Gasperini: "La Roma è una sfida per me, darò tutto. Il pareggio con la Juve ci ha permesso di analizzare meglio gli errori". VIDEO!

Gasperini: "La Roma è una sfida per me, darò tutto. Il pareggio con la Juve ci ha permesso di analizzare meglio gli errori". VIDEO!
Oggi alle 19:48Primo piano
di Marco Campanella

Gian Piero Gasperini ha incontrato i giovani studenti della Facoltà di Medicina presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, prendendo anche la parola dal palco. Di seguito, le parole del tecnico della Roma. 

Prende la parola mister Gasperini:
"Vi devo ringraziare per questa possibilità che mi avete dato di venire a parlare con tanti ragazzi. Io, chiaramente, vengo da un mondo che è quello dell’intrattenimento, quello dello sport e, in particolare, quello del calcio. Ma sono sicuro che oggi riusciremo a trovare dei legami tra il nostro mondo e il vostro.
Il vostro è un mondo composto da tanti giovani, ai quali mi rivolgo sempre molto volentieri, perché anche nel nostro sport i protagonisti sono ragazzi della vostra età: giovani che hanno sogni e che vogliono realizzare dei progetti.
Alla fine vedrete che ci sono molte cose in comune. Ci sono tante situazioni che noi viviamo quotidianamente, settimanalmente. Forse la differenza, nel calcio, è che tutto è molto compresso, molto ravvicinato nel tempo. Ma i timori, le paure, i sogni, la voglia e le motivazioni, ciò che si vuole raggiungere, gli scontri, le gare, le partite — così come gli esami e lo studio — sono esperienze che in tanti casi possono collimare.
Io oggi sono semplicemente qui per cercare di portarvi quella che è stata la mia esperienza nel mondo del calcio, che magari, anche solo in piccola parte, può esservi utile per affrontare al meglio le problematiche e le tematiche che vivete".

Quando ha capito nel suo percorso che l'errore è anche un motivo di crescita?
"Il nostro poi è uno sport di assoluta tecnica imperfetta, imprecisa. Quindi per noi fare errori si fanno in ogni allenamento, in ogni partita, magari piccoli errori che possono essere un passaggio sbagliato, un tiro fatto male, una situazione di gioco interpretata male, quindi sono errori continui. Ci sono altri sport che hanno una precisione molto più alta. Non so, un velocista che deve correre i 100 metri addirittura è fondamentale come parte, come mette le mani, come mette gli appoggi, come muove le braccia e le gambe. Nel calcio a volte calci male una palla e fai gol lo stesso. Quindi un errore diventa un qualcosa di positivo. Questa convivenza con l'errore ce l'hai quotidianamente, nello sviluppo stesso del gioco. Quindi forse noi sull'errore ci passiamo un po' sopra. Non è una cosa che ci condiziona così totalmente. Ripeto, a volte facendo un errore fai una cosa giusta. Non è così maniacale come altri sport e non è così determinante come a volte nella vita. Però questo ti dà anche una forza diversa, che dall'errore impari qualcosa. Sull'errore ci lavori per rimediare, per il tiro successivo farlo meglio, per il controllo successivo farlo meglio, per il dribbling, per la scelta farla meglio. Non c'è mai perfezione. Il nostro è uno sport assolutamente dove la perfezione non esiste. Per fortuna da voi, ed è determinante. Però questo ci allena a sbagliare. Questo ci ci mette anche nella condizione che andiamo sopra l'errore e ci riproponiamo per farlo meglio. Se non altro, nella nostra imperfezione abbiamo qualche cosa di vantaggioso, che ci tempriamo a superare l'errore e ad andare avanti e a guardare avanti". 

