Delvecchio: "Il derby della Capitale è 10 volte più sentito rispetto a quello di Milano. I tanti gol contro la Lazio? Riuscivo sempre a dare il meglio di me. Oggi seguo sempre la Roma". VIDEO!

03.04.2024 22:30 di Andrea Gonini Twitter:    vedi letture
Delvecchio: "Il derby della Capitale è 10 volte più sentito rispetto a quello di Milano. I tanti gol contro la Lazio? Riuscivo sempre a dare il meglio di me. Oggi seguo sempre la Roma". VIDEO!

La Roma, nella giornata di ieri, ha ufficializzato la maglia che verrà indossata al derby di sabato 6 aprile. La squadra giallorossa scenderà così in campo con la nuova maglia abbinandola a pantaloncini bianchi e calzettoni neri, rievocando i kit utilizzati a cavallo tra gli Anni 90 e 2000. Questo legame con il passato è raccontato nella campagna di lancio da Marco Delvecchio, campione d'Italia con i giallorossi al termine della stagione 2000-01. L'ex giallorosso ha rilasciato una lunga intervista all'AS Roma Podcast: 

Come stai?
«Bene bene, grazie».

Sei elegantissimo con questa nuova maglietta
«Con questa posso andare dappertutto, porte aperte».

Il backstage della nuova maglietta?
«Mi sono trovato benissimo, quando c’è la compagnia giusto ci si sente a proprio agio e ci si diverte».

Che sensazione fa metterti questa maglia?
«Da una parte una bella sensazione ma dall’altra anche brutta, perché so che non potrò più giocare a causa dell’età. La maglia della Roma mi ricorda sempre grandi momenti ed emozioni».

Che effetto ti fa tornare a Trigoria? Da quanto non tornavi?
«Sono tornato tre settimane fa dopo 10-15 anni. Qui è cambiato tutto, comprese le strade, non sapevo più dove girare per venire. Alla fine ho trovato la strada e anche qui dentro Trigoria non mi ricordavo perché è cambiato tutto, in meglio».

Che legami hai con la Roma?
«Il calcio non lo seguo tantissimo ora, però la Roma sempre. Se devo uscire il sabato o la domenica esco, ma se c’è la Roma no. Stessa cosa giovedì, speriamo il prossimo anno di mercoledì o martedì».

Il derby di Roma e quello di Milano?
«Non c’è paragone. Il derby di Milano lo senti quando arrivi allo stadio la domenica, ma il derby di Roma lo inizi già a vivere un mese prima del derby. Un’altra storia, altre tifoserie, altri sfottò, altri colori: è un derby sentito 10 volte di più rispetto a quello di Milano».

Hai segnato 9 gol ai derby contro la Lazio, ti trasformavi.
«Bisogna avere anche un po’ di fortuna e io avevo la fortuna e la bravura nel segnare sempre nel derby. La sentivo come partita, era importante e tutti ci tenevano. Riuscivo a dare il meglio di me».

C’è stato un derby in cui è scattato qualcosa in te?
«Il primo gol che ho fatto nel derby ho detto "Ok, ho fatto gol al derby". Poi c’è stata una doppietta e un’altra doppietta. Da lì ho capito che il derby era cosa mia, gli altri gol sono venuti di conseguenza».

C’è un derby a cui sei più legato?
«Quello che ricordo con più emozione è il primo (1998-1999). Abbiamo vinto dopo diversi derby persi. In quello prima avevamo pareggiato da 3-3 a 3-1 per loro, era praticamente un altro derby perso. Il primo derby 1998-99 è stato il crocevia che ci ha fatto vincere tanti derby dopo».

Come vivevi i giorni che precedevano il derby nel passato?
«In queste partite non c’è bisogno di stimoli, ti caricano a prescindere. Io non vedevo l’ora che arrivasse il derby e mi dicevo sempre “pensa se faccio gol un’altra volta”. Volevo prendermi la scena e non vedevo l’ora».

Ti vai rivedere ogni tanto i tuoi gol nel derby?
«Quando c’è il derby di solito fanno vedere i derby passati e quindi li vedo da lì. Però non sono uno a cui piace vedere i gol, mi fa piacere però non ci vado spesso. Ogni tanto esce qualche filmato dei miei gol e li vedo sempre».

Ora devi scegliere i 5 gol più belli che hai fatto nei derby:

(Il gol nel derby di andata nella stagione 1998-99): «Sembra un gol facile, però ero sicuro che prendesse la palla Marchegiani. La palla stava sfilando via e non avevo il tempo di prenderla con il destro e quindi mi sono buttato di esterno sinistro, con il rischio che la palla potesse scappare via».

Anche un grande assist. 
«Grande pallone tagliato dietro la difesa, come andrebbero sempre messi. I palloni vanno messi così, dietro la difesa, anche rasoterra. Se il difensore interviene rischia di fare autogol o mette l’attaccante nelle facili condizioni di segnare».

Dove lo metti questo gol?
«Al quinto posto».

(Il gol nel derby di ritorno nella stagione 1998-99): «Questo gol ogni volta che lo rivedo mi dico sempre “sarebbe stato più bello fare il gancio qui a Nesta (mentre il difensore della Lazio scivola nel tentativo di intercettare il pallone, ndr). Questo lo metto al terzo posto».

