Roma Femminile, Galli: "Far parte di questa squadra significa senso di appartenenza"
Giulia Galli, attaccante della Roma e della nazionale italiana di calcio femminile Under 17, ha rilasciato la seguente intervista a Radio Serie A.
Giulia, hai 18 anni, hai vinto qualche giorno fa il tuo primo Scudetto con la prima squadra della Roma e sei anche entrata nella top 25 dei migliori talenti al mondo secondo NXGN. Quando ti fermi un attimo, ti rendi conto di quello che stai vivendo?
«Sono tutte cose inaspettate, che accadono velocemente ma che mi rendono molto felice. Ho un po’ di difficoltà nell’essere consapevole di quello che sta accadendo ma queste cose ripagano di tutti i sacrifici che si fanno».
Hai appena vissuto il tuo primo Scudetto con la prima squadra. C’è stato un momento in cui hai capito davvero cosa significa stare in un gruppo costruito per vincere?
«Non mi rendo ancora conto di aver vinto lo Scudetto, sono le persone vicine a me a farmi realizzare il momento che ho vissuto. È il sogno di ogni bambina, ma devo dare il giusto peso a tutto ciò che sta accadendo; spero che in futuro ci possano essere altri trofei nella mia carriera e che questo possa essere solo il primo. Far parte della Roma poi significa senso di appartenenza: sono cresciuta in questa società e so le responsabilità che derivano dal rappresentare questa squadra. Il gruppo ha avuto una mentalità vincente fin dal primo giorno della stagione, magari non ci aspettavamo questo risultato ma proprio per questo motivo siamo veramente contente dell’obiettivo raggiunto. La squadra è giovane, con tante calciatrici che hanno portato la loro esperienza all’estero qui da noi in Italia».
Ti stai ritagliando uno spazio sempre maggiore tra le grandi. Qual è stata la differenza più forte che hai percepito, sul campo, passando dal calcio giovanile a quello professionistico?
«Nel calcio giovanile ci dicono sempre di giocare divertendoci mentre nel professionistico si tende ad essere più serie, quando si lavora la concentrazione deve essere sempre al massimo. Fino a pochi mesi fa mi ritrovavo sugli spalti del Tre Fontane a guardar giocare le attuali compagne, o all’Olimpico a seguire i colleghi maschi…questo mi fa molta impressione e mi fa capire il percorso che ho fatto finora».
In questa stagione hai segnato in Champions, in Serie A Women’s Cup e in campionato. C’è un gol che ti è rimasto più dentro degli altri?
«I gol sono tutti speciali soprattutto perché sono i miei primi a livello professionistico. Quello che ho nel cuore tra tutti però è stato quello contro il Milan in Women’s Cup, il mio primo gol al Tre Fontane. È stato surreale e bellissimo anche perché sugli spalti c’era la mia famiglia, le persone che mi hanno sempre sostenuta e hanno reso possibile tutto questo».
Chi ti vede giocare nota subito velocità e attacco della profondità, ma negli ultimi anni sembri essere diventata anche una giocatrice più coinvolta nella costruzione del gioco. È un aspetto su cui hai lavorato in modo specifico? A chi ti ispiri?
«Alla mia età si tende ad arricchire il più possibile il bagaglio personale. Negli anni ho cercato di migliorare le mie carenze. La mia calciatrice preferita è sicuramente Graham Hansen del Barcellona, una calciatrice completa che ha raggiunto il vertice del calcio europeo».
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