Como, Fabregas: "L'episodio con Gasperini? Io sono sempre andato a salutare un collega..."

Como, Fabregas: "L'episodio con Gasperini? Io sono sempre andato a salutare un collega..."Vocegiallorossa.it
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Oggi alle 21:22Avversario
di Benedetta Uccheddu

Fabregas ha rilasciato alcune dichiarazioni al termine del match contro la Roma. Queste le sue parole: 

Fabregas a Sky

Avete messo tanta qualità.
“Quando costruisci una squadra prepari un'idea. Ci sono tante partite dentro una partita, una partita può cambiare in cinque minuti, come è successo con noi oggi con il rigore, dopo deve cambiare un po' di più. E ovviamente avere più alternative, che non avevamo avuto durante tutta la stagione, è importante ritrovarle nel momento importante, no? Però, ripeto, sono contento della voglia, della prestazione, della mentalità della squadra. Siamo molto felici. Oggi abbiamo toccato il rigore, no? Ma continuare a giocare come ha fatto la squadra è stato un ragionamento importante, non era il risultato meritato per niente, però abbiamo sbagliato. Se continuiamo ad andare avanti non dobbiamo perdere la nostra identità, quello che ti ha portato qua, e giocare in una certa maniera. Dobbiamo alzare il livello in questa maniera là. Lo abbiamo fatto e sono molto contento”.

Cosa è successo con Gasperini nel finale?
“Io non so, magari è una cosa normale. Io, che sia quando perdo, quando vengo espulso, quando sono arrabbiato o contento, penso che in due anni non sia mai successo che io non andassi a dare la mano. Mi sembra una cosa sportiva, che ho visto per tutta la mia vita, per come sono cresciuto io.
So che si possa sbagliare e qualche volta non si può condividere tutto, però quando finisce la partita si va a dare la mano all’avversario, anche se ti ha massacrato, se ti ha vinto, se ti ha battuto magari per una cosa in cui tu pensi che l’arbitro abbia sbagliato. Non lo so, però penso che sia una questione di rispetto.
Quando è andato via, ok, mi ha intristito un po’. Però poi ho pensato che non fosse niente. Io sono andato di là perché pensavo che lui andasse verso il tunnel. L’altra cosa non l’ho vista, però posso parlare solo del mio episodio: io sono andato solo a salutare. Quando ho visto che andava via da quella parte, è andato via di là. Non so cosa sia successo dopo”.

Partita bella, ormai siete lì per il quarto posto…
“Me la sono gustata, perché è stata una partita bella. Io sinceramente l’ho detto: si potrebbe dire che la vittoria è epica, ma è costata tanto. È stata una partita molto intensa con questa squadra. Però questo ha fatto sì che andassimo sempre a ricercare il gioco dal primo minuto e penso che questo dia grande merito alla squadra.
Quando costruiamo una squadra cerchiamo di portare questo tipo di caratteristiche nei giocatori: gente con identità, con carattere, studiando bene i finali dei giocatori, che tipo di calciatori sono e quali caratteristiche hanno. Quindi saper sopportare il risultato e il gioco in una certa maniera, penso che sia una questione di solidità e di coraggio, di fiducia.
Ovviamente tutto questo bisogna allenarlo, non in una settimana o in due, ma durante un periodo lungo, perché poi diventa molto più fluido e naturale, non è più qualcosa di forzato. E partite così ricche possono cambiare il piano gara in cinque o dieci minuti.
Io semplicemente sono stato preso dalle emozioni della partita e da tutto il rumore dello stadio, e magari non era il momento di reagire in una certa maniera. Però questa è la caratteristica della fiducia: io invito la squadra a continuare a giocare così, perché siamo molto giovani e c’è ancora tanto da imparare.
Soprattutto dopo questa vittoria bisogna mantenere naturalezza, umiltà, i piedi per terra e continuare a lavorare. Mancano nove partite, sono tante, più la coppa. Andiamo piano piano”.

Fabregas a DAZN

È stata una partita molto intensa. Si può definire una gara da Champions League? E ha salutato Gasperini a fine partita?
«Inizio dal calcio, che è la cosa più importante. Partita di Champions sicuramente no, perché noi non siamo in Champions e quindi non è una partita di Champions. Però il ritmo è stato alto. Quando giochi contro una squadra di Gasperini sono sempre partite di battaglia: puoi arrivare quattro o cinque volte davanti al portiere e, se sei in giornata, come è successo a noi, magari non sfrutti tutte le occasioni. Oppure loro possono metterti in difficoltà se non sei sveglio e non prepari bene la giocata. Sono contento della reazione della squadra anche dopo il gol subito, perché non era facile continuare con il nostro piano e con il nostro gioco. Non era un risultato da 0-1 all’intervallo, l’ho fatto capire subito ai ragazzi. Abbiamo fatto un paio di aggiustamenti e poi abbiamo continuato a giocare bene, anche in modo diverso».

