Cragnotti: "Portare un marchio come Roma nel mondo appartiene a mentalità non provinciale"

18.10.2011 15:43 di Enzo Fragapane   vedi letture
Fonte: Radio Manà Manà
Cragnotti: "Portare un marchio come Roma nel mondo appartiene a mentalità non provinciale"
Vocegiallorossa.it

“La Lazio ha giocato per Reja, ora può arrivare molto in alto e Klose è veramente un campione”. Queste le parole dell'ex Presidente della Lazio Sergio Cragnotti, intervistato sulle frequenze di Radio Manà Manà Sport, durante la trasmissione “Millenovecento, laziali doc”.

A proposito della Lazio:
“La Lazio nel derby mi è piaciuta, ha giocato con molta grinta e soprattutto con un grande campione come Klose, che insieme ad Ibrahimovic è quello che sta facendo meglio – ha spiegato - . La squadra ha giocato per vincere e ha meritato di ottenere questi tre punti fondamentali senza alcun dubbio. I ragazzi hanno giocato in modo particolare, per il proprio allenatore, un segnale che testimonia come ci sia armonia anche nello spogliatoio”.

A proposito di Cissè:
“Anche il francese è un campione, è evidente, è un uomo che sa stare in campo, anche se non mi sembra possa avere grande continuità o un’attenzione costante. Malgrado questo anche lui può dare tanto alla Lazio. Lui e Klose sono due grandi acquisti del presidente Lotito”.

Sulle prospettive della Lazio:
“Oggi come oggi c’è un grosso livellamento nel nostro campionato. Per questo penso che la Lazio possa fare grandi cose. Domenica ho visto la Juventus e sinceramente non mi ha convinto, per non parlare dell’Inter che stenta notevolmente. Le prime sei-sette giornate hanno dimostrato che la Lazio può arrivare molto in alto. La prima cosa però che la Lazio deve fare è quella di ottenere risultati positivi nelle Coppe Europee, in modo da acquisire i punti di merito nelle graduatorie Uefa. Assolutamente io lotterei per andare avanti nell’Europa League”.

Sulle novità della Roma:
“Ha fatto una grande trasformazione, per forza di cose deve pagare lo scotto, non può emergere a leader subito nel nostro campionato. C’è stato un grande cambiamento da supportare passo per passo ed i tifosi devono aver pazienza. Visto la presenza di tanti calciatori giovani, io avrei scelto un tecnico di maggior esperienza rispetto a Luis Enrique. Da punto di vista societario quello di aver scelto un socio estero come DiBenedetto è un grande valore aggiunto. Portare un marchio come Roma nel mondo appartiene ad una mentalità non provinciale, è una scelta strategica giusta, anche se sinceramente non so quali mezzi abbiano”. 

Sugli stadi di proprietà:
“Un club deve operare nel proprio stadio, ogni iniziativa al di fuori degli impianti di proprietà sono delle pezze calde momentanee che servono solo per tamponare i problemi. Le società hanno il diritto di avere il loro stadio per far vivere ai propri tifosi la vita del club: il problema che intercorre tra Coni e Lazio deve essere superato, lo stadio Olimpico è qualcosa di istituzionale che può anche restare a prescindere. Oggi è complesso fare uno stadio sul piano degli investimenti, ma chi può farlo deve procedere”. “Io ai miei tempi – conclude Cragnotti - , chiesi di poter usufruire dello stadio Flaminio ma non venne concesso dalla amministrazione comunale del tempo per turbative di ambientali che il calcio avrebbe portato in quella zona e anche turbative architettoniche. Tutto questo impedì la ristrutturazione del Flaminio.

Sul rifiuto di Lotito di usare il Flaminio:
"Questo non lo so, dipende dalle strategie personali: una cosa è certa, io coglierei l’occasione al volo”.