Nel calcio, l'errore è sotto gli occhi di un pubblico. Quanto condiziona ciò?
"Allora, sì, l'aspetto mediatico è quello più pesante, se vogliamo, perché poi dopo, a volte anche nel contesto di una prestazione fatta molto bene, un episodio determinante come può essere un gol sbagliato, oppure un errore del portiere che determina il risultato, fa cambiare completamente il giudizio poi della partita e della prestazione. Io credo che noi più che guardare agli altri, abbiamo bisogno di guardare noi stessi e capire in noi stessi se abbiamo fatto le cose bene, se possiamo farle meglio, se possiamo applicarci di più. Noi non possiamo fare la corsa sul giudizio esterno. Il giudizio esterno a volte è crudele, a volte esageratamente positivo, non è mai molto equilibrato. Poi c'è anche la passione di uno sport dietro, quindi c'è il tifo che fa vedere le cose in modo diverso. Quello che dobbiamo riuscire veramente a fare, è analizzare la capacità nostra e quindi lavorare su noi stessi. Lavorare su noi stessi è la cosa più importante, non possiamo pensare a un altro che ha un percorso straordinario. Noi dobbiamo pensare se il nostro percorso ci ha migliorato. Questa è la cosa focalizzante, penso in una squadra sicuramente, ma anche nei singoli e penso in tutti i settori. Se noi pensiamo di essere il miglior medico al mondo, Probabilmente ci sarà sempre più qualcuno più bravo di noi. Se noi facciamo la corsa su noi stessi... e evidenziamo quelli che sono i nostri miglioramenti, la nostra crescita. Questo ci dà sicurezza. Questo ci permette anche di avere, poi di essere più scaltri, di avere più fiducia. La fiducia è una parola importante, ma la ottieni nel momento in cui ti senti più preparato, ti senti più forte. Vale anche per voi probabilmente quando andate a un esame dove siete particolarmente preparati e ad altri esami dove magari avete una preparazione che non ha raggiunto quello che per voi è ottimale, ma lo sapete. Non è che non ne siete conosciti. E non è neanche che potete fare la corsa sul più bravo del corso. La corsa va fatta su se stessi. Questo è molto gratificante. Migliorarci, avere sempre l'obiettivo di migliorare noi stessi. E quello ci possiamo riuscire. Superare i nostri record. Superare la nostra preparazione. Allora l'errore non è più un problema, è un qualche cosa dove ti aiuta, dici, la volta scorsa arrivavo fino lì, adesso arrivo un po' più là. Questo credo che sia quello che dobbiamo nello sport come nella vita cercare di perseguire". 

