Conferenza stampa - Gasperini: "L’obiettivo immediato è stabilizzarci il più in alto possibile. Siamo in linea con i tempi del mercato "

Conferenza stampa - Gasperini: "L’obiettivo immediato è stabilizzarci il più in alto possibile. Siamo in linea con i tempi del mercato "
© foto di marco campanella
Oggi alle 14:25Altre notizie
di Redazione VG
Gian Piero Gasperini è pronto per incontrare i cronisti a Trigoria nella prima conferenza stampa della stagione 2026/2027.

Alle ore 14:00 è andata in scena la conferenza stampa di Gian Piero Gasperini, tecnico della Roma, all'interno del Centro Sportivo di Trigoria per fare il punto della situazione dopo la prima settimana di ritiro.

Come di consueto, Vocegiallorossa.it ha seguito LIVE l'evento fornendo la trascrizione integrale delle dichiarazioni dell'allenatore.

Sul mercato e sulle tempistiche delle trattative.
«Sì, probabilmente è così. Però a volte siamo un motore a scoppio, altre volte siamo un motore diesel. Alla lunga, però, il diesel viaggia e va avanti. Comunque sì, evidentemente dobbiamo essere più bravi, anche se il giocatore aveva il contratto in scadenza, perché i tempi del mercato a volte sono molto più veloci. Adesso c’è Ryan, qui presente, e questo, come abbiamo già visto a gennaio, è un valore aggiunto che ci può aiutare ad accelerare. D’altra parte, questo è anche un anno un po’ particolare, con il Mondiale di mezzo. Il mese di giugno è stato caratterizzato da una sorta di paralisi, anche per l’avvicendamento e per l’arrivo del direttore. Adesso, però, mi sembra che tutti stiano iniziando a muoversi. Celik? Posso chiaramente ringraziarlo per tutto quello che ha fatto l’anno scorso, per la sua disponibilità e per il suo rendimento. Dal punto di vista calcistico, però, sono convinto che ci rinforzeremo e che forse saremo anche migliori».

Sono passati 55 giorni da Verona-Roma e adesso inizia una nuova stagione, che per la Roma può rappresentare una ripartenza esaltante dopo gli ultimi anni. Qual è il suo stato d’animo di fronte alla situazione attuale? Lei ci ha abituati a sollecitare la società e tutto l’ambiente affinché guardino nella stessa direzione, con grande rapidità, perché gli obiettivi sono importanti.
«Noi siamo sempre molto sollecitati, così come lo è tutto l’ambiente. È chiaro che c’è stata una pausa lunga, ma adesso siamo di nuovo qui a Trigoria e ci siamo tutti. Il periodo di vacanza, anche per i motivi che ho spiegato prima e per il Mondiale di mezzo, è stato sicuramente più lento rispetto ad altri anni. Io, però, sono abituato a guardare sempre avanti e a concentrarmi sull’obiettivo. Abbiamo un obiettivo straordinario. È chiaro che ci sono delle difficoltà e che alcune informazioni, a volte, cambiano. Da un anno sono qui e ogni tanto mi capita di ricevere determinate informazioni che, dopo un po’ di tempo, diventano diverse. Questo vale anche per l’aspetto finanziario. Anch’io speravo che l’accesso alla Champions League potesse essere determinante per risolvere alcune situazioni, poi magari vieni a sapere che non è così. Però è vero anche il contrario: bisogna sapersi adattare, perché l’obiettivo e lo scopo che vogliamo raggiungere sono più importanti di tutto. Vogliamo migliorare, essere più bravi e più forti. Di fronte a qualsiasi imprevisto, e io ne ho incontrati tanti, bisogna resettare, elaborare una nuova strategia e rimettersi nelle condizioni migliori. Dobbiamo sfruttare l’entusiasmo che c’è in questa piazza e le possibilità di questa società, che magari avrà anche dei difetti, ma possiede pure tanti pregi. Tutto in funzione di un unico obiettivo: costruire una bella squadra».

Lei ha detto che l’obiettivo è migliorare. Considerando che lo scorso anno la Roma è arrivata terza, significa che si punta allo Scudetto?
«Lei ha semplificato molto, volutamente. Comunque apprezzo la domanda. No, non è questo il significato. Quando si parla di migliorare, non vuol dire necessariamente fissare subito quell’obiettivo. Sarebbe già importante riuscire a stabilizzarsi nelle zone alte della classifica. Poi, per quella che è la mia esperienza, se riesci a rimanere in alto con continuità e con una bella solidità, arriva anche il momento in cui puoi puntare a qualcosa di più importante. Sicuramente. In questo momento, però, l’obiettivo immediato è stabilizzarci il più in alto possibile e migliorare ulteriormente. Lo scorso anno la squadra ha ottenuto un risultato sicuramente meritato, anche se mi permetto di dire che è andata forse un po’ oltre quelle che erano le aspettative iniziali. Il nostro obiettivo è questo: diventare ancora più forti».