Sulla mancata stretta di mano con Gasperini?
«Non lo so. È vero che vengo da un altro paese e devo abituarmi di più. Io sono abituato che quando c’è la battaglia, per 90 o 100 minuti vale tutto, però prima e dopo deve esserci rispetto. Bisogna dare la mano all’avversario, è la cosa più sportiva. Lo dico anche perché io stesso ho fatto cose, anche recentemente, delle quali non sono orgoglioso. Però penso che noi allenatori dobbiamo dare l’esempio: il rispetto è quello che vedono i ragazzi e quello che vede la gente. Se non sei contento per un risultato o per una decisione arbitrale, dobbiamo comunque essere migliori nel mostrare rispetto».

Nel primo tempo avete preparato una soluzione particolare con Ramon molto alto. Come è nata questa idea?
«Da quando sono in Italia, studiando il calcio italiano e le squadre che giocano molto uomo contro uomo, sono cresciuto tantissimo come allenatore. Ho cercato soluzioni per aiutare i miei ragazzi contro chi ti marca a uomo e non lascia giocare. Se sei una squadra che vuole costruire dal basso devi trovare delle soluzioni. Oggi abbiamo trovato questa: sapevamo che El Shaarawy sarebbe andato su Jacopo e che Hermoso saltava sull’uomo, quindi abbiamo abbassato Caqueret e portato Ramon alto al momento giusto. Così abbiamo iniziato a vincere i secondi palloni e i duelli e a giocare più alto nel campo».

Nel secondo tempo avete cambiato qualcosa inserendo Diao.
«Sì, abbiamo attaccato molto di più la profondità con Diao. Devo ricordare che non lo avevamo da undici mesi e si vede quanto siamo più forti con lui e con Tasos, che ha capito molto bene come attaccare la spalla quando i braccetti uscivano su Mancini. Oggi è andata bene, un altro giorno magari no. Tutti gli allenatori hanno un piano gara, ma alla fine i protagonisti sono sempre i giocatori».

Sembra che gli allenatori più esperti del campionato non la amino molto…
«Non lo so. Non voglio dirlo perché non mi sembra neanche rispettoso. Io posso solo dire che quando abbiamo perso  con l’Inter o con la Lazio ero arrabbiato tantissimo, ma sono comunque andato a dare la mano all’avversario. È la cosa più rispettosa e sportiva da fare. Oggi la cosa più importante è che il Como ha giocato una grande partita e ha vinto. Spero che si parli al 99% di questo e solo all’1% del resto».

Fabregas in conferenza stampa

Come ha visto la squadra?
"Ho visto una squadra che in un modo o nell'altro abbiamo sempre trovato le giocate, ho visto una squadra consapevole e preparata. Anche dopo il rigore è facile perdere la testa, invece aveva tantissima fame. Questo è il grande merito di oggi. Continuità, mentalità, il percorso che cerchiamo qui a Como. Però umiltà e tranquillità, c'è la partita di domenica".

Identità e coraggio oggi.
"Alla fine è la cosa più importante. I ragazzi hanno tanta responsabilità a livello di gioco, soprattutto oggi dopo lo 0-1 possiamo dire che abbiamo sbagliato in un piccolo passaggio, bravi loro invece in pressione, ma sono stati bravi i ragazzi. Gliel'ho detto a metà primo tempo, dovevamo continuare con 2-3 cambi e dovevamo continuare a spingere".

Gasperini ha insistito sull'episodio dell'espulsione.
"Se non ha voluto fare polemica lui, non la farò io. Per me le caratteristiche dei giocatori hanno fatto la differenza nel secondo tempo, la partita".

Quello che ha impressionato oggi è come i cambi abbiano cambiato la partita. Quello che ha fatto la differenza oggi sono stati i duelli vinti e le intuizioni sul gioco in profondità? E Da Cunha ha fatto una partita totale…
"Non è una novità che Da Cunha faccia una grande partita oggi. Giocatore fondamentale per noi, da un anno solo gioca lì a 24 anni, ha una crescita importantissima. Non mi sorprende per niente. Ma lui sa che deve continuare a migliorare, c'è un margine di crescita importante per lui. È un capitano, ha una grandissima voglia, fame e rispetto per quello che fa. Poi la gente che non ha fame non può essere qui con noi. Lui dice a tutti quello che siamo noi. Poi sì, ci sono episodi che ti possono influenzare, ci sono certi casi che si studiano però ed è da gestire. Siamo giovani ma stiamo crescendo e stiamo maturando".

L'anno prossimo si vede da un'altra parte? Anche con la Champions League?
"Ti risponderò. Non parliamo di Champions League qui, siamo molto umili e stiamo crescendo, abbiamo una determinata filosofia, siamo molto giovani e non è qualcosa per oggi. Non oggi. Quando arriverà, se arriverà, sarà una cosa alla quale dare il benvenuto. Per me da allenatore mi dà orgoglio, non so cosa farà in futuro, tra uno o 20 anni, ma sono orgoglioso di questo gruppo oggi perché è molto importante per me".