Roma TV - Alberto De Rossi: "Nel 2011 rifiutai la Prima Squadra per non creare problemi a Daniele. Florenzi è nato per giocare a calcio"

10.10.2014 19:05 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
Roma TV - Alberto De Rossi: "Nel 2011 rifiutai la Prima Squadra per non creare problemi a Daniele. Florenzi è nato per giocare a calcio"

Come riferito dalla Roma attraverso il suo profilo Twitter, il tecnico della Primavera Alberto De Rossi si racconterà nel viaggio fotografico di Slideshow, alle ore 19.00 su Roma TV.

Ecco le sue dichiarazioni:

Foto in campo con Daniele.
“Questa è una foto che mi porta indietro nel tempo, si evidenzia dalla struttura di Daniele. Tre anni passati a Livorno, la crescita di Daniele, momento fondamentale che ci ricorderemo per tutta la vita”.

Ostia.
“Questa è casa mia, dove sono nato, dove vivrò per sempre. Il punto di riferimento di tanti romani, ma per noi che siamo nati lì il mare è qualcosa di più. Ci vado più di inverno, quando ho qualcosa su cui soffermarmi mi faccio una passeggiata lì e forse inconsapevolmente vedo tutto più chiaro”.

Lo Scudetto Giovanissimi.
“Questo è il mio primo scudetto, con la maglia della Roma. Un momento storico, non vinsi solo io ma anche gli Allievi Nazionali. Momento speciale per me e per la Roma”.

Foto con il presidente Sensi.
“Quest’uomo è colui che mi ha dato lo slancio, colui che mi ha fatto capire che potevo fare bene questo lavoro. Me lo fece capire dopo una sconfitta, in finale col Milan con gli Allievi. Mi chiamò per rincuorarmi e nacque un rapporto stretto. È un personaggio che ha segnato la mia vita calcistica e non”.

Lo Scudetto Primavera 2005.
“Questi sono obiettivi di tappa, vittorie che uno cerca di raggiungere. Vicino alla scritta metterei tutti i nomi dei ragazzi che sono riusciti ad affermarsi, anche in terza serie e anche quelli che non si sono affermati, con cui ho tutt’ora un grandissimo rapporto”.

La festa all’Olimpico.
“Grande emozione vivere insieme a tanta gente lo scudetto. Sono momenti molto emozionanti che ricordo volentieri, so che mi ripeto ma questo è ciò che penso. Festeggiammo sotto la curva festosa, lo ricorderò sempre”.

In panchina.
“Lo prendo come un sottolineare il lavoro del mio staff. Senza di loro sarebbe tutto molto più difficile. Abbiamo aumentato l’unità di lavoro, uno staff di prim’ordine. Oltre ad Antonello Mattei, Alessandro Toti e tutti gli altri, siamo cresciuti con Marco Savrani che ha portato la sua esperienza decennale nei professionisti e mi sono molto piaciute le sue parole, disse che aveva trovato la stessa professionalità”.

Le bandiere dell’Ostia Mare.
“Dove tutto è cominciato per me e per Daniele. Siamo molto legati, anche se non abbiamo rapporti strettissimi. Siamo legati all’ambiente, al sito. Come posso ci vado volentieri, è pieno di ricordi miei e di Daniele. Anche di mia figlia Ludovica, lei ha fatto sport lì”.

Daniele da piccolo.
“Già tifava per la Roma. Aveva un idolo, era Rudi Voller con tanto di canzoncina. È bello rivederla”.

Con la moglie e la figlia.
“A metà percorso della mia vita, credo sia stata una scelta azzeccata. Al di là dei sentimenti, scegliere una compagna di vita al giorno d’oggi è sempre più difficile. Abbiamo condiviso un sacco di cose e ne condivideremo molte. Devo sottolineare anche la madre e la nonna. Ha fatto un sacrificio abbandonando il posto di lavoro per dare un supporto alla famiglia. Vorrei dire due parole anche su Ludovica, una ragazza fantastica”.

Un’esultanza di Daniele.
“Questa si commenta da sola. Vedo passione, trasporto, condivisione coi tifosi, forza, determinazione, coraggio. Lasciamo così le cose”.