Oggi sono arrivati i rinnovi di Cristante e Mancini. Qual è il suo giudizio? Si aspetta anche il rinnovo di Lorenzo Pellegrini?
«I rinnovi di Cristante e Mancini erano già nelle previsioni. A un certo punto, nel finale dello scorso campionato, erano stati definiti. Il fatto che siano arrivati ufficialmente soltanto adesso significa probabilmente che gli accordi erano già stati raggiunti e che ora sono stati semplicemente formalizzati. Quello di Pellegrini è un discorso diverso. Sicuramente mi auguro che possa rinnovare, ma sappiamo tutti che in questo momento il giocatore non potrebbe comunque allenarsi, perché deve ancora recuperare dall’infortunio riportato nel finale della scorsa stagione. Probabilmente, anche per questo motivo, i tempi sono un po’ più lunghi. Mi auguro che possa innanzitutto recuperare al più presto dal punto di vista fisico e, successivamente, raggiungere l’accordo con la società».

Vorrei tornare sul discorso della lentezza in alcuni passaggi. La Roma da diverso tempo non ha un amministratore delegato, un direttore generale e un direttore dell’area tecnica. Secondo lei queste figure mancano realmente e potrebbero aiutare a velocizzare determinate operazioni? Inoltre, come si lavora in una società la cui proprietà, di fatto, non è fisicamente presente qui per gran parte dell’anno?
«Io mi occupo dell’area tecnica, quindi preferisco lasciare da parte tutto ciò che riguarda l’organizzazione e gli altri settori della società. In questo momento l’area tecnica è molto valida, compatta, competente e capace. Per me questo è l’aspetto più importante. Abbiamo iniziato a lavorare insieme da una settimana, ma direi che siamo partiti molto bene. Io ho un rapporto diretto con la proprietà, quindi sotto questo aspetto non mi manca assolutamente nulla. È un rapporto molto vero, basato sul confronto diretto. A volte possono esserci tempi diversi, più che pensieri differenti, ma bisogna anche rispettare le caratteristiche di tutte le persone. Come ho detto prima, magari abbiamo un motore un po’ lento a partire, ma poi possiamo diventare un bel trattore capace di macinare strada. Credo che siamo partiti e mi auguro, anzi sono convinto, che nelle prossime settimane questo motore diesel possa cominciare a raggiungere una velocità superiore».

Già nel corso della scorsa stagione aveva parlato di un mercato nel quale alla Roma sarebbero serviti tre o quattro innesti mirati per rinforzare la squadra. Si aspetta ancora un’evoluzione di questo tipo durante l’estate? Inoltre, il mancato rinnovo di Celik lascia la Roma scoperta in quel ruolo e rende necessario un acquisto ulteriore?
«Il mio pensiero è sempre stato quello: servono i famosi tre o quattro colpi di qualità. Rispetto alla rosa che ha concluso il campionato, però, bisogna considerare anche i giocatori che erano in prestito e che sono andati via. Mi sembra che fossero cinque. Di conseguenza, quei tre o quattro innesti avrebbero dovuto in parte sostituirli, ma con operazioni fatte in un certo modo. Poi è chiaro che bisogna adattarsi alle situazioni. Se un giocatore va via, devi rimpiazzarlo, altrimenti non riesci a completare la rosa. Come ho detto prima, Celik è andato via e sicuramente interverremo per sostituirlo in quel ruolo. Altrimenti rimarremmo scoperti».

Prima è tornato sul fatto che pensava che la qualificazione in Champions League potesse essere sufficiente per sistemare i conti con la UEFA. In questa settimana, con la proprietà presente a Trigoria, avete capito se sarà necessaria la cessione di almeno un big oppure se se ne potrà fare a meno?
«Su questi temi, nell’arco dell’ultimo anno, da giugno scorso a oggi, c’è stata una continua evoluzione e un cambiamento delle informazioni. Probabilmente è stato così anche per la proprietà, perché quello con la UEFA è un accordo particolare e i numeri possono cambiare di volta in volta. Come ho detto prima, purtroppo bisogna adattarsi. Probabilmente sarà necessaria una cessione importante. La scadenza è stata spostata oltre il 30 giugno per dare più tempo a tutte le società coinvolte, perché la Roma non è l’unico club in questa situazione. La speranza è quella di risolvere questa questione una volta per tutte. È ciò che vorremmo tutti, anche se mi rendo conto che non sia facile rimediare in pochi mesi a una situazione che si è creata nel corso di parecchi anni. Il compito è difficile dal punto di vista dei numeri, ma ce la metteremo tutta e faremo di tutto per risolvere definitivamente il problema. Questo permetterebbe anche alla società di essere più libera negli investimenti e nelle proprie scelte. È sicuramente un compito arduo, soprattutto per il direttore sportivo. Tuttavia, questa situazione non impedisce alla Roma di effettuare anche acquisti e operazioni in entrata. Se vogliamo, questa è una buona notizia».

