Lo sceicco Al Qaddumi già noto al centro Don Orione di Bergamo

27.02.2013 19:32 di Adriano Mazzone   vedi letture
Fonte: L'Eco di Bergamo
Lo sceicco Al Qaddumi già noto al centro Don Orione di Bergamo
Vocegiallorossa.it
© foto di Federico Gaetano

Il giornale L'Eco di Bergamo ha realizzato un'intervista a Dario Perico, direttore amministrativo del Centro Don Orione, casa di riposo, poliambulatorio, centro di riabilitazione e di assistenza domiciliare di Bergamo, che ha già avuto a che fare con lo sceicco interessato ad entrare nella Roma, Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi.

"Noi purtroppo lo conosciamo bene lo sceicco Adnan - ha spiegato Dario Perico -. Per un anno, tra l'ottobre 2011 e il novembre scorso, è venuto a trovarci, spendendo promesse mai mantenute. A parole era pronto a finanziare per beneficenza il miglioramento della struttura e della qualità della vita al Don Orione. Diceva di essere pronto a sborsare 5-10 milioni di euro. Forse anche attento a possibili affari sul territorio. Era stato messo in contatto con noi da un dentista di Ferrara che ha lavorato al Don Orione fino al maggio 2012. Diceva di voler finanziare la ricerca medica. Si accompagnava a un anziano faccendiere di Como che faceva da suo "garante" e spesso parlava per lui. Ci mostrò anche la fotocopia di un estratto conto con la quale voleva dimostrare di avere in deposito al Credit Suisse di Zurigo la bellezza di 23 miliardi di dollari. Una cifra spaventosa, superiore di un miliardo a quella del sultano del Brunei, il monarca più ricco della Terra. Le già provate certezze cominciavano a vacillare forte. Tanto più che ben presto siamo venuti a sapere che il faccendiere aveva avuto qualche guaio con la giustizia. Adnan si era accreditato assicurando di essere figlio leggittimo di Faysal (storico re dell'Arabia Saudita assassinato nel 1975, ndr). Fu suo papà Qaddumi in letto di morte a svelargli di essere solo il patrigno e che il vero padre era il re d'Arabia.  Le perplessità divennero certezza, non ci aveva mai offerto neanche un caffè e capimmo che ci aveva presi in giro. Così non rispondevamo più alle sue chiamate, lasciando chiaramente intendere che non volevamo più avere a che fare con lui".

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