(Il gol nel derby di andata nella stagione 1999-2000): «Questo facile di piattone sul primo palo, non puoi sbagliare qui. Quando sento le telecronache e dicono "grande palla in profondità": questa è una palla semplice per uno di Serie A. Nulla da togliere al passaggio di Zanetti ovviamente, dicevo in generale. Questo lo metto al quarto posto».

In quel derby stavate 4-0 dopo il primo tempo. Cosa vi dite al termine dei 45'?
«Finito il primo tempo stavamo rientrando e qualcuno si abbracciava come dire che stavamo andando alla grande. Capello da dietro diceva: "Non è finita 4-0". Dovevamo svenire per perdere. Per far capire quanto Capello era sempre sul pezzo».

(Il gol nel derby della stagione dello Scudetto): «Non se sia il più bello, ma quello che è rimasto più nella storia anche per le immagini di Nesta. Mi diceva sempre un po' di fortuna nel fare gol. Questo lo metto al secondo posto».

Ci stava qualcuno che diceva che quello fosse fallo di mano.
«No, i laziali dopo la partita. Era spalla piena».

(Il gol nel derby della stagione 2000-2001, il gol di Delvecchio al volo di prima intenzione): «L'ho lasciato al primo posto questo gol perché era l'anno dello scudetto e per il grado di difficoltà elevato. Questa palla che arriva da Zanetti non posso stopparla e poi ho la fortuna che va proprio nell'angolino».

Il laziale che ti soffriva di più era Nesta.
«Sì, Nesta».

C'era un calciatore della Lazio che soffrivi di più?
«Soffrivo tantissimo Gottardi. Come caratteristiche era diverso da me. Nesta aveva un passo lungo ed era alto come me e mi trovavo a mio agio. Gottardi era velocissimo, quando me lo mettevano addosso avevo difficoltà. Io in progressione andavo più forte di lui, ma nei primi passi lui era molto reattivo».

Come si approccia un derby?
«Se resti freddo è meglio. Bisogna avere quell'approccio positivo ma non troppo intenso. Lo affrontavo in modo "come va va", non me ne facevo una ragione di vita. Non ci pensavo troppo, sennò se ci pensi troppo ti levi tante energie. Cercavo di avvicinarmi come se fosse una partita qualsiasi, però poi quando ero in campo cercavo di dare il massimo come sempre. Il segreto è cercare di viverlo un po' spensierati per dare il meglio».

La tua esultanza con le orecchie? Era nata per delle polemiche.
«Sono equivoci che possono crearsi tra le parti. Una volta che c'è stato il chiarimento a Trigoria abbiamo capito che non aveva senso farsi la guerra e l'obiettivo era di fare il meglio per la Roma. Poi si è risolto tutto e ho spiegato che le orecchie erano per sentire i tifosi dopo i gol, è stato un gesto che poi hanno apprezzato».

Che consiglio daresti a De Rossi per il derby?
«De Rossi è un ragazzo nato a Roma e cresciuto qui, lo viveva con tanta attenzione come anche Totti. Ci pensavano anche troppo e magari non riuscivano ad esprimersi nel migliore dei modi. Lele è cresciuto tantissimo, è maturato e saprà come affrontare il derby nel migliore dei modi e sono sicuro che lo farà benissimo».

Come si sta comportando da allenatore della Roma?
«Benissimo, i risultati parlano. Ha avuto un approccio che non mi aspettavo: quando torni in un ambiente dove sei stato per tanti anni e rivedi gente che ha giocato con te non è facile rapportarsi nel modo giusto. Lui ha trovato quell'equilibrio che sta permettendo di fare bene, complimenti a Daniele perché sta facendo un ottimo lavoro».

Il calcio è cambiato tanto nel corso degli anni. Tu percepisci questo cambiamento oggi?
«Non lo percepisco tanto, percepivo più la differenza tra il nostro e quello degli anni '80. Tra il nostro e questo non vedo tanta differenza. Certo, magari si saranno evoluti anche nel modo di allenarsi, ma se metti giocatori della mia epoca con squadre attuali si troverebbero lo stesso bene».

Schieresti o giochisti, come ti schieri in questa discussione?
«Il talento individuale fa sempre la differenza in un'organizzazione, se una squadra non organizzata  anche con il talento individuale puoi perdere. Per quanto riguarda le terminologie, io sono più vecchia maniera. Ho sentito la parola braccetto, ma quale braccetto sinistro? Non mi piacciono queste terminologie, sono più vecchie maniere».

Dove ti vedresti in campo nel calcio di oggi, dove saresti schierato?
«All'epoca mi sono defilato sulla sinistra per richiesta di Capello. Avevamo Batistuta e Totti davanti con anche Montella. Sapevo di giocare sempre in quel ruolo e mi sono spostato volentieri lì. Se dovessi rifare la carriera giocherei da centravanti. Gli anni che ho fatto lì mi sono comportato bene».

Hai osservato qualche calciatore in cui ti rivedevi in questi anni?
«I giocatori sono tutti diversi. Non riesco a vedere un giocatore uguale a un altro, si può avere qualche movenza ma tutti i giocatori sono diversi».

Tu alla fine della carriera ti sei scoperto ballerino, è sempre stato così o è scoppiato così?
«Da giovane sono sempre stato quello che ballava e si divertiva negli spogliatoio. La musica ti carica, ho sempre ballato a casa. Poi è capitata questa occasione e ho fatto questo programma».

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