Bologna, Sabatini: "Se non avessi avuto le sigarette, sarei morto realmente dopo il derby del 26 maggio"

21.09.2019 09:24 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Bologna, Sabatini: "Se non avessi avuto le sigarette, sarei morto realmente dopo il derby del 26 maggio"

Walter Sabatini, ex ds della Roma oggi al Bologna, ha rilasciato una lunga intervista a Il Foglio. Eccone uno stralcio:

«Io sono un festaiolo, mi trovo bene con la mia gente, sempre pronto a cazzeggiare perché il calcio ha un lato divertente. Non quando perdi, quando perdi non c’è niente di divertente. Ma il calcio non è drammaticità. Sono cambiate le mie frequentazioni, i miei ristoranti, è cambiata tutta la mia vita. Quando sto in mezzo alla gente a un certo punto mi folgora l’idea delle sigarette, allora sciolgo la seduta, mi alzo e me ne vado. Per quelli della mia generazione Coverciano era Camelot, quando ci sono andato la prima volta pensavo che non esistesse, i pochissimi fotogrammi che avevo visto erano in bianco e nero, quando mi hanno aperto il cancello ho pensato "Mo’ svengo". Ero stato selezionato come miglior calciatore giovane della mia categoria in Umbria, nei Nagc, e invece fu la mia più grande delusione calcistica, quando ho sentito che non ero tra i primi tre qualificati di quella infornata di gioca tori mi si è spaccata la bottiglia dentro, sono andato in frantumi. Le sigarette? Non capisco come possa un ds non essere fumoso, può esistere un direttore sportivo che non fuma? O un allenatore? Qualche giorno fa ho chiamato Sarri. "Non ti dico di smettere di fumare, non te lo posso dire proprio io, però rallenta", gli ho detto, "non ti condizionare tutta la vita futura". "Ma come c***o faccio?", mi ha risposto "Io non lo so, ho smesso anche di prendere il caffè perché non posso fumarci la sigaretta". Zeman era uno che mi stava dietro, quando veniva nel mio ufficio nessuno si azzardava a entrare, c’era una cortina di fumo. Ma come uno possa allenare senza fumare non l’ho mai capito. Ho fumato più sigarette per Nainggolan che per tutti gli altri: passai la notte al telefono con il direttore sportivo del Cagliari, con Cellino dall’altra parte che spaccava la trattativa, ma sentivo che la voleva fare. Finì alle cinque del mattino, fu dura e fumosa. La sigaretta più dolorosa è stata per il derby Lazio-Roma di Coppa Italia all’Olimpico, ho pensato di morire, se non avessi avuto le sigarette sarei morto realmente».