Ginulfi: "Le occasioni che la Roma crea si contano sulle dita di una mano, Stekelenburg è un gran portiere"

30.11.2011 11:52 di Gabriele Chiocchio   vedi letture
Fonte: Centro Suono Sport
Ginulfi: "Le occasioni che la Roma crea si contano sulle dita di una mano, Stekelenburg è un gran portiere"
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

Alberto Ginulfi, storico portiere della Roma che oggi compie 70 anni, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport nel corso della trasmissione Te La Do Io Tokio per parlare, tra le altre cose, anche della Roma attuale e del suo portiere, l’olandese Maarten Stekelenburg: “Io il primo portiere moderno? Meglio, ora sarei più moderno, tecnicamente ero abbastanza valido, prima non si poteva giocare con i piedi. Marchesi è una gran persona, questi giornalisti sono di un'altra categoria rispetto a quelli di oggi. Come festeggerò? A casa con tanti amici e parenti. Una festa classica. La Roma? È una religione ormai. Più ombre che luci questa Roma, non parlo dell’allenatore perché bisognerebbe valutarlo sul campo ma parlo di come è stata impostata la campagna acquisti. Hai visto solo la classifica dell’anno scorso, andava rinforzata di dietro, davanti hai fatto sempre gol. Ieri ho visto Vucinic in Napoli-Juve, è uno spettacolo, ha sbagliato qualche gol, ma solo chi gioca sbaglia. Quando li cambiamo i quattro esterni sennò quel gioco non lo puoi fare, andiamo sempre ad imbuto, sperando in uno-due di Pjanic o che Totti si rimetta presto. Le occasioni della Roma le puoi contare su una mano. Devi andare su due esterni forti che arrivino sul fondo. Stekelenburg? Ho visto tutto il Mondiale, ha fatto un gran Mondiale, qualcosa non ha fatto bene finora. E’ uno dei più forti ma deve essere anche aiutato dalla difesa, mica può fare tutto solo il portiere. Com’era Capello da ragazzino? Si disinteressava di tutto, veniva dalla Spal, quando giocava era un buon centrocampista, anche furbo, 3-4 gol li faceva su punizione, metteva palla a terra e tirava subito. Se ho qualche maglietta? Ho quella di Pelè che mi ha regalato e quella di Maradona che mi ha regalato ai Mondiali del 90. Noi ne avevamo una sola mica come in questi anni. Giorgio Rossi? Lui faceva il pompiere, arrivò nel 1957 io nel 1958, è una sagoma, ci incontriamo sempre. Io un “sempre presente”? Allora si giocavano 30 partite all'anno, per arrivare a una certa cifra troppi campionati dovevi fare. Giocare mercoledì e domenica mica era come adesso, noi eravamo una rosa di soli 18 giocatori. L’episodio tra Osvaldo e Lamela? Può succedere, a parole si con le mani no. Non è la fine del mondo, succede dappertutto”.