Viene trasmesso un video di Giannis Antetokounmpo dove parla degli errori e dell'importanza di rialzarsi. 
"È l'intervista di di un atleta fantastico, no? Cioè dove, un grande atleta tra l'altro. E questo è lo spirito dello sportivo. Questo è lo spirito delle persone. Si può, non è vincente solo chi vince una coppa, chi alza un trofeo. Lui ha fatto un esempio eclatante, no? Michael Jordan ha vinto sei campionati in quindici anni. E gli altri nove anni? Cos'è, un fallimento? Ha perso negli altri anni? Lui si è preparato e ha avuto anche delle sconfitte, degli esami andati male, delle partite magari perse, eccetera, dove però gli sono servite per diventare più forte, per migliorarsi. Io adotto sempre una frase che chiaramente non è mia, ma con con i giocatori quando ci capita ogni tanto di di perdere, e dice noi non perdiamo mai, noi o vinciamo o impariamo. Questa è una è una condizione fondamentale. Dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie. Faccio un esempio, l'altra sera contro la Juventus, fosse finita 3-2 la partita a 30 secondi dalla fine, a un minuto dalla fine, noi saremmo sicuramente stati tutti molto più felici, e martedì avremmo ripreso la partita senza andare a vedere, gli errori che abbiamo fatto. Senza andare a verificare perché abbiamo preso un gol in quel modo, perché non siamo stati capaci magari negli ultimi minuti. Eppure la partita era la stessa. è cambiato un episodio e può far cambiare tutto. La forza è questa, imparare dalle sconfitte, imparare dagli esami andati male. Quando voi studiate una materia e non riuscite a superarla, non è il problema della materia, il problema siete voi. La materia è sempre quella. La materia è sempre quella. La materia non cambia, perché ci sono alcune materie che le affrontate magari perché vi piacciono di più? Perché magari siete più portati? Sicuramente c'è una predisposizione e si superano, e si superano più facilmente, più agevolmente, si studia meglio. Quando c'è una materia proprio non ti entra in testa, quando hai un avversario che proprio non lo riesco a battere, quando hai un giocatore che mi dà sempre problemi, ma lui è sempre quello, l'avversario è sempre quello. Cosa possiamo fare noi per superare questo scoglio? Vuol dire che la stiamo affrontando magari in un modo non giusto? Dobbiamo provare a cambiare, dobbiamo lavorare su noi stessi. Dobbiamo continuare a lavorare su noi stessi per avere la meglio, dobbiamo imparare qualche cosa di più. Questa è una sfida, questa è una sfida che va oltre il singolo esame, oltre la singola partita, e che va... a prendere in considerazione quello che dobbiamo fare. Noi vogliamo crescere, noi vogliamo migliorarci, noi come squadra dobbiamo cercare di fare delle cose per essere più forti, più competitivi, più ostici per l'avversario. Vogliamo giocare meglio, vogliamo fare un sacco di cose. Quando questo diventa la priorità, matematicamente noi abbiamo uno scopo più alto della singola partita e del singolo esame. Siamo oltre, noi abbiamo degli obiettivi superiori alla singola partita, al singolo esame. Vogliamo diventare più bravi. Che cosa dobbiamo fare per esserlo? Ma dobbiamo fare qualcosa che ci piace, state attenti, perché se è imposto, facciamo fatica. Se io impongo alla mia squadra, ai miei giocatori, dico tu oggi sei un attaccante e devi giocare difensore, lui me lo fa una partita, non è nella sua indole. Riesco ad ottenere qualcosa quando lui è gratificato, quando lui fa qualche cosa che nella squadra trova giovamento e trova un qualche cosa che gli dà soddisfazione. Se andare a fare allenamento è una difficoltà, se fare fatica è una difficoltà, per quanto mi riguarda fai qualcosa che ti piace di meglio e che ti piace di più. È fondamentale invece, perché vedo della gente che magari fa fatica a fare allenamento, poi però va a fare allenamento per conto suo fuori o a fare fatica. Ci sono delle persone che tutte fanno delle attività, ci sono anche gente che non di professione fa delle attività sportive incredibili, si allena in un modo. Ma perché? Perché sicuramente gli piace. Alla base delle situazioni ci deve essere fare qualcosa che ami, qualcosa in cui credi di poter fare qualche cosa di buono, in cui ti puoi migliorare e ti puoi gratificare e puoi raggiungere degli obiettivi migliori, ma di te stesso, non nel mondo. Perché nel mondo sennò diventa difficile, sennò diventi, se non vinci la Champions, allora tutti gli altri non valgono niente, allora non sei gratificato, diventi deluso. Ci sono dei tipi di errori diversi. Gli errori tecnici, che quelli come li superi? Allenandoti. Se non hai studiato, studia di più, se studi di più ti alleni di più, migliori la tua tecnica. Ci sono degli errori di scelta, che quelli sono, dipende anche dai periodi, no? dei periodi che magari ho dei momenti che mi esprimo meglio, dei momenti che pur sapendo, conoscendo la materia, non riesco a fare una buona lezione e va bene. Ma quelli sono tutti errori accettabili. Ci sono degli errori che non sono accettabili, quelli di comportamento, quelli di atteggiamento. Se tu hai un atteggiamento sbagliato, negativo, che condiziona nel mio caso, il singolo e anche la squadra, andiamo in contrasto. Noi dobbiamo sempre andare alla ricerca del bicchiere mezzo pieno, di quel qualcosa che ci stimola e poi allora entri lì nel discorso delle motivazioni, degli stimoli, della voglia di raggiungere degli obiettivi, di raggiungere i traguardi. A quel punto lì probabilmente ti diventa anche più facile battere l'avversario". 

Come si gestisce il dualismo dell'errore di percorso con il dover arrivare al risultato?
"Attraverso lo sport si impara una cosa di sicuro, perdere. Nello sport perdi, anche i più grandi atleti perdono. E quindi non è che esci, sai, da piccolino adesso che parla mamma sei più bravo, il più bello, il più buono, il più intelligente, no, poi ti scontri nella vita dove ci sono altre persone brave, buone, intelligenti, capaci. E questo è un confronto, fa parte della vita. Nel momento in cui vai a giocare e ti vai a scontrare con degli avversari, devi mettere anche in preventivo che ci sia un avversario forte e che puoi anche perdere. Ma questo non è un fallimento. Il fallimento io lo ritengo quando l'atteggiamento è sbagliato, non quando fai degli errori. Quando sei andato a fare una gara, a fare una partita, a fare un esame, con un atteggiamento sbagliato. Quando tu ti sei preparato, devi essere assolutamente con la tua coscienza a posto. Io ho fatto del mio meglio per cercare di essere preparato per affrontare l'avversario, per affrontare un esame. Se non ci sono riuscito per n motivi, perché non c'è stato il tempo, perché ho avuto tante altre cose, mi ripresento più forte e riparto più forte. Non è una cosa questa che mi abbatte. Una cosa è fondamentale, io nelle mie squadre chiedo sempre di eliminare la cultura degli alibi. Gli alibi non esistono. Sì, è vero, ci può essere qualche volta che piove, qualche volta fa troppo caldo, qualche volta l'arbitro ci ha dato un rigore contro, qualche altra volta abbiamo sbagliato noi. Va bene, le analisi sono tutte componenti che hanno determinato quel piccolo, quella partita, quel percorso, però poi li cancelli, togli tutti gli alibi e riparti da te stesso. Io continuo a dire che la cosa più importante è lavorare su di voi. Con coraggio, con fiducia, non è tanto, forse non è neanche giusto il coraggio di sbagliare, e ci vuol coraggio a fare, a non star fermi, a fare delle cose e a non affermarsi su quello che abbiamo, che conosciamo, avere sempre questa grande forza di ripartire ogni volta". 

