Milan, Borini: "A Roma dicevano che spaccavo lo spogliatoio"

14.04.2018 10:37 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    vedi letture
Fonte: SportWeek
Milan, Borini: "A Roma dicevano che spaccavo lo spogliatoio"
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Fabio Borini, attaccante del Milan che quest'anno ha ricoperto in diverse occasioni il ruolo di terzino, ha parlato a SportWeek:

“Sono anomalo, duttile e riservato. Perché faccio tante cose che in genere non fanno altri colleghi, tipo andare in centro con la bici. L’ho fatto anche alla prima cena di squadra e mi hanno preso per il culo. Adesso ho pure ordinato il cestino. E sono riservato perché tengo le emozioni per me, non ho neanche molta simpatia per i social. Le tengo per me perchè sono comunque un personaggio, se le esternassi tutti si sentirebbero in diritto di interpretarle. A me interessa solo il parere di chi mi conosce. In Inghilterra non esiste la figura del calciatore divo, non è come qui in Italia. Non esistono giornali o salotti sportivi che alimentino il culto, il calciatore va al ristorante e paga come tutti i comuni mortali. In Italia mangi gratis solo perchè ti chiami Borini, questo m'imbarazza molto. Giocatore generoso? A volte mi scoccia sentirmi definire così. È un appellativo che mi hanno dato perchè corro tanto e mi adatto a ogni ruolo, ma non voglio che sia la sola cornice dentro la quale comprendere le mie caratteristiche. E ho detto a Gattuso che se da attaccante devo trasformarmi in terzino, voglio lavorarci su seriamente per evitare errori di posizione come quello che qualche settimana fa ci è costato il provvisorio pareggio del Chievo. A Roma si diceva che ero spacca spogliatoio, altra cosa sbagliata. Il fatto di correre tanto è genetico, mia mamma lo fa e anche mio padre. Qui al Milan voglio dimostrare che posso stare in Italia, che da qui non sono scappato e che sono uno da Milan. E un po' l'ho già dimostrato. Cosa porterei dall'Inghilterra? La loro mentalità, anche nel divertimento. Anche se hanno 20 minuti, sanno come sfruttarli. Noi li lasciamo scorrere per pensare a come svagarci. Agli inglesi invece darei la nostra cultura per il cibo”.