Non è possibile respirare l'aria di fine stagione a gennaio
La sconfitta col Milan che viene pochi giorni dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Lazio ha lasciato più di uno strascico polemico verso la Roma squadra e la Roma società. Il fatto che la squadra avrebbe affrontato una serie di partite consecutive molto complicate lo si sapeva, così come il fatto che la squadra non fosse attrezzata per competere ad alti livelli. In un altro momento o fino a poco tempo fa, si sarebbe fatto un discorso positivo di chi, superata la bufera, si ritrovava comunque a pochi punti dalla zona Champions e una serie di partite (Verona, Salernitana e Cagliari) dove recuperare il terreno perduto. Così non è, perché, probabilmente la Roma sta attraversando il peggior momento della gestione Friedkin dal punto di vista della fiducia della gente e nei risultati. Se sulla graticola c'è anche Mourinho, idolo della gente, (non è Harry Potter e non riesce a fare magie, ma neanche è ed ha una squadra da nono posto o da 0 gol alla Lazio in quattro partite), allora vuol dire che qualcosa non va. Non basta più neanche giocare d'inerzia, perché il secondo tempo della Roma a Milano non è così malvagio. Il problema è che si respira aria di fine stagione ed è una cosa impensabile a gennaio. Il campionato è iniziato con Mourinho demotivato e deluso dalla società, con il mercato degli scarti fatto da Pinto, con una struttura societaria così incerta nella situazione proprio dei due portoghesi da essere, forse, l'unica grande certezza: quella che i due avessero finito il proprio capitolo romanista. In corso d'opera poi c'è stata la situazione legata a Smalling, una situazione tragicomica e via via le delusioni sul campo, con parentesi di calcio emotivo che hanno portato a vittorie casalinghe, perché fuori casa apriti cielo. Nel mentre, si è creato il solito discorso legato al fatto di scaricare le colpe sui giocatori da parte del tecnico (come dargli tolto, viste alcune prestazioni), ma più che un discorso motivazionale sembra più un prendere le distanze. Non è un caso che Mourinho, l'uomo che ha sempre fatto da parafulmine sulla squadra, si sia lamentato che con lui le aspettative sono più alte rispetto agli altri allenatori. Verrebbe da usare un'espressione colorita, ma limitiamoci a dire che se una società ingaggia Mourinho, e per quanto le costa avere un allenatore del genere, è normale avere aspettative alte, a maggior ragione se ti sei autodefinito uno "Special One". Anche perché, facile prendersi i meriti (giusti, per carità) quando si vince la Conference League o si arriva in finale di Europa League, usandole come alibi per non essere arrivati in Champions, per poi dire che più di così (fondamentalmente con la stessa squadra meno Matic e con un Lukaku in più) non si possa fare a meno di avere la bacchetta magica (per risalire o sollevare le cose l'incantesimo, in caso, è Wingardium Leviosa, non Leviosà).
Ma, al di là dei tanti problemi legati alla squadra, non è possibile rivivere o risentire quell'aria di fine stagione che si è respirata fin troppe volte negli ultimi anni. Se dopo la sconfitta contro il Milan e una prestazione a tratti al limite del ridicolo, con giocatori in evidente difficoltà, a parlare è il gallo Belotti vuol dire che qualcosa non va. Senza togliere nulla al calciatore, che dice cose anche giuste, seppur quel "più giù di così non si può andare" a cui Daniele Silvestri potrebbe rispondere "più in basso di così c'è solo da scavare" o a cui si potrebbe rispondere come in Frankenstein Jr.:"potrebbe piovere", in un momento di scoramento totale le figure chiave della società (capitani, allenatori, dirigenti) hanno taciuto, preferendo mandare davanti ai microfoni un panchinaro. Il tutto a cosa porta? Al toto allenatore, al traghettatore e ai processi sommari su cosa non è andato. E siamo appena a gennaio e non è possibile respirare già l'aria di maggio.
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