De Rossi: "Quello che sta succedendo è anche figlio del 26 maggio. Affrontiamo un Milan in ripresa"

14.12.2013 18:45 di Claudio Lollobrigida Twitter:    vedi letture
Fonte: Roma Channel
De Rossi: "Quello che sta succedendo è anche figlio del 26 maggio. Affrontiamo un Milan in ripresa"
Vocegiallorossa.it
© foto di Federico Gaetano

Daniele De Rossi ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Roma Channel, ecco le sue parole.

LA SUA CONDIZIONE - "Sto bene moralmente perché stiamo vivendo una stagione piacevole ed entusiasmante. Non è il miglior momento di forma nella stagione, ho questo problema che tutti conoscono all'alluce del piede sinistro che porto avanti da un mese. Con le vacanze invernali lo risolverò, serve solo un po' di riposo. Continuerò a giocare ed allenarmi, anche se il problema è stato anche quello dei pochi allenamenti. Per giocare con il Milan basterà qualche antidolorifico".

PRIMO GOL IN GIALLOROSSO - "Il primo gol con la Roma rimarrà sempre un ricordo piacevole, fu una giornata stranissima, ricordo ancora tutto come se fosse ieri. C'era ancora Novantesimo Minuto... Tutti le volte alle sei tornavo a casa per vederlo e quel giorno c'ero io. Era un appuntamento irrinunciabile, non c'erano i mille canali di oggi e Novantesimo Minuto ci raccontava tutto. Non sono passati cinquant'anni, ma quel giorno non lo dimenticherò mai". 

DE ROSSI IN CAMPO - "Sono stato sempre uno con una buona dose di sangue freddo, non mi emoziono facilmente quando il gioco diventa duro e quando mi sono affacciato sul professionismo ho sempre affrontato tutto con serenità e professionalità. Per un ragazzo l'approccio alla gara vera, da tre punti, per cui tutti ti giudicheranno è difficile. Il titolo di predestinato credo vada bene per uno di quei fuoriclasse che nasce una volta ogni dieci anni. Penso di essere stato un giocatore con grande carattere e personalità, ricordo che Capello disse che queste erano le mie doti migliori. Quello che dice lui per me è sempre stato scolpito nella pietra".

PRIMO GOL STAGIONALE - "Il gol di Livorno? Per me è stata un'estate particolare, non mi sentivo più quello che ero stato fino ad allora per la squadra e i tifosi. Era un momento difficile, facemmo un'amichevole a Terni in cui non mi sentivo a mio agio prima di iniziare, mi chiedevo perché andassi a giocare. Mi chiedevo se quanto successo due mesi prima si potesse cancellare. Magari è possibile nelle statistiche e negli albi d'oro. Quella vittoria a Livorno ci diede la spinta e fu importante per me, nonostante fossi già deciso ad affrontare tutto quello che sarebbe venuto poi. Ovviamente non mi aspettavo di vincerle tutte da subito, ma avevo già inquadrato i miei compagni e, soprattutto, il mio allenatore".

ROMA - "Roma è una città che tende a gonfiare un po' tutto, quando vai bene ti fanno passare per supereroe ma dobbiamo accettare che poi una stagione sbagliata diventano quattro stagioni sbagliate. Una partita sbagliata diventano tre, poi sei, poi dieci e poi una stagione. Hai avuto problemi con una allenatore e gli allenatori con cui hai avuto problemi diventano cinque. È un gioco che viene quasi automatico, questa città vive di pallone e il pallone è bello e brutto anche per questo. Parla tanta gente, a volte persone che sanno di calcio fanno fatica a rientrarci, lavorarci e a fare qualcosa anche dopo anni di carriera. E magari poi viene dato risalto a tanta gente che non sa nemmeno come sia fatto un pallone, che parla con interesse o poca cognizione. Qui però entriamo in un problema più ampio, dappertutto ci sono persone che non sanno di cosa parlano o screditano quello che fai". 

