Le frasi più significative di De Rossi in carriera: "Sono proprietà dei tifosi della Roma", "L'unico rimpianto è poter donare alla Roma una sola carriera"

15.05.2019 20:24 di Andrea Cioccio Twitter:    Vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Andrea Cioccio
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Le frasi più significative di De Rossi in carriera: "Sono proprietà dei tifosi della Roma", "L'unico rimpianto è poter donare alla Roma una sola carriera"

Due anni dopo l'addio di Totti, la Roma perderà un'altra bandiera. È notizia di questa mattina che la società non rinnoverà il contratto a Daniele De Rossi, perno del centrocampo giallorosso da 18 lunghi anni. Una carriera da protagonista, un esempio per tutti i tifosi, uno scudo non solo per la difesa, ma anche per tutti i compagni. Compagni che cambiavano ogni anno, ma lui, da quando aveva 11 anni, ha sempre varcato i cancelli di Trigoria. Nei momenti di gioia ha sempre lasciato festeggiare i compagni anche davanti ai microfoni, ma quando tutto è andato storto è sempre stato il primo a metterci la faccia, da vero Capitano. Mai una parola fuori posto, ha sempre detto la verità, anche se a qualcuno poteva non andar bene. Ha ammesso i suoi errori, e si è fatto sempre perdonare. L'onestà e l'umiltà rimarranno sempre le qualità che verranno ricordate di lui prima di ogni altra cosa, prima anche del suo valore in campo. 

Tante le frasi di De Rossi che rimarranno nella storia della Roma e del calcio. Prima di tutte è giusto citare l'aperta dichiarazione d'amore, un suo vero e proprio biglietto da visita: «Ho solo un unico rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera». Altre parole per dire la stessa cosa, quelle che pronuncia nel post-partita di Roma-Inter 2-1 del 2010 (gol suo e di Toni), quando i giallorossi furono ad un passo dallo scudetto: «Amo troppo la Roma, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare il gesto dell'orecchio alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma».

Non riesce proprio De Rossi a lasciare da parte l'amore per la sua maglia, anche nei momenti difficili, come quando il 1° marzo 2009 i capitolini dall'1-3 sul campo dell'Inter si fanno rimontare, anche grazie ad alcune chiamate dubbie dell'arbitro Rizzoli, ad esempio quella in occasione del rigore del 2-3 realizzato da Balotelli. Il numero 16 non ci sta: «Ci succede tutti gli anni. Abbiamo provato di tutti i colori, fatto casino le prime volte, mantenuto un profilo basso le altre. In campo vengono fuori cose che non stanno né in cielo né in terra. Comunque giocare con il cuore per la Roma non me lo leverà nessuno, Rizzoli o Collina o la sua banda». O ancora, quando nel 2012 l'interesse dei top club si fa più insistente verso di lui, il ragazzo di Ostia ha le idee chiare: «Questa è casa mia, vivo per la Roma e andare via per me sarebbe un dramma. Amo questa città e questo club, tutto quello che amo è qui e sarebbe difficile per me cambiare». 

Passano gli anni, e De Rossi non fa altro che maturare. Il 31 ottobre 2017 la Roma spazza via il Chelsea in Champions League per 3-0, e il Capitano al termine della gara ci tiene a precisare: «Dicevo negli spogliatoi prima del match che noi non viviamo molte serate di gloria in Champions League, io ricordo ancora la vittoria sul Chelsea di dieci anni fa, abbiamo preso anche batoste. Noi dobbiamo ringraziare di essere nati romanisti anche dopo i 7-1». Esemplare invece la frase del 15 settembre 2018, rilasciata a Il Romanista: «Io sono proprietà dei tifosi della Roma».

Riesce anche a strappare qualche sorriso, ad esempio quando nell'intervista al Trigoria Night Show di Roma Tv del 10 ottobre scorso parla così dei social e delle nuove generazioni: «Non critico il social in sé, ma critico il fatto che diventi una ragione di vita. In ogni allenamento tutti entrano in campo pettinati, lucidi, perché ti fanno le foto che poi finiscono sui social. Io quando la mattina ci alleniamo alle 10 entro con le caccole agli occhi, spettinato, perché l'importante è allenarsi bene. Non dico che i giovani non la pensino così, dico che ogni tanto pensano troppo ad apparire». Nella stessa occasione torna su temi più seri, come il suo futuro: «Tanti dicono per strada: "Ha smesso Francesco, se smetti anche tu siamo rovinati", ma la Roma va avanti, è andata avanti dopo Di Bartolomei, dopo Bruno Conti, dopo Giannini, dopo Falcao, dopo le peggiori partite perse e le peggiori delusioni. Stiamo andando avanti anche senza Francesco, forse la cosa più dolorosa per un tifoso della Roma, figuratevi se non si può superare il post carriera del sottoscritto».

Anche nella conferenza stampa odierna, che potrebbe essere l'ultima da giocatore della Roma, in un momento commovente e per lui dolorosissimo, ha mantenuto la lucidità: «Cosa cambierei del passato? Magari eviterei qualche cartellino rosso, ma non cambierei mai la scelta di rimanere alla Roma, di restarle fedele». Non si è fatto scrupoli a dire le cose come stanno: «Io ho 36 anni, non sono scemo. Se nessuno ti chiama per il contratto, la direzione è quella. L'addio? Mi è dispiaciuta la modalità, abbiamo parlato poco e le distanze creano incomprensioni, voglio una società migliore sotto questo punto di vista», poi ancora: «Il distacco con la società c'è, io voglio giocare e loro non me lo permettono, non posso essere felice. Mi immaginavo un giorno in cui ero zoppo e con i cerotti e che avrei smesso, ma devo accettarlo. Se io fossi stato un dirigente, mi sarei rinnovato il contratto (ride, ndr)». Strappa ancora altri sorrisi così: «Da ex calciatore mi troverete nel settore ospiti, col panino e la birra, per tifare i miei amici», per poi concludere ribadendo il concetto principale: «Ringrazio Dio per la carriera che ho fatto, avrei firmato per fare una carriera in C come mio padre».

I tifosi dunque si preparano a salutare un altro figlio di Roma, sicuramente uno di quelli più attaccati alla maglia, come hanno dimostrato negli anni (e come continueranno a farlo) le sue dichiarazioni quasi filosofiche ad esprimere uno stile di vita, che mai passeranno nel dimenticatoio, così come la sua figura.