Un abbraccio con Montella.
“E’ successo che era stata chiesta disponibilità prima a me per la panchina della prima squadra. Non ho pensato a me stesso, quanto ai problemi che potevo creare a Daniele. Non ho nessunissimo rammarico di aver declinato l’invito, automaticamente avrei creato problemi a Daniele, non sarei stato il primo a farlo giocare ovviamente, ma nei rapporti con i compagni. Sono nato e cresciuto con l’idea che il papà deve aiutare i figli, deve cercare di farli crescere sereni. Con quella scelta avrei fatto il contrario. Di Vincenzo sottolineo come si calò nella nuova veste, non ho mai visto tanta umiltà. In un certo momento siamo stati tre mesi insieme, mi piace sottolineare questa sua umiltà e voglia di imparare, che ha trasmesso ai suoi ragazzi e l’ha portato in poco tempo ai vertici”.

Lo Scudetto Primavera 2011.
“Una grandissima emozione, è la finale contro il Varese. Nel nostro programma c’era di ben figurare, ma era destino e ce l’eravamo meritato. Andammo in svantaggio in modo rocambolesco con un nostro rinvio del portiere, lì un po’ di apprensione ci venne in panchina. Ma era destino, all’ultimo secondo ci fu questo angolo in cui riuscimmo a pareggiare e andare ai supplementari, vincendo meritatamente”.

De Rossi con la Coppa.
“La felicità di un obiettivo non programmato. Non perché la squadra non fosse all’altezza, c’erano Florenzi, Viviani e gente veramente in gamba. Non per la qualità ma per la differenza di età. Un chilo o sei mesi in più fanno la differenza”.

Abbraccio con Bruno Conti.
“Fa sempre piacere. Sono venuto qui con lui, abbiamo sempre lavorato insieme per il bene della Roma”.

Il Viareggio perso nel 2012.
“Una prima frazione delle più negative. Il primo tempo mi diede fastidio. Nel secondo la squadra si è scrollata delle difficoltà di un campo non regolare. La nostra unica risorsa è il gioco, se dobbiamo cambiare mentalità facciamo fatica. Una grossa delusione, è l’unico trofeo che mi manca. Anche un’altra volta abbiamo perso la finale col Genoa, ma erano più grandi di noi. Chi conosce la categoria sa benissimo che l’aspetto fisico è determinante, non ci aggrappiamo a scuse. Storicamente non abbiamo mai giocato al limite d’età, è una scelta che ci ha portato a tantissimi risultati”.

La Coppa Italia all’Olimpico.
“La gioia più grande a livello di risultati. Le emozioni le vediamo con gli esordi dei ragazzi. Ricordo quella sera come fosse adesso, era appena due anni fa. Era marzo 2012. Vincere contro una squadra fortissima che ci aveva battuto appena un mese prima a Viareggio fu emozionante, c’erano 20mila persone festanti, emozionate come noi, che ci fecero un tifo sfrenato”.

I festeggiamenti.
“Sono molto contento di rivedere queste foto. Non che ci sia bisogno ma le rivedo volentieri, vedo Verre, Tallo, Nego, Viviani. Sono tutti ragazzi che stanno nel mio cuore. Voglio soffermarmi sulla Tevere stracolma, ricorderò sempre tutto di quella serata, in particolar modo il coro dei tifosi. Fu da brividi”.

La Supercoppa.
“Sono stati tre anni molto positivi, questa è la coda della Coppa Italia, vincemmo la Supercoppa a casa dell’Inter, non l’avevamo mai vinta. Vincemmo inaspettatamente, loro fecero giocare tutti gli effettivi, gente con presenze in Serie A. Ci superammo tutti, fu un’altra grandissima soddisfazione. Questi trofei rimangono”.

Il viaggio in Vietnam.
“E’ stata un’esperienza che abbiamo vissuto a gennaio, dobbiamo ringraziare la società. Siamo stati in Vietnam, c’era qualche dubbio e invece si è rivelata una delle esperienze più azzeccate da quando alleno, non solo per cultura sportiva ma anche per quello che abbiamo visto e subìto, quando abbiamo visto tutto quello che è successo nella guerra. 20mila persone per vedere la nostra partita, giocammo con la loro rappresentativa e ci hanno applaudito, è stata un’esperienza fantastica”.