Che giudizio dà dell’arrivo di Tony D’Amico, una persona che ha già lavorato con lei? Quanto è importante questa vicinanza e la possibilità di lavorare quotidianamente fianco a fianco? Nella scorsa stagione aveva lasciato intendere che non fosse sempre stato così. Cosa è cambiato e come sono andati questi primi quindici giorni di lavoro insieme?
«Sicuramente ci conosciamo bene, perché abbiamo già lavorato insieme per diverse stagioni. Il nostro rapporto è diretto e costante e la comunicazione tra noi è continua, sempre nel pieno rispetto del suo ruolo. È lui a portare avanti il mercato, le trattative, i rapporti con le altre società e tutto ciò che riguarda la sua area di competenza. È chiaro, però, che quando ci si conosce e si ha consapevolezza delle esigenze e delle problematiche reciproche, il lavoro diventa più agevole. Stiamo lavorando con un ottimo spirito e questa conoscenza reciproca rappresenta sicuramente un vantaggio».

Lei ha parlato di tre o quattro innesti di qualità. Lo scorso anno il reparto degli esterni offensivi, cioè degli attaccanti in grado di giocare alle spalle o al fianco di Malen, è stato un po’ problematico. Quanti acquisti si aspetta in quella zona di campo? Inoltre, qual è il ruolo di Soulé, che nel mese di giugno è stato al centro di diverse voci di mercato? Come lo ha ritrovato fisicamente dopo i problemi di pubalgia? È un calciatore centrale nel suo progetto oppure potrebbero aprirsi degli scenari di cessione?
«In questo momento, come attaccanti esterni, abbiamo Soulé e Dybala. E basta. Quindi mi aspetto due giocatori in quel ruolo. Soulé al centro del mercato? In questo periodo vedo tutti i calciatori al centro del mercato. Ci sono mille nomi in entrata e in uscita. Penso che molte di queste situazioni siano dovute anche ai procuratori, che si muovono, incontrano persone e parlano. Poi voi, giustamente, riportate gli incontri e anche le semplici chiacchierate che possono esserci. Quello che conta, però, è capire se esistano offerte concrete e vere trattative, sia in entrata sia in uscita. Queste sono le cose importanti. Il giocatore si è presentato disponibile come sempre. È arrivato con qualche chilo di troppo, ma lo sta smaltendo molto bene e sta lavorando nel modo giusto».

Quali saranno le gerarchie a centrocampo? Lo scorso anno Cristante è stato spesso il punto di riferimento del reparto. Alla luce del mercato, del Mondiale e dei rinnovi contrattuali, potrebbe cambiare qualcosa oppure ha già le idee chiare?
«In questo momento abbiamo quattro centrocampisti, tutti molto forti e affidabili. Prevedo che avremo tante partite da giocare. Non è un reparto particolarmente numeroso, ma questa è anche una mia scelta, proprio per dare a tutti la possibilità di giocare con frequenza, continuità e fiducia. In questo momento, quindi, siamo a posto così».

Al di là del paragone tra il motore a scoppio e quello diesel, considerando anche le altre squadre di Serie A e i club europei che affronterete in Champions League, ritiene che la Roma sia in ritardo sul mercato? Avrebbe preferito avere almeno un nuovo acquisto a disposizione all’inizio del ritiro oppure, conoscendo la situazione, siete in linea con quanto aveva immaginato al termine della scorsa stagione?
«Al termine della passata stagione speravamo tutti di iniziare la preparazione con qualche giocatore in più. Sapevamo benissimo, però, che con il Mondiale molti calciatori sarebbero stati impegnati e sarebbero quindi arrivati a singhiozzo. Mi sembra che, salvo rarissime eccezioni, questa situazione riguardi un po’ tutte le squadre. Il mercato, in questo periodo, è rimasto abbastanza bloccato per tutti. Noi abbiamo perso diversi giocatori che erano arrivati in prestito, quindi forse siamo numericamente più corti rispetto ad altre squadre e dobbiamo innanzitutto sostituirli. Adesso, però, mi sembra che il mercato stia iniziando ad aprirsi un po’ per tutti. Chiaramente vorremmo essere più avanti, ma siamo comunque in linea con quelli che sono i tempi attuali del mercato».

Non le chiedo aggiornamenti sulle trattative, perché immagino che non possa entrare nei dettagli. Profili come Summerville o Greenwood, però, sono sostenibili per la Roma dal punto di vista del costo del cartellino e dell’ingaggio oppure si sta puntando troppo in alto?
«Evidentemente non sono operazioni semplici, ma si tratta di una scelta precisa, non del fatto che la Roma o la proprietà non possano permettersele. La decisione è quella di stabilire determinati parametri per i contratti e ritengo che sia una scelta giusta e significativa. Ci sono giocatori che hanno portato la squadra al terzo posto e alla qualificazione in Champions League: vederli superati in maniera clamorosa, dal punto di vista dell’ingaggio, da calciatori appena arrivati potrebbe sicuramente creare dei problemi. Stabilire un tetto è utile anche per la società, perché è indispensabile tenere sotto controllo il monte ingaggi. Quando non è possibile acquistare un calciatore rispettando questi parametri, è chiaro che bisogna rivolgersi verso altri profili».