Cosa dice a un giocatore che ha paura del fallimento? Come si gestisce questo aspetto?
"Il fallimento, lo diceva Giannis, no? Il fallimento non esiste, esistono degli errori. Si riparte, guardando avanti. Quando vinciamo delle gare o superiamo degli esami, sicuramente non andiamo a rivederli indietro. Siamo molto felici, siamo molto contenti, ma poi pensiamo a quello successivo. Magari che è più difficile, magari che è ancora più impegnativo. Siamo molto felici di quello che abbiamo fatto, ma lo mettiamo via. Perché non dobbiamo mettere via le sconfitte o gli esami non superati o le partite perse. La forza di guardare avanti. Questa è la vita, è fatta di cicli, è fatta di momenti e situazioni, ma in ogni momento la forza è sempre quella di guardare avanti, di superare le difficoltà, perché le difficoltà ci sono. D'altra parte, se vinci una partita con poco rischio, ti dà anche poca soddisfazione, no? Se noi battiamo le squadre più importanti, sicuramente la soddisfazione è molto più grande. Se arrivi a raggiungere un traguardo altissimo, la soddisfazione è enorme. Questo è quello che dobbiamo cercare. Non ci possiamo fermare sulla partita andata male, su una sconfitta, su un esame andato male. Ripartiamo, guardiamo davanti, impariamo da quello, dalla sconfitta e cerchiamo. La parte motivazionale è fondamentale, però siccome voi siete tutti molto giovani e dentro di voi c'è questa forza, assolutamente deve venire fuori questa convinzione, questa forza è una caratteristica dei giovani. È una caratteristica dei giovani forti, dei giovani che guardano al futuro, che guardano avanti". 

Invece, come si gestisce la convinzione di un calciatore di essere il migliore degli altri...
"Eh, allora questo è sicuramente quando hai uno stato d'animo così positivo, ti riesce ti riesce tutto molto più facile, no? Però si sa anche che non anche i migliori goleador hanno avuto dei periodi difficili. Prima o poi prima o poi arrivano, prima o poi si sanno, li gestisci. L'euforia a volte dà un po' la testa, molto più che, questo è un altro è un'altra situazione da da gestire come l'eccessiva depressione dopo una cosa che è andata male. Però noi viviamo di questi di questi equilibri. È anche fondamentale le persone che avete intorno. Sono fondamentali i vostri amici, sono fondamentali le vostre compagnie, sono fondamentali con cui scambiate delle opinioni, delle idee, delle situazioni. Voi, è vero che vivete gli esami li date in modo singolo, però vivete anche voi dentro una squadra, e la squadra sono i vostri compagni, sono i vostri amici con i quali vi confrontate. Più la squadra è forte, più è composta da da gente di carattere, che nelle difficoltà è presente, c'è sempre, e più vi sentite anche forti voi. Però, torno sempre a pensare, e questa è una mia convinzione avendo avuto a che fare molto spesso, anzi, quasi sempre la mia vita con con della gente giovane, che i giovani in questo sono in questo sono molto forti".

L'importanza del lavoro di squadra davanti ai singoli?
"Negli sport di squadra è indubbiamente così. Non si vince se non hai le squadre forti, indubbiamente. Poi emerge anche il valore del singolo, gli esempi sono enormi di giocatori che in certe squadre hanno reso in un modo, in altre squadre hanno reso molto di più". 

