Ghilardi a VG: “È la Roma dei giovani? Sì, ma anche già formati". VIDEO!
In un’intervista rilasciata in esclusiva ai microfoni di Vocegiallorossa.it, Daniele Ghilardi ha parlato di come i giovani vengono giudicati in Italia e in Europa. Ecco le sue parole.
Fa parte di una Roma giovanissima: siete addirittura in cinque nati nel 2003. Cosa pensa di questo progetto?
«Sì, è vero che siamo giovani, però alla fine noi del 2003 abbiamo 23 anni e diversi di noi hanno ormai alcuni anni di prima squadra alle spalle. Quindi siamo giovani, ma diciamo abbastanza formati. Sicuramente abbiamo ancora molto da imparare, però non siamo proprio alle prime armi. È una cosa molto importante ed è bello anche condividere lo spogliatoio con tante persone della propria età o comunque vicine: è più facile fare gruppo. Però siamo un grande gruppo in generale, grandi e piccoli. Ci troviamo molto bene e penso che poi si veda anche in campo, quando giochiamo, che non molliamo mai».
È d’accordo con la mentalità italiana, che considera un ventitreenne ancora un giovane da formare, oppure si sente più vicino a quella europea, secondo la quale a 23 anni si è già un giocatore pronto? Lei come si sente?
«No, sicuramente a 23 anni non sei un giocatore fatto e finito, però non sei neanche alle prime armi. Come ho detto, ho cinque anni di prima squadra alle spalle: un anno in Serie C, uno in Serie B e questo è il terzo in Serie A. Sicuramente non sono fatto e finito, però penso anche di non essere più alle prime armi. Forse in Italia, a 23 anni, si viene considerati ancora giovani. Probabilmente nel panorama europeo non è così».
Secondo lei, in generale, in Italia si dà meno fiducia ai giovani rispetto all’estero? Potrebbe essere anche per questo che molti stanno andando fuori, come per esempio Palestra? Cosa ne pensa?
«Probabilmente sì, all'estero si riesce a dare più fiducia ai giovani, ma penso che lo dicano i dati, non serve che lo dica io. Per quanto riguarda gli italiani che vanno all'estero, non lo so. Probabilmente sono solo scelte di calcio. Sinceramente non ho una spiegazione, però sono scelte che fanno loro e non sono discutibili: ognuno, ovviamente, fa quello che vuole».
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