Roma, dipendenti in stato di agitazione: tensione per trasferimenti ed esternalizzazioni
La tensione tra la Roma e una parte dei suoi dipendenti continua a crescere. Secondo quanto riportato da Il Post, nella giornata di lunedì si è tenuta un’assemblea dei lavoratori che ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione, una forma di mobilitazione sindacale che può precedere l’indizione di uno sciopero.
DIPENDENTI IN STATO DI AGITAZIONE: TENSIONE PER TRASFERIMENTI ED ESTERNALIZZAZIONI
Alla base della protesta ci sarebbe un malcontento diffuso nei confronti della gestione societaria. Diversi dipendenti contesterebbero in particolare le modalità con cui la proprietà Friedkin sta portando avanti il piano di contenimento dei costi e di riorganizzazione delle attività interne, giudicato poco rispettoso delle professionalità maturate negli anni all’interno del club.
A far esplodere il caso è stato il trasferimento di 38 lavoratori, su un organico complessivo di circa 300 persone, nei punti vendita ufficiali della Roma. Si tratta di dipendenti che fino a poche settimane fa svolgevano mansioni differenti, anche a stretto contatto con la prima squadra, la dirigenza e le diverse aree operative della società.
L’avvocato Francesco Bronzini, che assiste alcuni dei lavoratori coinvolti, ha parlato di un vero e proprio «demansionamento» e di una svalutazione delle competenze professionali. Dal 1° luglio, infatti, alcune persone impiegate in ruoli societari e organizzativi sono state assegnate alla vendita del merchandising negli store ufficiali. Il provvedimento avrebbe riguardato anche una parte consistente della segreteria sportiva, settore particolarmente delicato per il funzionamento quotidiano di una società delle dimensioni della Roma.
La posizione del club è però differente. La società ha spiegato che l’operazione rientra in un più ampio processo di ristrutturazione della forza lavoro, reso necessario dalla chiusura di alcune attività considerate non più prioritarie, come la televisione e la radio ufficiali, e dalla decisione di affidare determinati servizi a soggetti esterni.
La riorganizzazione è arrivata dopo la fusione, annunciata ad aprile, tra l’AS Roma e Soccer, società controllata dal club e con sede a Trigoria, all’interno della quale erano impiegati diversi lavoratori dei settori marketing e comunicazione. Successivamente, una parte di queste attività è stata affidata alla multinazionale We Are Social, che aveva già collaborato con il club per la campagna abbonamenti.
Inizialmente, secondo quanto ricostruito, il piano avrebbe potuto coinvolgere fino a un centinaio di dipendenti. Bronzini sostiene che i trasferimenti siano stati resi possibili anche dalla tipologia dei contratti applicati. Con l’eccezione dei giornalisti, molti lavoratori risultano infatti inquadrati con il contratto del commercio, lo stesso utilizzato per gli addetti alle vendite, nonostante in diversi casi svolgessero mansioni e ricoprissero responsabilità differenti.
LA POSIZIONE DELLA ROMA
Secondo la Roma, i dipendenti sono stati quindi ricollocati in settori ritenuti strategici in vista dei prossimi progetti societari, tra cui le iniziative legate al centenario del club e il percorso per la realizzazione del nuovo stadio. La proprietà avrebbe inoltre in programma l’apertura di altri due negozi entro il prossimo anno. La scelta di spostare i lavoratori avrebbe consentito, secondo la versione aziendale, di tutelare i livelli occupazionali e di mantenere invariati gli stipendi, evitando licenziamenti e nuove assunzioni per coprire i ruoli negli store.
La vicenda rappresenta l’ultimo capitolo di un processo iniziato negli ultimi anni. Con l’arrivo della famiglia Friedkin, la Roma ha progressivamente accelerato sulla riduzione dei costi, sull’esternalizzazione dei servizi e sulla revisione della propria struttura aziendale. Un percorso che la società considera necessario per rendere il club più sostenibile, ma che ha alimentato una crescente preoccupazione tra i dipendenti coinvolti.
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