Francesco Totti e l’evoluzione del numero 10: dal trequartista al falso nove

Francesco Totti e l’evoluzione del numero 10: dal trequartista al falso noveVocegiallorossa.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
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di VG Redazione

Francesco Totti è uno degli ultimi grandi trequartisti che il calcio italiano abbia conosciuto, ma la sua vera grandezza non sta nell'essere stato un interprete tradizionale del ruolo: sta nell'aver innovato profondamente, tracciando la rotta per quello che oggi viene definito "trequartista moderno".

Nonostante sia cresciuto come un classico “fantasista”, anzi, uno di quelli squisitamente anni novanta, Totti durante il corso del suo percorso con la Roma è diventato la bandiera d’un modo specifico di intendere il calcio; la squadra, nel mentre, ha saputo modificare la propria posizione in campo, le proprie abitudini tecniche e perfino la sua funzione tattica, arrivando a ridefinire le possibilità del ruolo in maniera reale, con un iconicità tale da ricevere un'attenzione mediatica paragonabile a quella dei fenomeni dello sport mondiale, quelli che si trovano sulle pubblicità dentro i casino online.

Come ha fatto Totti a diventare così importante per il mondo del calcio? Scopriamolo insieme

Francesco Totti ha innovato tecnicamente il ruolo del trequartista

Partiamo da quella che era l’idea del trequartista classico: un giocatore impegnato fra le linee, soprattutto in fase di ultimo passaggio; il gioco di Totti invece ha trasformato la posizione in qualcosa di molto più ampio.

Per prima cosa lo ha fatto attraverso una visione di gioco “diversa”, capace di leggere il movimento dei compagni un istante prima degli avversari così da poter costruire palle-gol da posizioni apparentemente innocue. La seconda caratteristica è data dal tiro da fuori area, un elemento tecnico non scontato per un fantasista che però ha permesso a Totti di segnare reti dalla distanza con continuità impressionante.

La terza caratteristica, più personale che universale, è senza dubbio il leggendario “cucchiaio”: un particolare pallonetto morbido da effettuare sopra il portiere in uscita, diventato celebre soprattutto grazie al cucchiaio di Totti a Van der Sar durante Italia-Olanda a Euro 2000. Nato come gesto quasi da calcetto, questo tiro si è poi trasformato in una vera firma autoriale per il capitano innamoratissimo della sua Roma. A questi elementi va aggiunto un dettaglio non da poco: Francesco Totti è sempre stato anche uno specialista sui calci da fermo, qualità che pochi altri trequartisti dell’epoca potevano vantare. La sua capacità di calciare punizioni e calci d’angolo era tale da trasformarlo in una pietra angolare del gioco offensivo della squadra: una figura ibrida e minacciosa, capace di muoversi liberamente sul fronte d’attacco e di provare a segnare da posizioni molto diverse tra loro.

Dal trequartista al falso nove: l'evoluzione del ruolo

La svolta tattica vera arrivò durante il corso della stagione 2006/07 sotto la guida di un altro nome fondamentale per la Roma degli anni duemila: Luciano Spalletti.

Spalletti infatti decise di adattare il modulo della Roma a un 4-2-3-1 in cui Totti non veniva più impiegato come trequartista classico, ma come il cosiddetto “falso nove”; una mossa rivoluzionaria perché costringeva al trasferimento del fantasista nella zona centrale dell'attacco senza che fosse necessario rinunciare alle capacità del giocatore di rifinitore, mettendo quindi enorme pressione ai difensori avversari. Questi infatti si ritrovavano a dover scegliere tra seguire il giocatore lontano dall'area, aprendo così spazi alle inserzioni dei centrocampisti oppure lasciarlo libero, quindi fare in modo che ogni azione offensiva fosse migliorata dalle sue azioni e presenza.

Questa è stata la stagione calcistica che consegnò a Totti il titolo di capocannoniere (tanto che qui sono accaduti alcuni dei suoi gol più belli) alla Roma dei suoi cicli,più convincenti, tracciando. Le scelte tecniche di Totti sono state in grado di trasformare in modo definitivo il ruolo del trequartista, lasciando un'eredità tecnica che il calcio italiano ed europeo continua a leggere ancora oggi: rimanere sempre un passo avanti a quanto preposto dal ruolo, anziché un passo indietro, anche a fine carriera e come pochi avranno il coraggio di fare.