Come si gestisce la consapevolezza di aver fallito e la salute mentale di un calciatore? Penso al caso Ilicic...
"Sono due cose diverse, il caso Illicic era in seguito al Covid, quindi era una patologia, quindi questa era una cosa medica, e quindi aveva una valenza nettamente diversa rispetto a una sconfitta, una partita persa, una delusione di una gara. Io dico sempre, si parla anche molto di aspetti psicologici, e poi l'allenatore può interpretare questa professione in tanti modi diversi, così come tutte le persone che magari, non so, i professori, i genitori, tutte le persone che in qualche modo devono decidere qualche cosa. Personalmente, nel mio campo, ci sono tanti modi di interpretare, c'è quello un po' più attento alla psicologia. Personalmente io sono uno che rimane in quei 105x68, che è il campo, e non sono uno che va a rimboccare troppo le coperte alla sera quando vai a dormire e che ti chiama troppo. Non so quello che i miei giocatori fanno, non mi posso occupare di tutto, quello che fanno fuori dal campo, se uno ha una delusione d'amore, se uno ha litigato coi genitori o col suo migliore amico, se ci sono altre... Non riesco a occuparmi di tutto. Mi occupo di quella parte e in quella parte ci sono certi criteri e certe caratteristiche, e mi limito a quello che è veramente riferito alla nostra professione. Nello sport, ti ripeto, non c'è fallimento. Ci sono errori, nello sport non c'è sconfitta. Ci sono gare, ci sono prestazioni, l'avete visto e lo sentirete anche da Federer, cioè noi abbiamo preso come esempi alcuni dei migliori atleti al mondo, tra i più vincenti. Ma questo per portarvi una testimonianza che si perde, che la sconfitta non è una cosa che ti può buttare in prostrazione. Si perde e si vince. E vincere, come vi ho detto prima, contro un qualche cosa di difficile, è qualcosa ancora di… non si trionfa senza pericolo. Non fai niente di importante con poco rischio. Fai delle cose normali. Se vuoi fare delle cose più importanti devi rischiare di più necessariamente. Rischiare di più poi nello sport è una cosa, nello studio è un'altra. Però questa deve essere la spinta, poi soprattutto in una facoltà determinante come la vostra. Io parlo di partite di calcio, voi salvate delle vite. Che è una cosa esponenzialmente ancora maggiore, ancora molto più alta. Quindi la vostra determinazione è ancora più forte, è fondamentale. Noi facciamo intrattenimento, voi ragazzi siete veramente al top". 

Neanche nella vita esiste la sconfitta, ma solo lezioni...
"Si perde solo quando si molla". 

Viene trasmesso un video di Roger Feder sul rapporto tra vittorie e sconfitte.
"Qui Federer fa capire che non esiste la perfezione, non esiste. Non esiste l'inseguire l'eccellenza. Se inseguiamo la perfezione, saremo eternamente delusi, saremo eternamente poco gratificati, e non lasciatevi condizionare da chi dice sei un perdente perché magari non hai vinto la Champions o perché non hai vinto il campionato. I perdenti sono quelli che non riescono, quelli che mollano, quelli che non superano se stessi, quelli che non rincorrono il miglioramento di se stessi. Fate sempre la corsa su voi stessi e questo vi permetterà sempre di essere forti e di inseguire meglio i vostri traguardi. Quello che dice Federer è straordinario, questo è il giocatore più vincente al mondo, ha perso il 54% dei punti, però ha vinto l'80% delle gare. Cosa vuol dire? La forza di giocare i punti decisivi. Io credo anche, noi a volte quando giochiamo delle partite, ma sempre, sicuramente voi quando andate agli esami, tutti hanno paura, tutti hanno timore, poi più giochi contro un avversario forte e più hai timore di non riuscire, di non superare. Più è un esame difficile e più non ti senti abbastanza preparato. Invece, la forza proprio quella, nelle contro le cose più difficili, i giocatori importanti riescono a trasformare la paura nello sport in aggressività. Anziché intimorire, i giocatori più forti nei punti decisivi, nella paura magari di perdere la partita nel match point, tirano fuori l'aggressività necessaria per evitare di perdere, per volere continuare a giocare, per volere continuare la gara. Questa capacità reattiva distingue, distingue sicuramente, nello sport distingue i livelli di prestazione, perché anche da noi poi ci sono i livelli come in tutte le cose, però questo è un elemento di distinzione. Nella difficoltà reagisci e dai il meglio, non ti inibisci, diventi più forte. Nella peggiore delle ipotesi, se perdi la partita tu esci più forte, tu esci più preparato, più carico ad affrontare le prossime partite. Ci sono delle traguardi che sono la partita singola, ma quello è un gioco finito. Devo giocare contro una partita do il massimo in quella partita perché è un avversario, non so, un derby, un avversario particolarmente di rivalità, e giochi per quella partita lì, ma questo è un gioco piccolo. Il gioco grande è se giochi per il tuo futuro, se giochi per il campionato, se giochi per le prossime gare, per le prossime stagioni, per migliorare te stesso. Questo è quello che, se segui questo non te ne frega più niente del resto, non leggi neanche più le critiche, le situazioni, le partite andate male, perché è un traguardo più alto. Il traguardo più alto è quello di diventare più forte".  

