Cambiali col diavolo

02.07.2019 19:21 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Cambiali col diavolo

Come sempre, più di sempre, la data del 30 giugno è ormai uno spartiacque decisivo nella vita finanziaria della Roma e non solo: i giallorossi hanno inaugurato un trend - quello delle cessioni dell’ultimo minuto - che sta travolgendo piano piano (ma neanche troppo piano) tante realtà del campionato italiano, persino la Juventus che ha il fatturato più alto in Serie A e uno stadio di proprietà. La scelta di vivere sopra le proprie possibilità per poi pareggiare i conti sta facendo sì che si imbastiscano in tempi clamorosamente brevi operazioni anche clamorosamente strane, come quella - parlando di Roma - che porterà l’ingaggio di Leonardo Spinazzola per un costo annuo di circa 13 milioni (vale a dire 29,5 milioni di cartellino e 2,5 milioni netti di ingaggio per 4 anni, ma potrebbero tranquillamente essere di più), per intenderci, praticamente quanto pesa a bilancio Edin Džeko, centravanti dal pedigree ben più importante dell’ormai ex terzino della Juventus. Cambiali - più che un patto - col diavolo che la Roma continua a firmare aggravando sempre di più la propria situazione e i propri costi e aumentando quindi la propria dipendenza dalle plusvalenze: siamo intorno a quota 130 milioni circa nel bilancio che va a chiudersi e in quello che sta per iniziare ne serviranno ancora di più, venendo a mancare i ricavi della Champions League (sostituiti, in parte, con quelli dell’Europa League, ben minori seppur non nulli). Tutto questo, se, dopo aver incamerato nuovi costi come quello, appunto, di Spinazzola, e quello di Amadou Diawara (l'operazione Manolas verrà inserita nel bilancio 2018-2019, analogamente a quanto successe con Cholevas nel 2015 e Rüdiger nel 2017), non si comincerà a tagliarne, sostituendo alcuni elementi con altri di minor impatto a bilancio: un’operazione che, in linea teorica, dovrebbe corrispondere anche a un calo di livello tecnico, ma il paradosso è che, a forza di mettere in rosa elementi supervalutati per motivi contabili e rinnovare contratti ad altri che ormai sono in là con gli anni e magari acciaccati fisicamente, le probabilità di, quantomeno, ridurre la perdita tecnica a fronte di un minore impegno finanziario non possono che aumentare. L’idea di formare una squadra che costi quanto la Roma possa permettersi è ormai vecchia di sei anni ed è stata giudicata impraticabile a fronte di un paio di annate storte (oltre che sfortunate), resta comunque la forte necessità di ritrovare un equilibrio prima che la situazione vada fuori controllo. Ammesso che non l’abbia già fatto.