Simboli

18.01.2019 20:20 di  Gabriele Chiocchio  Twitter:    vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Simboli
Vocegiallorossa.it

Quando, all'inizio della scorsa estate, Monchi metteva a segno la sua lunga serie di colpi in entrata, al conto si aggiungevano (anche su queste pagine) due ulteriori elementi che nella scorsa stagione, di fatto, avevano dato apporto zero alla causa, vale a dire Rick Karsdorp e Patrik Schick. La speranza che i due potessero essere un fattore è però rimasta tale quasi del tutto: l'olandese ha continuato a rimanere vittima dei suoi problemi fisici e il ceco - che pure in precampionato aveva brillato - ha cominciato a emergere solo al tramonto del girone d'andata ed è tutt'altro che sicuro che possa essere diventato un elemento di piena affidabilità. Per motivi diversi, non è chiaramente loro la fetta più grande delle responsabilità del deludente rendimento della Roma nella prima metà della stagione, ma entrambi possono essere considerati un simbolo.

La questione è: di cosa? Da una parte si può pensare a loro come la rappresentazione pratica di quanto poco hanno reso - in rapporto agli investimenti fatti - gli acquisti delle ultime tre sessioni di mercato, dall'altra, visto che di attenuanti ce ne sono, si può ragionare sul fatto che questi acquisti non hanno ancora reso quanto dovrebbero ed è per questo che la Roma, oggi, si trova lontana due punti dall'obiettivo stagionale, e che un miglioramento di questi elementi sia la chiave per colmare questo gap. Anche perché - sottolineata ancora una volta la necessità di aumentare le rotazioni in mezzo al campo - ogni giorno che passa cresce la sensazione che dal mercato - quello in corso - non potrà arrivare chissà che cosa e che la via meno complicata per ampliare le possibilità di scelta e le chance di centrarlo, l'obiettivo, risieda nel valorizzare quel che già si ha. Schick e Karsdorp sono quelli col margine più ampio, ma non sono ovviamente i soli: vecchi e nuovi, anziani e giovani, tutti devono alzare il proprio livello, sia perché hanno già dimostrato o perché vogliono di saperlo fare. Trasformandosi, magari, nel simbolo di una rinascita di squadra.