Il problema dei giovani in Italia e nel calcio italiano paragonato alle altre nazioni?
"Sono situazioni diverse, la Spagna ha rispettato la sua razza, no, ha inseguito situazioni fisiche, non necessariamente devono essere alti tutti 1,90 per giocare a calcio, la loro è una razza mediterranea, un po' come la nostra, e quindi possono giocare anche quelli alti 1,65 molto spesso sono anche tra i più abili, e hanno fondato la loro struttura sull'abilità e sulle capacità tecniche, sulla qualità, sull'estro, che sono tipiche della loro cultura. E su questo hanno ottenuto grandi risultati. Ci sono altre nazioni come la Norvegia, che sono straordinarie e che dobbiamo seguire perché sono pochi milioni di abitanti, vivono in un clima molto freddo. Fino a un po' di anni fa ci potevano battere a hockey, forse, adesso sono diventati molto, molto più abili in tutto. Poi andiamo a vedere e scopriamo che loro fin da ragazzini, per loro la cultura dello sport fa parte come per noi imparare a ritmetica, italiano, storia, geografia, e, anzi, dedicano ancora più tempo perché è una materia che forma il fisico ma forma la mente. E su questo stanno diventando fortissimi a tutti i livelli. Sono fortissimi in tutti gli sport. Noi questa cosa l'abbiamo un po', la consideriamo perché allo sport siamo appassionati tutti di sport. Però non è ancora, a cominciare dai ragazzini e sicuramente poi anche nei giovani, non è una materia che fa parte fondamentalmente, per quanto anche se andiamo dai medici, la prima cosa che ci dice è fai un po' di attività che stai meglio. Però non, Ci arriviamo troppo tardi, forse già quando siamo, però questo io credo, Che sia una base sulla quale non è facile, è una questione culturale, non so cosa bisognerà fare. Noi deleghiamo tutti i nostri bambini alle scuole calcio, alle famiglie che fanno dei sacrifici incredibili per portare questi bambini a giocare tre quarti d'ora alla partitella e fare esercitazione. Ma sembra più un parcheggio per tranquilli che non un qualche cosa, e così vale per le altre attività sportive, ma noi non abbiamo nella nostra cultura in questo momento, il pensiero che lo sport sia un qualche cosa che ti forma fisicamente e mentalmente e che forse poi ti permette di studiare meglio, di affrontare meglio le sconfitte, eccetera, di quello di cui stiamo parlando questa sera. Siamo una grande popolazione, molto appassionata, soprattutto tutte, che abbiamo potenzialità incredibili, però questo non è ancora rientrato nella nostra cultura e questo secondo me quello che ci tiene bassi in certi sport, dove magari l'80% dei bambini fanno calcio. In altri sport, magari in altre federazioni hanno lavorato sicuramente meglio, vedi il tennis o gli sport invernali, però questi sono sport individuali. E quindi invece negli sport di squadra siamo sicuramente in difficoltà, almeno nel calcio siamo in difficoltà, nel volley, ma però vedete anche nel volley, sono ragazzi che studiano eh, sono ragazzi, la maggior parte sono iscritti all'università. E quindi vuol dire che sono forti sì fisicamente perché senza quello non competi, ma sono molto forti qua. E io credo che tutto parta sempre dalla centralina prima ancora che dal quadricipite o dai muscoli. E questa è una cosa che forse un domani si potrà riflettere per quello che è il movimento sportivo, ma se vogliamo anche di formazione dei giovani e dei ragazzi". 

