Ag. Rugani: "La Juventus non ha mai intavolato trattative". AUDIO!

03.09.2020 18:57 di Alessandro Pau Twitter:    vedi letture
Ag. Rugani: "La Juventus non ha mai intavolato trattative". AUDIO!
Vocegiallorossa.it
© foto di Image Sport

Davide Torchia, agente tra gli altri anche del difensore juventino Daniele Rugani, è intervenuto in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "La Juventus non ha mai né offerto né aperto trattative per il calciatore Daniele Rugani. Ognuno interpreti come vuole, ma è la realtà: non c'è stata e non c'è nessuna trattativa, nemmeno ci è stata proposta alcuna squadra".

Com'è Arthur?
"Un bel giocatore, ottimo tecnicamente: bravo e potente fisicamente anche se non è troppo alto. Un brasiliano forte, e buon acquisto per la Juventus. Senza nulla togliere a chi ha fatto lo scambio, perché Pjanic è un calciatore fantastico, si vede subito di che livello sia".

Che dire della scelta della Juventus di affidare la panchina a Pirlo?
"Sull'esonero di Sarri dico che, quando viene mandato via un allenatore, un po' si è sempre sorpresi. Com'ero stato per Allegri, anche se nel calcio sono cose che succedono. Le valutazioni le fa il club, sono molto presenti e hanno deciso che il futuro non poteva essere migliore del presente con Sarri, preferendo interrompere il rapporto. Sappiamo tutti che Pirlo è alla prima esperienza: è uomo di grandissima personalità, e se non avesse avuto una testa rapida, capace di individuare i punti su cui intervenire, non sarebbe mai diventato un campione. Vero che non ha mai avuto esperienze, ma consideriamo che la Juventus ha una dirigenza, partendo dal presidente, che è presente in ogni dinamica societaria dalla mattina alla sera. Pirlo inizia in un ambiente che conosce bene, nelle persone proprio, negli uomini, e questo gli darà tranquillità, sicurezza, un confronto che può farlo crescere e portare al bene della Juventus. Se dovessi scegliere una situazione per prendere una decisione del genere, questa è la migliore".

Torregrossa, invece, che futuro avrà?
"Non lo seguo più da qualche mese, posso dire solamente che ha fatto un'ottima stagione e può ambire ad un posto in Serie A. Dall'altra parte c'è però Cellino che prima di privarsene, dato che la società non ha bisogno disperato di denaro, credo faccia le sue opportune valutazioni. Conoscendo la sua bravura, non è facile portarlo via a poco".

La partenza di Romero deve farci pensare ad una conferma di Rugani?
"Non mi permetto di entrare nel merito della bravura dei singoli calciatori, ma facendo un calcolo numerico, con un giocatore attualmente infortunato e alcuni che rientrano da altrettanti stop, fossi nell'eventuale forse dovrei pensare anche ad un'eventuale alternativa. A livello numerico e di qualità, e per averli, dato che ci sono situazioni in via di recupero, non penserei a dare via due o tre difensori, a meno di non avere altre situazioni in entrata. Mi sembra una cosa lampante".

Rugani non è in Nazionale, fa parte di un compromesso da fare per rimanere nella Juventus?
"C'era però andato già molto tempo prima rispetto ad alcuni dei convocati attuali. Bisogna guardare numeri e percentuali, in una rosa da 26-27 giocatori, quelli che effettuano il 60% e più delle partite erano appena sei o sette, non diciotto. Quest'anno è stato atipico, perché guardando i centrali si vede che è terzo su cinque per presenze, visto che ha fatto una dozzina di partita, considerando anche gli infortuni di Chiellini e Demiral. Due calciatore, Bonucci e De Ligt, le hanno giocate tutte o quasi. Le partite rimanenti sono state suddivise tra gli altri difensori. Se vuoi stare in un club come la Juventus, che arriva in fondo per ogni obiettivi, è normale che la concorrenza sia alta: è la stessa che trovi al Liverpool, al City o alla United. Anzi, in questa Juventus tra i centrali è più difficile giocare che nel Barcellona... Anche solo guardando a livello numerico. La Juventus infatti per inserire qualcuno di nuovo deve andare a spendere tanti soldi, ed è normale che sia così. Penso che anche in futuro si vada verso tanti giocatori che giocano meno, dato che si va sempre più veloci. Pochissimi saranno i giocatori che riusciranno a fare cinquanta, cinquantacinque partite in una stagione su sessanta. O sei come Bonucci, che ha anche il vantaggio di saper sempre stare bene fisicamente, o è difficile".

Sorpreso da Tonali al Milan?
"Da appassionato esterno, conoscitore di calcio da 40 anni, dico che mi fa piacere. Non conosco il ragazzo ma da quello che so oltre alle doti tecniche è assennato, ha buon carattere: entrare in un club in ricostruzione come il Milan, che comunque ti fa sentire su un palcoscenico molto importante, per me è una scelta ottima. Fermo restando che se ti prendono Juventus, Inter o Real Madrid ci vai, ma non credo sia una scelta di ripiego. Anche perché nei grandissimi club va trovato il buco, visto che hanno già giocatori top. Un cambio da Brescia a una squadra top, poi, ti porta su un calcio molto diverso".

L'emergenza economica avrà impatto in Serie A? I club ne sono consapevoli?
"Già è arrivato il danno, anche se ancora non lo vediamo nell'immediato. Non voglio sgonfiare i sogni dei tifosi, ma bisogna mettersi in testa che è arrivato per i super ricchi, perciò anche a chi è normale. Chi ha il salvagente più grosso sente meno l'onda, ma c'è. I club ne sono molto coscienti, più di quanto si crede. Già a gennaio ci sono state operazioni importanti economicamente che ora sembrano scogli da sormontare. Il Napoli ha speso tanti soldi per un acquisto (Osimhen, ndr) ma sappiamo che ci sono dilazioni e tutto il resto. Si fanno conti su incassi da 90 milioni, e ne arrivano 18... Era già difficile prima. Se c'è qualcuno che fa il passo più grande, sappiamo che sta facendo un azzardo. Ricordatevi che se hai la Ferrari, devi pagare tanto sia per il bollo che per le assicurazioni che soprattutto per la benzina. Chi sta regolando bene i conti farà meglio, ma non vedo le vagonate di milioni per i vari Chiesa e Koulibaly. Loro sono gli stessi calciatori del lockdown, ma non hanno le stesse valutazioni per forza. O le società capiscono questo, oppure magari investono per riuscire a tenerli".