IL CALCIO A ROMA - "Cerco di giudicare con onestà il mio operato, quello che ho fatto in questi anni, custodisco gelosamente anche gli insuccessi e le stagioni negative su cui devo lavorare. A Roma tutto molto spontaneo, momentaneo, poco studiato. Preferisco sempre un'esultanza magari esagerata e disordinata piuttosto che una studiata".

IL PASSATO - "Quando riguardo le mie immagini lo faccio con un occhio particolare, guardo i momenti. Ogni tanto ripenso alla partita con la Sampdoria e non dormo la notte al pensiero di non aver vinto quello scudetto. La gara con l'Inter di quella stagione è un ricordo fantastico, festeggiamo tanto con i compagni. ma la gioia è offuscata dalla mancata vittoria del campionato. Arrivare secondi non fu negativo, ma per come sono andate le cose è stata una bella mazzata. Il calcio regala cose che tanti da fuori non vedono, come ritrovare i compagni con cui hai giocato, tipo Juan che oggi è venuto a trovarci. Posso condividere con i tifosi le gioie della mia carriera, loro mi hanno dato tanto. Ricordo del gol con la Reggina quello che successe dopo, con Spalletti con cui ancora non avevo confidenza ma con il quale ci pungevamo sempre molto scherzosamente. Sorrido perché penso anche a questi episodi". 

IL 26 MAGGIO - "Da quel giorno è cambiato tanto, basta guardare la classifica e l'umore della piazza. È stata una spinta per tutti, anche se molti di quelli che ci sono quest'anno lo scorso anno non c'erano. L'allenatore, lo staff e molti giocatori che ci sono ora non sapevano minimamente cosa fosse il 26 maggio, ma gli deve interessare fino a un certo punto. Quello che si è creato è anche figlio di quella partita e del fatto che è stato preso del materiale umano troppo importante. Giocatori che hanno vinto, che hanno mentalità, che sono qui per vincere. E poi uno dei migliori allenatori che abbia mai avuto, nella gestione del gruppo è il migliore, forse di meglio non si poteva scegliere". 

GARCIA - "Era l'allenatore perfetto per questo momento storico. Ci voleva il suo carisma, con quella serenità e anche pacatezza che ci hanno aiutato a ripartire. Certe cose le si vede dall'inizio, poi puoi arrivare primo, terzo o quarto ma non vai ad affrontare una stagione come le precedenti. Che c'era qualcosa di importante lo si vedeva già da lì. Garcia come Capello? Anche per età non possono essere simili, Capello è l'esempio che mi ha fatto diventare un calciatore rispettoso, ti guarda meglio di chi sta a mezzo metro, una persona leale e un allenatore fortissimo. Garcia è forse più vicino ai giocatori, Capello era più rigido".

OBIETTIVI E IL MILAN - "Se andiamo in Champions League avremmo fatto un grande campionato. Dobbiamo continuare a vincere, magari se lo fanno anche gli altri arriveremo dietro. Se domani ci fosse Juventus-Napoli tiferei Napoli, voglio riprendere la prima. Sono una squadra abituata a vincere, con una mentalità che non cambia mai dopo vittorie o pareggi. Il nostro grande momento si è solo interrotto, abbiamo trovato portieri che si sono inventati la partita della vita. Siamo stati sfortunati anche a livello di decisioni arbitrali, c'erano due rigori contro Torino e Atalanta a nostro favore. Non siamo stati danneggiati, ma chi ci sta davanti in un momento particolare è stato fortunato con gli arbitri. Quando le cose non andavano bene la Juve ha avuto favori con Chievo e Torino, ad esempio. A fine anno dicono che gli episodi si pareggino, aspettiamo. Chi è diffidato non dovrebbe prendere ammonizioni, specie se si è in più di uno per reparto. Il campionato non finisce a Torino, la gara quest'anno sarà ancora più attesa. La affronteremo al meglio sperando di arrivarci con soli tre punti di differenza. Significherebbe aver vinto con Milan e Catania. Affrontiamo un Milan che non è quello del passato ma è in ripresa".