra che ha. Per me questo è un grande obiettivo, cioé che i tifosi si riconoscano nella squadra, poi sarebbe straordinario raggiungere il massimo. Stiamo vivendo un bell’ambiente, affrontiamo le partite con entusiasmo ed è questo quello che conta per ora”.
Allenerai la Roma nel nuovo stadio?
“Speriamo (ride, ndr). Mi sembra un’opera incredibile, di grande impegno, è da tanto in Italia che non si vede uno stadio di queste dimensioni. C’è bisogno degli stadi in Italia e uno stadio del genere a Roma sarà ancora di più per la gente e per i tifosi, colmerebbe qualcosa che manca. L’Olimpico è meraviglioso per i colori, ci sono sempre 60.000 persone anche se giochi partite non di cartello e uno stadio così è una bellezza”.
Come immagini il secondo secolo della Roma?
“Cent’anni è un traguardo di esperienza e per me anche di emozioni perché pensa quante persone, allenatori, giocatori, dirigenti hanno portato avanti questa squadra e quanti tifosi hanno condizionato le loro settimane per la passione verso la Roma. Per quanto mi riguarda, bisogna portare tutta la storia perché non possiamo rinnegarla, altrimenti non si ha futuro. Penso che il secondo Centenario sarà ancora più bello”.
CONTINUA
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