Spesso lei ha parlato del rimpianto di essersi snaturato all'Inter, però forse grazie a quella caduta è iniziato il suo percorso che l'ha portata all'Atalanta e ora alla Roma...
"Vedi, non si può mai sapere cosa succede nella vita... io ho sempre avuto un percorso in ascesa, poi dopo arrivato a un certo punto ho avuto una caduta clamorosa, no? Quella che sembrava una caduta clamorosa. E invece si è rivelata poi un'opportunità incredibile. E da quella è nata poi un qualcosa che difficilmente, se io avessi fatto una stagione normale, magari non sarebbe mai nato niente di aiutato. Quindi è veramente complicato a volte prevedere. Sicuramente in quel momento era una difficoltà. Poi sono durato veramente poco, sono durato tre partite e quindi era veramente, è stato veramente clamoroso, no? Anche perché sono arrivato, sono arrivato anche con, insomma, con un percorso molto, molto positivo. Quando il tutto si è fermato, probabilmente, io dico, non ero, mi sarei comportato diversamente, magari col senno di poi. Alla fine dico che è andata bene così, perché da quell'esperienza è nato poi tutto quanto il resto. Per molto tempo non ho potuto pensare di rientrare magari in una squadra top e me la sono costruita. Forse me la sono costruita magari ripartendo da Genova, rifacendo il mio percorso positivo, andando all'Atalanta e raggiungendo dei risultati che forse, se fossi rimasto lì, non avrei avuto una vita diversa, chi lo sa cosa sarebbe successo. Perciò è importante anche dalle situazioni negative riuscire poi a prendere l'esperienza per fare qualche cosa di buono, qualche cosa di positivo e ripartire. Per quello vi invito nelle difficoltà, che non sono quelle di Ilicic chiaramente, ma nelle difficoltà di una sconfitta, ma voi avete dei traguardi molto più grandi, molto più belli e molto più grandi da raggiungere". 

Molti giocatori sono arrivati all'apice della propria carriera grazie a lei, salvo poi abbassare di rendimento con altri allenatori. Cosa ha di così speciale?
"Io ho avuto la fortuna di iniziare nel settore giovanile, quindi la prima, la prima squadrina che ho allenato avevano bambini di 11 anni, e poi ogni anno crescevo. allenavo quelli di 12, poi quelli di 14, poi i giovanissimi, poi gli allievi, e poi ho fatto cinque anni di primavera. Questo per me è stata una formazione incredibile, perché mi ha abituato a lavorare più che nell'immediato, a guardare questi ragazzini nella prospettiva e quindi a pensare quanto può capire bambini in quell'età, quale evoluzione possono avere sotto l'aspetto fisico, sotto l'aspetto caratteriale, sotto l'aspetto della fiducia. Io ho sempre trovato che la maggiore, la maggior chiave per entrare, per ottenere qualcosa, che poi l'ho sperimentato con i giocatori adulti, sta nella fiducia. Attenti, la fiducia non è qualche cosa di gratis, no? Che significa, ti do, no, fiducia parte anche magari da dei richiami, da situazioni non s-, più che altro sugli atteggiamenti, mai sugli aspetti tecnici, però parte anche da qualche cosa di severo, cioè poi le scuole di quei giocatori che poi hanno avuto successo, non sono state scuole facili, non c'era il 6. Cioè si faceva agonismo ad alti livelli, non è che facevamo prestazioni, insomma, per tutti quanti, ragazzi selezionati che dovevano raggiungere certi obiettivi, e quindi con una scuola dura, da superare anche de. delle prestazioni con dei livelli alti di capacità. Su questo si è innescata poi la fiducia. La fiducia è fondamentale. Io qualche volta per incidere su dei ragazzi dicevo, guarda che io ho più fiducia in te di quanta tu ne hai in te stesso. Perché sei tu che non ci credi di poterlo fare. Gli chiedevo magari una situazione di gioco, una prestazione contro certi avversari, e vedevo la mancanza di fiducia, cioè era capovolta. Ho detto io ti sto mettendo nelle condizioni per sei tu che non ci credi. E questo è sempre stato un deterrente forte, uno stimolo forte per il giocatore. L'altra cosa che è importante è la squadra. Però il nostro è uno sport di squadra chiaramente. Quei ragazzi in cui accennavi e che dicevi poi hanno fatto molto bene, magari in altri contesti non sono riusciti a ripetersi. Probabilmente perché non hanno trovato in quel momento delle squadre che li aiutassero o li facessero sentire importanti come erano il Genoa nell'Atalanta, oggi nella Roma. Essere nella Roma oggi dev'essere un qualche cosa che ti dà grande fiducia, che ti dà grande coraggio. Noi non possiamo permetterci di avere timore. Noi possiamo perdere. Quello sì, possiamo perdere le partite anche contro degli avversari più o meno forti. Ma non possiamo mai perdere queste caratteristiche. Queste aiutano a crescere, queste aiutano a dare il meglio di sé stessi. E questa è una caratteristica che mi sento di aver coltivato soprattutto arrivando dal settore giovanile che per me è stata una palestra enorme". 

