Spalletti vuole tutto e subito

04.02.2016 21:00 di Gabriele Chiocchio Twitter:    vedi letture
Spalletti vuole tutto e subito

Possono appena due vittorie far riaccendere l’entusiasmo? Pare proprio di sì: con i sei punti incamerati nel giro di quattro giorni la Roma sta tenendo in piedi un’annata che giocoforza sarà negativa visti gli obiettivi di inizio stagione, ma che rischia di diventare sportivamente drammatica qualora i giallorossi non riuscissero a riacciuffare la terza piazza, valida per giocarsi poi un consistente assegno nel playoff di Champione League di agosto.

TUTTO E SUBITO - E lo sta facendo anche nel modo meno congeniale a una necessità immediata di classifica. Si sarebbe potuto cominciare da zero, con un modulo convenzionale, i giocatori messi banalmente “al loro posto” e rimotivati in maniera sufficiente per battere avversari che, fatta salva la Juventus, non sembrano insormontabili almeno per la prima parte del girone di ritorno. Invece, Spalletti ha scelto la strada più difficile e il primo tempo della partita del Mapei Stadium ha dimostrato come questa strada sia evidentemente praticabile: il modulo con la difesa “a tre e mezzo” è stato già ampiamente digerito dai giocatori, che hanno disputato quarantacinque minuti come mai prima in stagione, con una sicurezza tecnica che si è tramutata anche in freschezza mentale sfruttata poi nel secondo tempo. La vera sorpresa è dunque la rapidità con cui la squadra sta compiendo questa trasformazione, assolutamente inaspettata e molto, molto poco ipotizzabile fino solo a qualche settimana fa.

POCA BENZINA - La ripresa ha però messo a nudo i limiti atletici di gran parte della rosa in questo momento a disposizione dell’allenatore, che sta rivivendo a grandi linee quanto accadeva già nel suo primo ciclo in giallorosso, quando una rosa già non di primissimo livello in quanto ad alternative veniva periodicamente ridotta all’osso dalle assenze, talvolta in modo fatale. Contro il Sassuolo, oltre ad aver visto alzare bandiera bianca a Daniele De Rossi e Miralem Pjanic, Spalletti ha dovuto concludere la partita con un Maicon da gestire, un Gyömber e un Emerson Palmieri quasi mai impiegati prima, un Keita alla seconda gara in tre giorni e un El Shaarawy che forse non poteva finire neanche la prima partita con il Frosinone. Il paradosso, ed elemento forse ancor più preoccupante, è che il più pimpante è sembrato Diego Perotti, messo in campo dall’inizio nonostante una gara giocata con un’altra squadra appena una cinquantina d’ore prima e un solo allenamento nelle gambe. Ci si è sempre chiesti come sarebbero andate a finire certe stagioni con una rosa più lunga e Spalletti non vede l’ora di poter scrivere il suo foglietto inserendo nomi per scelta e non per necessità.

IL SECONDO LIVELLO - Ci si è anche chiesti cosa avrebbe potuto fare il tecnico di Certaldo con un vero centravanti a disposizione. Tra Verona, Juventus e Frosinone la risposta non è stata confortante e l’assetto con il falso nueve sfoggiato in Emilia è andato decisamente meglio, ma questo non significa che Edin Dzeko sia stato accantonato. Tutt’altro: con una base tattica già così definita, seppur da migliorare, il centravanti bosniaco potrebbe rappresentare quell’ulteriore passo, quel secondo livello che Spalletti non ha mai potuto esplorare nella Capitale. Fioretto e sciabola insieme, una possibilità agognata per tanto tempo e che ora ha un’altra chance di diventare realtà.