Ludogorets-Roma 2-1 - Scacco Matto - L'incostanza del pressing e com'è nato il vantaggio dei bulgari

09.09.2022 18:00 di Alessandro Carducci Twitter:    vedi letture
Ludogorets-Roma 2-1 - Scacco Matto - L'incostanza del pressing e com'è nato il vantaggio dei bulgari
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Inizia male il cammino europeo della Roma, che esce sconfitta dalla trasferta bulgara contro il Ludogorets per 2-1.

LE SCELTE - Nessuna sorpresa per José Mourinho, che lancia dal primo minunto Svilar con Mancini, Smalling e Ibanez a comporre il pacchetto difensivo.
Celik e Zalewski prendono il posto di Karsdorp e Spinazzola mentre Matic e Cristante giocano in mezzo al campo. In avanti, spazio a Dybala, Pellegrini dietro al Gallo Belotti.
Il Ludogorets risponde con il consueto 4-2-3-1 con Witry sulla fascia destra e Cicinho spostato a sinistra. Piotrowski e Cafumana si posizionano a centrocampo con Cauly dietro all'unica punta, Thiago. Tekpetey e Despodov si schierano come esterni offensivi.

ATTEGGIAMENTO - I bulgari hanno la priorità di mascherare i limiti difensivi del reparto arretrato e della coppia di centrocampo, assumendo un atteggiamento accorto, prudente, puntando a chiudere le linee di passaggio per poi ripartire in contropiede con le frecce Tekpetey e, soprattutto, Despodov, supportato dalle sovrapposizioni di Cicinho.

COSTRUZIONE - Quando costruisce dal basso, il Ludogorets si schiera spesso a 3 dietro, con l'arretramento di un centrocampista per consentire ai terzini di salire e spingere. Il gioco in verticale e in velocità punta a stressare i braccetti giallorossi, Mancini e Ibanez, con Smalling bravo a risolvere un paio di situazioni veramente complicate. 

COSA VUOLE FARE LA ROMA - I capitolini cercano i consueti lanci lunghi, soprattutto i cambi campo, per disorientare l'avversario e trovare gli spazi per gli inserimenti dei due esterni, Celik e Zalewski, oltre agli scambi tra Dybala, Pellegrini e Belotti. Quest'ultimo sembra fuori dal gioco, certamente non aiutato da una condizione fisica che non può essere pari ai suoi compagni.
In fase di non possesso, i giallorossi a tratti sembrano voler pressare alto la squadra avversaria, inducendola a giocare sull'esterno per poi aggredire i portatori di palla. Buona l'idea, un pochino incostante l'esecuzione.

IL PRIMO GOL - La prima rete subìta dalla Roma è stata la somma di errori di squadra ed errori (orrori) individuali. Innanzitutto, il pressing portato avanti senza troppa convinzione dai giallorossi, che non recuperano palla ma si allungano. Spinazzola si alza, costringendo Ibanez a guardare da vicino Tekpetey. Piotrowski fa filtrare la palla tra Matic e Spinazzola, con Witry che fa velo per Cauly, non coperto da Cristante, in ritardo. Il trequartista del Ludogorets si trova così tra le linee, fronte porta e palla al piede ma la situazione sarebbe ancora risolvibile se Smalling, fino a quel momento tra i migliori, non sbagliasse totalmente la postura del corpo, spingendo Cauly verso il centro e non verso l'esterno. Con Ibanez largo su Tekpetey e Mancini che segue il taglio di Thiago, la frittata è fatta e Cauly è bravo a battere Svilar.

MOSSA DELLA DISPERAZIONE - Mourinho, nel finale, si gioca il tutto per tutto passando al 4-2-3-1 con Bove e Camara centrocampisti centrali mentre Volpato, Dybala e Pellegrini giocano a supporto di Shomurodov. L'uzbeko segna il gol pareggio ma un'altra dormita della difesa (questa volta di Ibanez, in primis) riporta i vantaggio i bulgari per il 2-1 finale.