Florenzi.
“Florenzino… questo è uno dei nostri prodotti del vivaio giallorosso. Ne ha tirati fuori tanti e tanti ne tirerà fuori. Lui ti fa legare di più, è molto umile, carino, semplice. È nato per giocare a calcio, con la palla. Ha vissuto quello che tanti coetanei non hanno vissuto, il cortile. L’esperienza l’ha fatta nel centro sportivo dove lavorava il padre, conosce tutti i rimbalzi, vive con la palla. Mi parlano di una duttilità tecnico-tattica, a Crotone ha fatto il terzino. Lo fa con naturalezza, conosce tutte le traiettorie, è vissuto con la palla. Posso dire che se c’era un’eventualità di dover sostituire il portiere lui poteva farlo, è fortissimo in porta, a pallavolo, coi racchettoni. Ha vissuto all’aria aperta”.

Pallotta e Sabatini.
“Da chi partiamo? Partiamo dal presidente. Non l’ho visto tantissime volte, ma ti dà un senso di sicurezza e di energia, è sempre pronto alla battuta, a mettersi in discussione, guarda sempre avanti sul presente. Mi sembra un uomo pieno di idee, una grande scoperta. Quando riuscirò a parlare un po’ inglese, sto prendendo lezioni, vorrei accoglierlo e mi sarebbe piaciuto farlo a Manchester. È venuto a salutarci alla fine del primo tempo, una visita graditissima e inaspettata, una forza della natura. Sono legatissimo al direttore, abbiamo un rapporto che dura nel tempo, nato naturalmente sui campi di calcio, quando lui era responsabile di altre squadre. Era nata questa stima reciproca, a Palermo mi disse che avremmo lavorato insieme. Posso dire freddamente, senza calcoli e sviolinate, che è uno dei più grandi conoscitori di calcio, forse il più grande. Sono contento di lavorare con lui”.

Massara e Garcia.
“Stessa cosa, un nostro dirigente di riferimento, parlare con lui è come farlo con Sabatini. Discreto ma di grande spessore, ha modi garbati, gentili ma fermi. Un grande punto di riferimento. A volte se non viene a vederci mi giro ed è sempre bello parlare con lui. Ci scambiamo opinioni su tutto, sapendo che è un punto di riferimento anche per il DS. Una gradita sorpresa. Del mister le capacità le conoscono tutti. Su di lui vorrrei soffermarmi sulle qualità umane e soprattutto sul rispetto che ti dà. È sempre pronto a dartelo in qualunque situazione. C’è un grandissimo rapporto e lo sento quelle poche volte che ci vediamo. Una grandissima scoperta come tecnico e persona”.

Il Sudafrica.
“Un’esperienza che mi mette i brividi. Quel che abbiamo vissuto è unico, rimango senza parole. È un momento commovente, loro non si piangono addosso, con poco fanno tanto. Hanno una dignità fuori da ogni comprensione. Sono un po’ senza parole, se vedete le strutture dove vivono, lo fanno con gioia e dignità. L’esperienza ha fatto benissimo ai ragazzi. Non vorrei aggiungere altro, sono immagini che vivo con commozione”.

La Youth League.
“Stiamo vivendo un’esperienza fantastica, mi ha colpito piacevolmente questa nuova avventura. A volte si attaccano gratuitamente i dirigenti del calcio e dell’UEFA per la mancanza di tecnologia o altri problemi. Questa è stata un’intuizione fantastica. Oltre che servire per muovere il movimento europeo, serve per far capire ai ragazzi a cosa potrebbero andare incontro. È tutto in miniatura, ma le emozioni di questa manifestazione non te la dà nessun’altra. Il riferimento resta il campionato italiano, ma è un’esperienza fantastica. Siamo dovuti andare a giocare a Rieti, che ringraziamo, ma vorremmo giocare a Trigoria e lo faremo col Bayern. Siamo riusciti a organizzare la partita lì. La manifestazione ti rimane dentro, non solo la gara ma tutto il contorno. La preparazione, il viaggiare e vedere cose che arricchiscono gli orizzonti per prepararli a palcoscenici più importanti”.