Secondo lei, basta solo il duro lavoro oppure serve anche una predisposizione naturale?
"Allora, a certi livelli ci vuole predisposizione, perché più i livelli si alzano e più è innegabile, cioè nel nostro nel nostro ambiente devi avere predisposizione, non è che tutti quanti possono possono andare a giocare in Serie A, è evidente questo. Quindi c'è una base di di predisposizione assolutamente fondamentale. Però, a certi livelli non è che, cioè non è che facciamo gli assistenti sociali, facciamo agonismo, quindi sono sono già selezionati. Poi, c'è chi fa lo sport per tutti quanti, ok, va bene, ma se giochi per per giocare in Serie A, devi essere comunque predisposto e selezionato. Poi sulla selezione però lavori. Il talento, ci sono quelli più predisposti, ma se quanta quanti ragazzi ho visto di grandissimo talento non raggiungere niente, che nei settori giovanili sembravano dei dei giocatori destinati a carriere fantastiche e si sono persi e non sono arrivati neanche neanche nelle categorie medie. C'è una, se è come quando qualcuno mi chiede ma perché bisogna allenarsi? Se lo chiedi a me, ti devi allenare per migliorarti. Poi ci sono anche delle squadre che hanno vinto senza allenarsi, o allenandosi molto poco. È vero. Però, è il modo con cui affronti la professione. Io questa professione la interpreto come attraverso l'allenamento mi miglioro, cresco. È come se mi dicessi, puoi passare gli esami senza studiare? Magari stando attento alle lezioni forse ti basta, non lo so. Non basta? Non basta, vedi? Oggi, sempre di più dove c'è un livello esasperato, c'è anche una grande professionalità dietro. Chi non ha grande professionalità fa fatica a reggere, a reggere certi livelli, questo penso che anche giustamente sia così". 

Viene trasmesso un video di un'intervista a una sciatrice a Milano-Cortina.
"Alle Olimpiadi Invernali, a questa ragazza gli vanno a chiedere se ha perso due ori, cioè pensate là. No, dove, cioè come può uno evidenziare sempre l'aspetto negativo e non questo? Questa è quella che ha vinto più medaglie di tutta al mondo. Dopo questi due argenti ha vinto pure un oro, e lei gli dice, ho mai sciato così bene. Sono in un momento di estasi, sono veramente felice. Per me vincere due medaglie è qualche cosa di straordinario. Insomma, è un messaggio incredibile". 

Lei ha lasciato la comfort-zone per accettare il rischio di venire alla Roma. Come mai?
"Perché ho ancora avuto voglia di mettermi in gioco e di andare, quella che indicavano tutti come la piazza più difficile, Roma. Vado a Roma, perché se fai bene a Roma la gratificazione è più alta. Il livello di rischio, poi posso anche pensarla diversamente, ma il livello di rischio quant'era? Il più alto. Vado lì perché voglio fare bene lì. Questa è stata la motivazione che mi ha mosso essenzialmente. È una sfida, si vive di sfide, sicuramente quando uscirò da questa sfida avrò una certezza, di aver dato il massimo. E questo per me è già un qualche cosa che vale più di tutto".

Ci dà un messaggio per la giornata di oggi? Cosa direbbe se fosse il nostro allenatore?
"Intanto, il messaggio che è passato oggi, insomma, è detto, ripetuto, cioè molto chiaro, no? E quindi, se oggi io sono venuto e vi ringrazio di questo, ma per portare questo tipo di messaggio. Voi siete tutti forti, siete tutti giovani con un futuro davanti e da non essere limitati a un episodio magari anche sfortunato, magari negativo che vi può capitare. Voi siete quello che rappresentate il futuro per questa nazione, per questo Paese, quindi sui giovani è fondamentale. Il messaggio che ho voluto portarvi è questo, che è quello che cerco di trasmettere alle mie squadre ogni volta. Non è nient'altro, si basa essenzialmente su tre parole. La fiducia, sicuramente, il coraggio, perché il coraggio è fondamentale. Poi, l'altra parola, se me la concedete, è: daje, daje!!!".